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Diario


13 agosto 2007

IL GIORNO DELLA PORCHETTA




Riceviamo e onoratissimi pubblichiamo un pezzo del grande Carlo Lucarelli su una vicenda misteriosa, a tratti ambigua, come nello stile del conduttore di Blu Notte.

Il Giorno della Porchetta
Di Carlo Lucarelli

Questa è una storia difficile, dura, che lascia la bocca amara anche dopo aver mangiato una cassata siciliana. E' la storia di un uomo, uno come tanti, con una moglie e dei figli che un giorno d'estate, un giorno come tanti altri, forse solo un po' più caldo del solito, o forse è solo una sensazione, si trova davanti ad un bivio: di qua la sua solita vita, quella di deputato al Parlamento italiano, in un partito di ispirazione cattolica che fa della difesa dei valori della famiglia e del matrimonio una diga da proteggere ogni giorno. Dall'altra, una strada difficile, accidentata, dura, pericolosa, irta di ostacoli e foriera di possibili sventure. Davanti a quel bivio c'è un uomo: solo, con la sua volontà, la sua cultura i suoi obblighi, i suoi doveri, ma anche conscio delle sue debolezze. Se questa storia fosse un film sarebbe, "L'avventuretta" di Michelangelo Colantuoni. Ma chi è quell'uomo e perché si trova a quel bivio?

Per capirlo, facciamo un passo indietro.
Siamo a Roma, in una sera d'estate in un ristorante al centro storico. Fa molto caldo, come sempre in questo periodo a Roma, città eterna e affascinante ma anche ambigua e misteriosa, strana e omertosa, saporifera e sonnacchiosa. Infatti c'è in giro un'aria appiccicosa, unta, densa, spessa come la nebbia a Milano. Milano, strana città, misteriosa e affascinante. Ma questa sera siamo a Roma e qui non c'è nebbia, anzi si vede benissimo che fa un caldo della Madonna. Nel ristorante, ad un tavolo sono sedute alcune persone, stanno cenando e sono molto allegre, si beve vino, si sta in compagnia. E' un tavolo di un ristorante come ce ne sono tanti, sia di tavoli che di ristoranti, in tutte le città, misteriose e meno misteriose, ambigue e meno ambigue. Ma a questo tavolo, forse, sta accadendo qualcosa di particolare, qualcosa di inquietante. Un uomo molto importante, riverito e ossequiato dai camerieri e dagli altri commensali seduti a quel tavolo, sta parlando con un'altra persona, una donna. L'uomo la guarda fisso negli occhi, anzi a ben vedere non guarda proprio negli occhi ma un po' più sotto, tra l'inizio dello sterno e poco sopra la bocca dello stomaco. L'uomo guarda quelle che dovrebbero essere delle tette ma che invece, con suo grande stupore sono due meloni, due angurie, due enormi pere che la donna tiene strette in un reggiseno che in realtà non regge nulla dato che i meloni si reggono benissimo da soli, per cui la sua funzione è, per l'uomo, solo quella di oscurare intollerabilmente quella che senza lo stupido indumento, sarebbe una meravigliosa vista. La donna parla all'uomo e gli sorride ma lui non la sente, guarda solo i meloni e pensa che non dovrebbe guardarli, ma li guarda, li osserva, scopre che vorrebbe guardarli meglio, coltivarli, saggiarli, soppesarli, valutarli; lui, ora che ci pensa fin da piccolo aveva una passione per i meloni, tanto da desiderare di fare l'agricoltore specializzato in meloni. La donna, inoltre non sembra infastidita dalle attenzioni agrario-agresti dell'uomo, anzi forse per stimolarne la competenza e la valutazione del raccolto gli facilita la vista scuotendo ogni tanto i due meloni che quasi sembra che da un momento all'altro possano staccarsi e colpire in faccia l'uomo, ma lui non avverte tale pericolo, quasi che anzi lo cerchi, lo desideri. L'uomo suda, ansima, ruspa, alla vista dei meloni che la donna gli sventola vicino al viso. Tra i due, quella sera al ristorante corrono sguardi furtivi, intese ammiccanti e, d'improvviso, un bigliettino passa da una mano all'altra.
Cosa c'è scritto sopra quel bigliettino?
Per capirlo facciamo un passo avanti.

