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DALLA MOSTRA DI VENEZIA

Voci di Popolo ospita, orgoglioso, le recensioni del prestigioso critico del Corriere della Sera Paolo Mereghetti

The Black Dahlia
Di Brian De Palma
Warner

Il dovere di ogni critico che si rispetti, e io effettivamente mi rispetto tanto da aver scritto addirittura il Dizionario del cinema tanto per farvi capire con chi avete a che fare, è dire le cose come stanno. Black Dahlia di De Palma non mi convince. Lo dico subito, così gli altri, rassicurati, non hanno che da venirmi dietro. No no no. E' un film di maniera, manieristicamente manierato, con due o tre invenzioni di maniera che sconfinano nel genere generalista generico. De Palma aveva fatto cose migliori, ricordo un cortometraggio, nel '52, quello della festa in famiglia, con un buon uso del carrello e un paio di piani sequenza che ricordava un certo cinema tailandese degli anni '30, di cui peraltro voleva essere senza riuscirci fino in fondo, una citazione, che a sua volta citava quel cinema onomatopeico siberiano degli anni '10. Detto questo, Black Dahlia non convince i fan di Ellroy (li ho incontrati uno a uno e gliel'ho detto che non li convinceva, mi hanno risposto: come cazzo fa a non convincerci che non l'abbiamo ancora visto, ma questo è un dettaglio) e non convince i fan di De Palma (ho fatto un giro di telefonate tra il primo e il secondo tempo, informandoli, hanno risposto: "vabbè" quindi fidatevi che è come dico io). Adesso scusate, ma devo scappare a Mestre che in un cineclub danno in mio onore "Otopak Osarak", grande film del cineasta beduino Tarek marek Parek, una mia scoperta.

Lettere dal Sahara
Di Vittorio De Seta
Luce

Peccato, poteva essere un ottimo film se solo il regista avesse pensato di chiedere il mio parere PRIMA che facesse il film, ma non l'ha fatto e allora il risultato è quello che è. Un buon film all'inizio, sui titoli di testa, ma poi il regista calca la mano su manierismi imperdonabili tipo l'andamento della storia, tralasciando incredibilmente particolari che fanno la differenza nel cinema d'autore, come il colore delle tende di stampo Eisenstiniaiano o l'acciottolato sconnesso delle strade di marca desichiana. Si nota qua e là una certa vena esistenziale, che quasi ce la farebbe, ce la fa, ecco, ecco, è quasi fatta, dai, dai,dai....no, è caduta. Niente, peccato. Il risultato rimane sospeso a metà, e lì resterà fino a quando io non deciderò di farlo scendere, magari tra vent'anni, quando le generazioni future saranno pronte per enormi rivelazioni. Peccato, davvero un gran peccato, ma davvero eh? Lo dico sul serio. Ma insomma, che ci voleva a telefonarmi?
 
Dfghriotuyisifltmftyiuts (Cioè?)
Di Ki-E-Kist
Dlkjhgfds Film

Eccezionale capolavoro della cinematografia paupuasica questo intraducibile film nato da una coproduzione con le isole Fiji e le Fuji, del grande regista Ki-E-Kist, già noto al pubblico per l'eccezionale capolavoro Qwertyuiop, epopea delle gloriose gesta dei meccanici kamtchakiani nella indimenticabile Rivoluzione dei Carburatori degli anni '70. Sottotitolato in bielorusso, gli unici che sono riusciti a capire di che cazzo si trattasse, e lontano dai tipici e insopportabili manierismi di cui è afflitto tutto il cinema che non piace a me, il film narra la storia di una blatta alla ricerca dello scorpione che gli ha ucciso il cugino, una rara specie di scarafaggio che grazie alla sua rarità veniva invitato a tutti i convegni scientifici, avendo così modo di mantenere tutta la sua famiglia. Alla fine, la blatta incontrerà lo scorpione ma un umano (questi umani dominatori e insensibili) la schiaccerà poco prima che lei potesse perdonare lo scorpione, in ossequilo alla tradizione fijina che vede il perdono prima di ogni cosa. Un capolavoro assoluto destinato a diventare un film di nicchia per l'ignoranza di tutti gli esercenti cinematografici che non possono capire tale eccelsa bellezza, ma speriamo che un distributore in dvd possa far uscire questo assolutamente imperdibile capolavoro che ti riconcilia con il cinema.
 

Pubblicato il 30/8/2006 alle 21.4 nella rubrica Guest Star.

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