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Un blog di nicchia


Diario


22 dicembre 2006

COMUNISTI DA MARTE/1



Il senatore Paolo Guzzanti ha cominciato a scrivere il memoriale della sua attività come presidente della Commissione Mitrokhin. E a Voci di Popolo, onorato per cotanto onore, lo invia in anteprima.

COME COMINCIO'
Quella mattina mi alzai presto, infastidito da alcuni rumori strani che provenivano dai tubi del riscaldamento centralizzato, all'interno del pavimento. Mi insospettii subito, in quanto il riscaldamento, è notorio, non fa rumore e quindi, dato che non sono nato ieri, chiamai subito la Digos. Non c'erano dubbi, quelli del Fsb, ex Kgb avevano cominciato a spiarmi, addirittura ancor prima che io assumessi l'incarico di Presidente della Commissione Mitrokhin. Del resto, non c'era nulla di sorprendente, da sempre i russi spiano, soprattutto coloro che temono possano scoperchiare pentoloni nauseabondi che non vogliono siano scoperti. E io sono sempre stato tra questi. Feci qualche telefonata agli amici, parlando in codice avvisandoli che il Kgb era sulle mie tracce, e loro come sempre mi risposero come avevamo concordato: mi chiusero il telefono in faccia dicendo: "questo è pazzo". Questa risposta concordata era una loro idea che io accettai in quanto mi pareva abbastanza spiritosa: i russi non avrebbero certo capito tale sottile ironia. In realtà la frase voleva dire: "ricevuto, capo, avviamo accertamenti". In attesa che arrivasse la Digos, con la Scientifica e la squadra anti-intercettazione, cercai di capire dove potessero essere le microspie. Cominciai a percorrere il pavimento con l'orecchio per individuare la posizione esatta del rumore, ma i suoni sospetti erano parecchi e sembravano provenire da più parti: ma certo, pensai, come ho fatto a non arrivarci prima? C'è una microspia in ogni ambiente della casa, è chiaro! Quello che non capivo è come mai potessero tutte far rumore. Cosa poteva essere successo? Improbabile un guasto collettivo, anche se trattandosi di russi non si può mai dire. Finalmente arrivò la Digos, erano in tanti, capitanati da un commissario biondo con gli occhi azzurri che mi salutò freddamente. Diventò ancora più scostante dopo che gli dissi il motivo della mia chiamata, cioè probabili microspie nei tubi del riscaldamento centralizzato. Disse che non era possibile mettere le microspie nei tubi, a parte dover rompere l'intero pavimento, l'acqua bollente che scorre dentro i tubi le avrebbe fuse. Non mi parve una gran risposta, era evidentemente un novellino. E proprio in quel momento mi venne un flash, una luce accecante si fece strada nel mio cervello, come mi succede ogniqualvolta mi viene un'intuizione, come poi ebbi modo di capire durante i lavori della Commissione. L'intuizione diceva: attento, questo commissario non è un novellino, vuole sembrarlo, ha tutto per sembrarlo, ma non lo è. Non ti sembra strano un commissario biondo e con gli occhi azzurri, gelidi, quasi siberiani? Ma certo, pensai, altro che novellino. Questo commissario è sicuramente un infiltrato del Fsb ex Kgb. Molto bene, il gioco comincia a farsi interessante, pensai. (continua)  




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21 dicembre 2006

PIERO



Grazie



 




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20 dicembre 2006

AL ZAWAHIRI: NUOVE MINACCE ALL'ITALIA



- Il vertice di gennaio dell'Unione è inutile. La Finanziaria del governo Prodi è contro l'Islam.
- No alla fase due del governo Prodi.
- Sono contrario alla cabina di regia dell'Ulivo. Non c'è neanche un nostro esponente.
- Bene Rutelli che si oppone ai pacs.
- Non avete tolto dalla finanziaria l'ici alla moschee. La pagherete carissima.
- Vedo che avete problemi con Napoli. Giuliano Amato ci faccia un bonifico e noi manderemo alcuni dei nostri guerriglieri a Napoli. Vedrete i risultati.
- L'altra sera ho visto da Vespa Padoa Schioppa. Non ha detto un cazzo. Uno così da noi sarebbe già in Paradiso.
- Un partito che si chiama la Margherita fa davvero ridere tutti qua in Pakistan.
- La Juve ha vinto grazie a un gol non valido. Ci risiamo eh?
- Tra Boldi e De sica non scelgo. Mi piacciono tutti e due. Bonolis invece lo vedrei bene decapitato. Bella la Santarelli, qualcuno mi manda il suo cellulare?
- Per oggi è tutto, appuntamento alla prossima settimana e come di consueto il mio più cordiale: morte agli infedeli!