E' un giorno come tanti, di fine luglio. Mentre gli italiani si preparano per andare in ferie, in questo giorno, a Roma, una tessera magnetica apre una porta di una suite in un albergo a quattro stelle, di nome Hotel Flora. Chi è ad aprire quella porta? E' un uomo, lo stesso del ristorante di qualche sera prima, ma questa sera sembra diverso dall'altra volta. Lì gioviale e spiritoso, affabile e simpatico, qui, invece mentre apre la porta, sembra teso e preoccupato, come chiunque di noi lo sarebbe di fronte ad un compito che ci preoccupa, una difficile missione da compiere, un lavoro duro ma che qualcuno deve pur fare. L'uomo entra nella suite e comincia a preparare la stanza, forse per l'arrivo di altre persone, sistema i divani e il grande letto matrimoniale, aggiunge cuscini, mette musica soffusa, controlla che il frigo bar sia fornito di tutto, come aveva chiesto alla reception. Soprattutto gli alcolici che aveva ordinato ottimi e abbondanti. Nessuna cosa doveva andare storta quella sera, da qui la preparazione meticolosa ai confini della maniacalità.
E' sera a Roma, e fa molto caldo, una sera ideale per quello che ha in mente l'uomo. Il Parlamento sta  chiudendo per ferie, sua moglie è lontana, in Puglia, lui è solo nell'hotel, si fa una doccia, si mette una vestaglia, afferra il suo trolley, lo apre e rovescia tutto il suo contenuto sul tavolino del salotto. Dal trolley fuoriesce una cascata di polvere bianca che ricopre interamente il tavolino e il pavimento sotto di esso, alzando una grande nuvola bianca che aleggia per tutta la suite. L'uomo inspira profondamente e comincia a gioire di questa che sembra nebbia milanese, una nebbia fitta e bianchissima come ce n'è solo a MIlano. Strana città Milano, operosa e industriosa, lacunosa e fastidiosa, capziosa e cancerosa. Ma qui siamo a Roma e questa nebbia adesso nella suite dell'hotel Flora è benefica e salvifica e questo l'uomo lo sa e ne inspira tutte le sue molecole, traendone maggior coraggio e decisione, per la missione che Egli deve compiere. 
Ma chi è quest'uomo è quale missione deve compiere?

Per capirlo facciamo un passo indietro, qualche sera prima al ristorante. C'era un bigliettino che l'uomo e la donna si scambiavano dopo aver annotato sopra una frase, un dialogo che immaginiamo possa essersi svolto così:
- Lei è troppo discinta questa sera, io sono un cattolico morigerato e devo purtroppo stigmatizzare tale abbigliamento.
- Ha ragione. Commetto sempre molti errori, quando mi vesto, avrei bisogno di un maestro che mi dica cosa indossare.
- Posso darle alcune lezioni in merito, noi cattolici siamo morigerati ma pronti ad illuminare le menti confuse.
- Ne sarei felicissima. Posso sperare in una lezione privata, lontano da stilisti indiscreti?
- sicuramente. Venga pure a questo indirizzo domani sera e se ha un'amica da correggere, porti anche lei, i miei metodi vengono meglio in tre.
Ecco dunque la missione, aiutare due povere sventurate a trovare la Via della Salvezza, ed ecco perché l'uomo ora respira come un mantice impazzito, avvolto da una nuvola bianca. E' sempre così, prima di una Missione Salvifica come questa. Se fosse un libro, questa storia sarebbe "Il cacciatore di meloni" di Kaled Siffredini.

E' notte fonda a Roma, e all'Hotel Flora, all'interno della suite, la Rieducazione è già cominciata. Un cameriere che passeggia nel corridoio ne coglie i tratti salienti, origliando alla porta attirato da canti religiosi e novene insolite a quell'ora di notte. Il cameriere riesce a percepire solo alcuni brani, bastanti tuttavia per capire la profondità della cerimonia e il travaglio della Salvezza, dispensata dal deputato cattolico in questa calda notte di luglio. Ecco le parole del cameriere:
"Sentivo frasi come 'Devi pentirti. Si, mi pento. Anche tu. Si, anche io. Vieni qua, devo benedirti. Eccomi. Mettiti qui. Così? No così, che ti penti meglio. Va bene così? Si, benissimo. Ehi tu non ti distrarre, vieni a pentirti qua. Così? Si, così. Lo senti il pentimento? Perfettamente. Molto bene. Lo farai ancora? Mai più, lo giuro. E tu? Neanche io'. Sono andati avanti tutta la notte così".

Questa storia, la nostra storia finisce qui, anzi non proprio qui, ma al policlinico Umberto I di Roma, dove una donna, pare sia una escort specializzata in meloni, racconterà poi una strana storia, diversa da quella che abbiamo raccontato noi. Una storia di festini, di cocaina, di meretricio sessuale su cui si butteranno tutti i media. Una storia strana, ambigua, misteriosa che dimostra ancora una volta come la realtà sia spesso uno specchio a due facce dove solo una metà è bianca e l'altra è nera. Quale sia la metà raccontata in questa storia sta a voi giudicarla. Noi possiamo solo dire che se fosse un film questa storia potrebbe chiamarsi: "Il Giorno della porchetta".

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