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IN DIFESA/3

 - Ogni processo vede da una parte l’accusa, da un’altra parte gli imputati, e da un’altra parte ancora il giudice che deve decidere. Ebbene, che non si dica che noi si possa essere dalla parte degli imputati. Noi siamo vittime, sia chiaro, vittime di un sistema che non solo non governavamo ma di cui non sapevamo nulla! NULLA! Il nostro presidente era il capo della Lega, e infatti stava proprio in quei giorni investigando su quello che si diceva in giro. Appena qualche giorno in più e lui, proprio lui avrebbe denunciato il tutto. I magistrati ci hanno solo preceduti. Questo dirigente di cui ci rimproverate le telefonate, come cazzo si chiama, mi scusino per la parola ma mi è uscita, insomma questo dirigente, che è solo un precario, un nulla, un niente di niente, a cui pagavamo lo stipendio per pura beneficienza, perché noi siamo generosi, ebbene questo infedele faceva delle telefonate di cui non sapevamo nulla, non lo abbiamo autorizzato noi, anzi, una volta fu proprio visto mentre telefonava e gli fu detto di farsi le telefonate da casa sua che la nostra sede non era mica un ufficio telefonico! E infatti lui da quel giorno prese a telefonare a sue spese, sottolineo, a sue spese, quindi noi non c’entriamo nulla. Questo millantatore, questo inqualificabile soggetto ora ci vuole mettere nei guai, ma non c’è verso, perché noi siamo delle vittime, ci hanno derubato, ci hanno malversato, ci hanno inguaiato, ci hanno rubato, ci hanno ingannato, ci hanno deufradato, ci hanno rapinato, ci hanno frainteso, ci hanno vilipeso, ci hanno destreggiato, ci hanno arrampicato, ci hanno scalato, ci hanno palpeggiato, ma noi vogliamo chiarire soprattutto un punto: siamo vittime! Vittimissime!! Delle vittime che prima di noi forse nessuno potrebbe chiamarsi più così. Più vittime di noi, dove le andate a prendere? Ditemelo! Forse che i terremotati del Belice non sono vittime? Certo che sì, ma noi di più, perché noi non sapevamo e nel nostro non sapere ce ne si approfittava, siamo vittime due volte. Tre volte. Quattro volte, e potrei continuare. Non potete condannare le vittime, e dove siamo, alla giustizia ingiusta di ingiustissima memoria? Non vorremmo, dico davvero, dover essere costretti a concludere, amaramente, che dietro questa persecuzione a delle vere e proprie vittime, l’ho già detto vittime? Esatto vittime, lo ripeto ancora una volta perché proprio sento dentro di me il mio essere vittima, lo avverto proprio, credetemi, mi sento male talmente mi sento vittima, ecco dicevo, non vorremmo che ci fosse la solita, stantia, sleale, antidemocratica, intenzione politica. Ecco riflettete su questi due concetti: vittime della politica. Ecco come ci sentiamo, vittime politiche. Grazie, a nome di noi vittime.  

Pubblicato il 6/7/2006 alle 19.2 nella rubrica Diario.

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