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16 dicembre 2006

PREMI

Fabio Fazio per le sue interviste a "Che tempo che fa" ha vinto l'ultima edizione del premio "E' Giornalismo".

Giulio Tremonti con la battuta "Questa è una finanziaria da dementi" ha vinto l'ultima edizione di "E' Qualunquismo".

Il Tribunale di Roma, respingendo il ricorso di Piergiorgio Welby ha vinto l'ultima edizione di "E' Menefreghismo".




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14 dicembre 2006

DISSAPORI

Ansia News: Pranzo chiarificatore tra Piero Fassino e Romano Prodi oggi a Roma. All'uscita, Fassino ha dichiarato di non provare nessun dissapore nei confronti di Romano Prodi che aveva escluso che si potesse prevedere per il futuro una "fase 2" per il governo, come proposto invece dal segretario del Ds. Il dissapore è stato invece provato da Romano Prodi quando si è accorto che qualcuno aveva versato sui suoi tortellini una boccetta di polonio 210.




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13 dicembre 2006

UN UOMO UN PERCHE'



- Ha detto: "La Finanziaria la farei in modo identico ma diversamente, con tavoli più articolati perché non abbiamo interpretato il Paese".
- NO!
- Eh si...
- ma perché, perché, perché, perché, perché, perché, perché, perché, perché, perché, perché, perché...............




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12 dicembre 2006

LEZIONI DI SINTESI



Che non si dica che Voci di popolo non fa formazione. Volete scrivere un pezzo di opinione cazzuto e controcorrente ma vi viene solo una pisciata illeggibile? Provate a sintetizzare. Prendiamo ad esempio un garbato pezzo dell'ottimo (in questo senso) Filippo Facci su Enzo Biagi.

Titolo: Il giornalismo che questo Paese merita
Sommario: Quello di Enzo Biagi, uno che piace solo alle vecchie e ai deficienti.

Questo è Insintetizzabile: va scritto così. Andiamo avanti.

La storia parte dal 2001, quando nella televisione pubblica italiana c’era un anziano collaboratore di 82 anni, Enzo Biagi, che conduceva una trasmissione, “Il fatto”, che evidenziava almeno due problemi: uno di palinsesto e uno politico.

Biagi è vecchio. E si sa come sono i vecchi: si pisciano sotto e danno la colpa al governo.

Il problema di palinsesto era che il programma andava in onda nella fondamentale fascia pre-serale e perdeva una media di quasi dieci punti rispetto alla rete concorrente; Biagi peraltro era un’istituzione, uno da quarantun anni in Rai, con un contratto da due miliardi di lire (in sei minuti guadagnava quello che in due ore guadagnava il ben pagato Bruno Vespa) e questo al lordo di un ufficio privato e di una redazione che lavorava solo per lui. Non è che si potesse spostarlo con un tratto di penna.

Del resto dopo quarantun anni, era ora che si togliesse dai coglioni.

Poi come detto c’era un legittimo problema politico: in un periodo di elezioni nazionali, Biagi parteggiava apertamente per l’avversario di Silvio Berlusconi o più spesso avversava Silvio Berlusconi e basta.

Soprattutto perché non piaceva a Sua Maestà.

Celebre il caso del 10 maggio 2001: a ridosso del voto Biagi si portò in trasmissione Roberto Benigni e lo show fu a senso unico: “Non voglio parlare di politica, sono qui per parlare di Berlusconi. Il contratto di Berlusconi ormai è un cult, la cassetta lì l’ho registrata, l’ho messa tra Totò e Peppino e Walter Chiari e Sarchiapone. Comunque voglio essere equidistante, Berlusconi non mi piace, Rutelli sì”. Eccetera.

