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LO SCHIFO E IL RIBREZZO

Riceviamo e onorati pubblichiamo un pezzo dell'ottimo Giorgio Bocca, lucido e obiettivo osservatore dei mali della società contemporanea, scritto in esclusiva per noi luridi cialtroni di Voci di popolo

LO SCHIFO E IL RIBREZZO
Di Giorgio Bocca

Viviamo in tempi che non capisco, e se non li capisco io, cosa volete capirne voi che vivete nella bambagia e che non avete nemmeno fatto la Resistenza sulle montagne, sdraiati con il calcio del fucile che ti scava la spalla e un vento gelido che ti attanaglia le palle, stringendole in una morsa infame.

Prendiamo il mondo del lavoro. Oggi a un giovane che vuol farsi una famiglia gli viene detto: spiacenti, il lavoro ci sarebbe ma dobbiamo pensare prima alle famiglie gay e poi a voi normali, in nome di un concetto di corretezza politica che oggi va per la maggiore in questa società oramai completamente impazzita e marcita fino al midollo, un mondo alla rovescia in cui chi vuol lavorare è penalizzato e chi invece vive alle spalle di mamma e papà fino a 65 anni, prende anche la pensione, dopo aver naturalmente ammazzato entrambi i genitori per poi andare bellamente a ballare in discoteca.

Viviamo in una società capitalistica avanzata, si dice, ma il nostro capitalismo è fatto di mille luci solo apparentemente colorate, di insulsi macchinari di cui non abbiamo alcun bisogno, e di migliaia di troie e bagasce, oltretutto immigrate, che la danno via lungo i viali del nostro ritorno a casa, dopo una dura giornata di lavoro nei campi, a mani nude, a contatto con la durezza della terra, col solo conforto di un grappino di quelli buoni, all'osteria della montagna.

Un capitalismo avanzato che tanto piace a chi lo santifica, e ogni giorno lo benedice, fatto di miliardari cafoni, viscidi, devertebrati, molli, sfatti, drogati, nullafacenti e ributtanti esseri immondi pieni di Viagra e di cartelle esattoriali inviate da uno Stato buono soltanto a fare patetiche raccomandate con ingiunzioni di pagamento con le quali i nostri ricchi si puliscono il profumato e celebrato deretano appena un attimo dopo aver evacuato i resti del maleodorante gozzoviglio della sera prima.

Verrebbe voglia di cambiare Paese e continente e magari lo si sarebbe già fatto se avessimo una compagnia aerea vera e non un grottesco carrozzone chiamato Alitalia, sentìna di corruzione e fabbrica di incompetenti lautamente retribuiti, complice un sindacato straccione e servo dei potenti che chiude gli occhi e ingrassa il fondo schiena, biascicando parole vuote come gli apparati cerebrali dei suoi aderenti, gente che non ha mai potato una vigna né raccolto pomodori, e stando sempre ben attento a emarginare gli onesti e a premiare i ladri.

Schifato da tanto schifo, cerchi un po' di requie nel privato della tua casa tirata su a suon di sacrifici, lavorando di notte e imprecando di giorno e ti accorgi che la nostra televisione è infarcita di mezze calzette isteriche e bionde tinte amanti dei capistruttura che le spogliano davanti al video così come davanti al letto delle loro squallide garçonierre acquistate coi soldi dei contribuenti in un arraffa-arraffa generale di cui non si vede la fine ma se ne constata la grande popolarità, in un clima, eccitato e abnorme, da ultimi giorni di Pompei.

Irribrezzito da cotanto ribrezzo, non ti resta che sperare, come capitò a Noè a cui fu detto di prepararsi a salpare, in un diluvio purificatore, capace di lavare via tutto questo ributtante lordume fatto di sangue infetto e merda putrescente, e che finisca tutto in uno scarico abbastanza grande da contenere questo magma verminoso e maledetto che ci si ostina a chiamare umanità.

Pubblicato il 24/3/2007 alle 23.11 nella rubrica Guest Star.

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