Benigni non mi fa ridere. Ma comunque quello che conta è il principio: sotto elezioni si trasmettono solo tette e culi. Il resto può influenzare il beneamato pubblico bue che poi non vota più a cazzo.

Le polemiche sono immaginabili: dopo che un giornalista aveva invitato un comico, due mesi prima, un comico aveva invitato un giornalista: Daniele Luttazzi aveva chiamato Marco Travaglio alla sua trasmissione Satyricon (Marzo 2001) e quest’ultimo aveva parlato per quasi un’ora di rapporti tra Berlusconi e mafia e stragi, tutte vicende archiviate o infondate, sinchè Luttazzi aveva congedato Travaglio in questo modo: “In questo paese di merda tu sei uno che ha coraggio”.

Ribadisco il concetto di cui sopra. Inoltre leggete il labiale: In-fon-da-te. Capito?

In questo paese di Luttazzi ci sarebbe anche un terzo problema non di palinsesto nè politico, e che meramente rispecchia l’opinione dello scrivente e forse non solo la sua: il programma di Biagi, giornalisticamente parlando, valeva zero.

Biagi comunque non vale un cazzo.

Il programma era basato su alcune schede rudimentali (che non faceva Biagi) e poi su alcune domande che altri giornalisti con telecamera formulavano a tizio e a caio, dopodichè Biagi le riformulava davanti a un’altra telecamera sinchè il tutto veniva montato e assemblato con l’aggiunta di una moraletta biagesca finale. Nello stesso giorno, per capire quanto Il Fatto stesse sul fatto, poteva capitare che venissero montate più puntate. Per il resto, notizie: zero. Approfondimento: zero. Soprattutto: contraddittorio zero, tanto che gli intervistati Biagi neppure lo vedevano mai, non c’era consecutio tra risposta e domanda successiva. 

E Il suo programma mi ha sempre fatto schifo.  

E intanto Canale 5 mandava in onda Striscia la notizia coi suoi reportage sgangherati e autentici, benchè ufficialmente non giornalistici.

Gia che ci sono: Ricci, non è che mi prendi a Striscia?

Ma riprendiamo la storia. Nel tardo 2001 e all’alba del 2002, in un periodo in cui peraltro la Rai veniva accusata di fiancheggiare Mediaset, c’era quindi ed essenzialmente il problema di non perdere vagonate di incassi pubblicitari durante il programma di Biagi, dunque di ricollocarlo e di per inventarsi qualcos’altro al suo posto. 

Però serviva una scusa per farlo fuori.

Il direttore di Raiuno Fabrizio del Noce e il direttore generale Agostino Saccà proposero e trovarono infine un accordo con Biagi (lo trovarono, ripetiamo) che prevedeva questo: un programma biennale di ben dieci speciali in prima serata, e altre venti puntate storiche in seconda serata: il tutto per la modica cifra di tre miliardi di lire più le spese. 

Una cazzata puerile: un programma di storia. Ma che forse poteva funzionare.

Buttali via: e infatti l’11 aprile 2002 Enzo Biagi indisse una conferenza stampa e annunciò che gli andava benissimo, non senza qualche sarcasmo solito suo: “Non ho problemi di orario, posso fare un programma anche a mezzanotte, magari mettendo una piccola nota di pornografia. Non c’e’ problema, sono un signore che fa questo mestiere da tanti anni”.

Ma il vecchiaccio rifiutò e si mise pure a fare dell'ironia. Ma tu guarda che tocca sopportare.

Le dichiarazioni di piena soddisfazione fatte da Biagi furono rese note su agenzie di stampa e quotidiani di quei giorni.

Rincarava pure la dose, quella brutta merda.

Non fosse chiaro, il celebre “editto di Sofia” non c’era ancora stato. Infatti fu il solo il 18 aprile successivo che Silvio Berlusconi a domanda rispose: “Santoro, Biagi e Luttazzi hanno fatto un uso della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, criminoso; credo sia un preciso dovere della nuova dirigenza Rai di non permettere piu’ che questo avvenga”.

E' chiaro che uno s'incazza, no? Come dargli torto? E comunque, anche se Berlusconi era premier, la sua dichiarazione ha lo stesso valore di uno che prende il caffè al bar. E se lo negate, siete comunisti.

Putiferio, ma sta di fatto che Biagi proseguì il suo programma sino alla prevista chiusura del 31 maggio 2002. Fu solamente dopo di allora che decise di ripensarci e di non accettare (più) una proposta che pure aveva accettato informalmente. Difatti, ricevuta la bozza del contratto, nel dicembre 2002, la rimandò indietro e indisse un’altra conferenza stampa: ”Non sono un uomo per tutte le stagioni”.

Zitti, che forse ci riusciamo a togliercelo dai coglioni.

Biagi aggiunse che che sarebbe andato in Russia a intervistare Putin, che nell’immaginazione pubblica non era ancora caduto in disgrazia.

Il rincoglionito disse anche che voleva andare da Putin...

Finita? Macchè. A Biagi, e siamo al punto, fu fatta un’altra offerta: il direttore di Rai Tre Paolo Ruffini gli propose di rifare precisamente “Il Fatto” sulla sua rete, e questo su preciso mandato del Consiglio di amministrazione Rai. Altro che complotto della destra: il direttore generale Agostino Saccà mandò addirittura un fax al legale di Enzo Biagi per sollecitarlo a rispondere circa l’offerta. Alla fine ottenne un no, e a comunicarlo ufficialmente, per lettera, fu l’avvocato milanese Salvatore Trifirò.

Ma il buon Saccà, da grande giocatore di poker, fa un bluff fantastico con solo una scala bucata, e il vecchio non viene a vedere!

Perchè disse di no? Probabilmente perchè la collocazione di palinsesto, prevista dalle 18,53 sino alle 19, ossia all’inizio del Tg3, a Biagi non andava bene: o almeno così scrissero tutti i giornali.

Biagi se la fece sotto, come scrisse il Giornale...

Ma soprattutto, economicamente parlando, l’offerta fu giudicata “differente da quella relativa a il Fatto“.

...accampando una banale scusa.

Parentesi: è notizia di questi gorni che per Biagi adesso Raitre va invece benissimo. Improvvisamente, come ha detto Biagi a Fabio Fazio domenica scorsa, “Raitre è la rete che guardo con più interesse, quella che più mi assomiglia”. Raitre.

Del resto si sa, i comunisti sono comunisti e restano comunisti.

A ogni modo, agli albori del 2003, l’unica trattativa che Biagi accettò con gioia fu quella per la transazione economica che lo vide separarsi dalla Rai, operazione “effettuata con il pieno consenso dell’interessato e con di lui piena soddisfazione”: furono le parole ufficiali. Niente di strano, visto che si giunse a una buonuscita un miliardo e mezzo di lire, e che a riprova della “soddisfazione” del giornalista c’è anche una dichiarazione da lui rilasciata all’Ansa il 3 gennaio 2003: “Non sono stato buttato fuori, al contrario ho raggiunto di mia iniziativa un accordo pienamente soddisfacente che gratifica sotto tutti i profili, morali e materiali, i miei 41 anni dedicati alla Rai”.

E comunque non gli ha fatto schifo beccare un bel pacco di soldi, comunista si, ma coi soldi degli altri! E ci sputa pure sopra, la merda! 

Dopodichè la nenia la conosciamo. Tre mesi dopo si parlò di Paolo Mieli presidente della Rai e Biagi si disse pronto a incassare ancora: “Devo ringraziare Paolo Mieli, mi dirà quello che devo fare, a che ora, in che modo”. Andò come andò.

See, mò è arrivato pure questo, che scende dalla montagna con la luna piena. Ma vedi d'annartene affanculo pure te!

In Rai ci arriverà piuttosto un personaggio aduso a un linguaggio ancor più semplificato di quello di Biagi, se possibile: Adriano Celentano, anzi “RockPolitik”, il molleggiato che si mise a dire che “tutto è cominciato il 18 aprile 2002” (l’editto di Sofia) anche se come visto era cominciato molto prima. E’ il giorno in cui Michele Santoro si materializza come dall’oltretomba: viva la fratellanza, viva la libertà, viva la tredicesima.

Bella questa della tredicesima, vero? Chicca d'artista!

La nenia, sì. Un libro di Biagi titolato “Quello che non si doveva dire” dove si scopre che era stato detto tutto, e poi scarne apparizioni televisive con le meste tonalità del pievano di paese che ha fatto la sua carriera molto italiana senza una laurea e senza conoscere l’inglese.

Brutto vecchiaccio che non sei altro. A' nonno, hai rotto er cazzo! ma spicciate a tornà all'ospizio che sennò te chiude la tomba!

Ora, in quel brodino che Biagi ha da sempre propinato al Paese poco scolarizzatato, dovrebbe sguazzare il presunto Paese scolarizzato di Raitre. Ma non è ancora detto. Bisogna vedere il contratto. Enzo Biagi è persona che al rispetto bada assai.

Meglio un morto in casa che Raitre alla porta, diceva il saggio. E io con lui. Ah, per chi non mi conoscesse, io sono un giovane spirito libero, dico le cose controcorrente. Arrivederci alla prossima.




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11 dicembre 2006

TELERIOTTA PREGA PER NOI



 - Tata tatataaaaaa tatatatatata tatataaaaaaaaaaaaa. Buongiorno e benvenuti al Tg1 di oggi, domenica 10 dicembre. In Libano si stanno per ammazzare, ma noi prima di tutto diamo conto del Papa che ha espresso "preoccupazione per la situazione in Libano". Ecco il servizio. Sul Libano? No, sul Papa.
- E ora, come tutte le domeniche, ecco il servizio sull'Angelus del Papa.
- E rieccoci in studio. Come sapete, c'è casino su questa cosa dei Pacs. Il Papa ha espresso "disgusto e voltastomaco" ed ecco il servizio. Sui Pacs? No, sul Papa, ovviamente.
- E ora le notizie di oggi: la finanziaria all'esame del Parlamento. Severo monito...del Papa che ha espresso "fiducia": i suoi uomini in Parlamento sapranno sicuramente come comportarsi.
- Natale senza simboli religiosi a Londra. Il Papa ha espresso "rabbia e sputazzate" sui questi stronzi negozianti londinesi che si permettono di fare i miscredenti. Il servizio. Su Londra? No, sul Papa.
- C'è quel tizio che fastidiosamente, di domenica mentre si pranza, chiede di morire. Il Papa ha espresso "sordità totale" seppure con un pizzico di comprensione perché lo sapete, il Papa è buono.
- Oggi c'è il campionato di calcio. Lo sapete, il Papa tifa Bayern di Monaco, quindi noi del Tg1 possiamo mandare in onda il servizio.
- Scusate, durante il servizio ha chiamato il Papa che ha espresso "speranza" che il prossimo anno il Bayern possa vincere lo scudetto. Noi ci associamo al Santo Padre nell'augurio.
- Sciopero dei trasporti. Il Papa comunque si muove con mezzi propri.
- L'alitalia in vendita. Il Papa si augura che chi la compra possa essere un buon cattolico che magari gli ammolla qualche aereo aggratis.
- Boom di entrate fiscali nell'ultimo trimestre. Il Papa ha espresso "preoccupazione" sui versamenti dell'Otto per mille che per il momento non corrispondono alle entrate previste.
- Ed eccoci alle anticipazioni sui programmi di oggi sui Raiuno. A domenica in c'è Monsignor Trippazza sui minori, Monsignor Panzuto sui pacs, Monsignor Sticazzi sulla droga. E poi: Don Mazzi, Don Cacchi, Don Cojoni, Don Dindon sul tempo libero dei ragazzi. In serata Giletti intervista Frà Sentiamé e Frà Nosentiamé su Babbo Natale, Pippo Baudo intervista il Cardinale Anellazzo e il Monsignor Maisazio sul pranzo di Natale. Buon divertimento su RaiUno. Sigla.
- Abemus papammmm....
- Scusate, abbiamo sbagliato sigla...tatata tatataaaaaaaaa. tatatatatata tataaaaaaaaaaaaaaaaaaa




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7 dicembre 2006

MITI IMMORTALI



- Andreotti dice che lui Scaramella non l'ha mai visto né conosciuto.
- Anche alla veneranda età, il vecchio Giulio è sempre in forma.




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6 dicembre 2006

LIBRI/ 2

Romano Prodi
Un Paese da guarire
Gli inevitabili - Rizzoli
780 pagine - 20 euro

Romano Prodi traccia le linee guida del suo programma per l'Italia, dopo la vittoria dell'Ulivo alle elezioni del 2006. In appena 87 capitoli Il presidente del Consiglio rivela la sua ricetta per il Paese, dalla politica idustriale, alla politica economica, dalla politica sociale alla politica estera, dalla politica culturale alla politica demografica, dalla politica europea alla politica mondiale, dalla politica spaziale alla politica condominiale, dalla politica partitica alla politica bipartitica. I resistentissimi lettori che saranno arrivati fino a qui, potranno poi scoprire un Romano Prodi privato e insolitamente divertente, in un dialogo con i suoi nipoti a cui racconta i programmi per la politica dell'infanzia fino alla politica dell'adolescenza, per poi approdare alla politica adulta terminando poi con la politica della vecchiaia. In allegato al libro, 10 grammi di cocaina per avvantaggiare la lettura.

Francesco Rutelli
Il ragazzo che scuoteva la testa
Biografie governative  - Mondadori
200 pagine - 15 euro

Francesco Rutelli raccontato da Francesco Rutelli. Il Ministro dei beni culturali racconta con tono a volte divertito a volte pensoso, a volte riflessivo, a volte serio, a volte scherzoso ma sempre attento a non essere interessante, la sua difficile e tormentata vita. A cominciare da un'infanzia trascorsa in famiglia sempre all'opposizione dei genitori che volevano frequentasse l'asilo e le scuole elementari mentre lui, scuotendo la testa, diceva che avrebbe cambiato il mondo. L'adolescenza trascorsa all'opposizione dei genitori che volevano fargli fare carriera nella Democrazia Cristiana mentre lui, scuotendo la testa, diceva che avrebbe voluto impiccare l'ultimo re con le budella dell'ultimo prete. Poi una giovinezza trascorsa all'opposizione del Partito Radicale di cui auspicava, sempre scuotendo la testa, lo scioglimento affinché non si compromettesse con il potere. Fino all'incontro con Barbara Palombelli che "un giorno - racconta Rutelli - senza mezzi termini mi dice: A' bello, che dobbiamo fare? Io co' te ce posso pure 'sta, me piaci, ma io vojio na' famija e quindi te devi avere un lavoro sicuro, a' Francè, e chiacchiere stanno a zero, qua c'è un mutuo importante da pagare, le macchine i vestiti, i viaggi ecc ecc". Ed ecco allora il Francesco di oggi, con la testa a posto e un lavoro sicuro, tredicesima e quattordicesima, un po' di soldi da parte e tanto tanto tempo libero.

Piero Fassino
Abbiamo vinto nel 2002,2003,2004,2005,2006
Conteggi fondamentali - Einaudi
150 pagine - 5 euro

Una raccolta degli interventi di Piero Fassino alle trasmissioni Tv come Porta a Porta, Primo Piano e Ballarò, in cui il segretario dei Ds, per cinque lunghi anni non si stancò mai di ripetere a chiunque gli si ponesse davanti che loro stavano vincendo tutte le elezioni. Dal primo intervento: "Vorrei ricordare all'onorevole Tremonti che noi abbiamo vinto nel 2002 a Canicattì", a quello, memorabile da Bruno Vespa, un anno dopo: "Prima di tutto vorrei ricordare che abbiamo vinto le elezioni europee del 2003", proseguendo poi con Casini a Ballarò l'anno seguente:"Ti ricordo che abbiamo vinto nel 2002, nel 2003, e nel 2004", fino all'anno successivo, a Primo Piano quando disse a Schifani l'indimenticabile "Si ricordi, Schifani, che noi abbiamo vinto nel 2002, 2003, 2004, e anche nel 2005 a Cuneo!". Completa il volume l'intervento di nuovo a Ballarò, dopo le elezioni del 2006, quando disse a Fini: "Impara come si vince per cinque anni di seguito. Cosa dici? Beh, allora è il caso che ti ricordi che abbiamo vinto nel 2002, nel 2003, nel 2004, nel 2005 e ora anche nel 2006". Per il 2007, Piero Fassino è pronto ad aggiornare questo volume. Nel caso servisse.

 




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