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Recensioni


26 gennaio 2010

PROCESSI

Processo Breve. Processo contraddistinto dalla contingentazione dei tempi massimi di lunghezza: due anni per grado di giudizio, sei anni di durata complessiva.

Processo Rapido. Processo contraddistinto dalla veloce contingentazione dei tempi massimi  di lunghezza: Lunedì, martedì, mercoledì per i tre gradi di giudizio, giovedì a sentenza definitiva.  

Processo Alta Velocità. Tre ore per altrettanti gradi di giudizio, con possibilità solo di mezz'ora di ritardo. Oltre interviene la prescrizione e si guadagna un bonus da incassare per un processo successivo.

Processo Istantaneo
. Denominato anche Processo Gratta e Giudica, si può celebrare sempre e dovunque grattando prima la figura dell'imputato e poi quella dei nove giudici. Basta un giudice sorridente per andare assolti. Con tutti i giudici ingrugnati si deve comprare un altro biglietto.

Processo Sterile. Quello che è dichiarato tale dopo decisione della maggioranza dei partecipanti ad un Televoto Ufficiale trasmesso su almeno il 60% delle reti televisive nazionali.

Processo Impalpabile. Aleggia nell'aria, areare il locale prima di soggiornarvi, è un presidio giuridico-chirurgico. 


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30 agosto 2009

IL GRANDE CINEMA DI SKY

Sky Cinema 1  
Doppio inganno
Sky Cinema Max
Triplo delitto
Sky Cinema Hits
Complotto Mortale
Sky Cinema Family
La mamma è sempre la mamma
Sky Cinema Mania
Il colonnello Buttiglione riempie i buchi di programmazione
Sky Cinema Italia
La Liceale si tromba i film d'autore

Sky Cinema Classic
Totò e Peppino e gli avanzi di magazzino
Mgm
Caccia i soldi, Murdoch!  


13 maggio 2009

BUONGIORNO, CHICCO



IL Grande Sonno è il nuovo clamoroso libro di Enrico Mentana, il giornalista più equidistante che l'Italia può vantare. In attesa di leggere il libro e di farci un'opinione equidistante, ci pregiamo fornire ai milioni di lettori di Vocidipopolo, la lettera INTEGRALE (i media ufficiali, poverini non ce l'hanno fatta ad averla e hanno dovuto accontentarsi di brevi e insignificanti stralci) che Mentana inviò a Fedele Confalonieri all'indomani della vittoria di Berlusconi alle elezioni del 2008. 


Caro Presidente Confalonieri,

La nostra cena si è conclusa da poche ore. Le dico francamente che è stato un errore invitarmi. Mi sono sentito davvero fuori posto. C'era tutta la prima linea dell'informazione, ma non ho sentito parlare di giornalismo neanche per un minuto. Sembrava una cena di Thanksgiving... Un giorno del ringraziamento elettorale. Tutti attorno a me avevano votato allo stesso modo, e ognuno sapeva che anche gli altri lo avevano fatto. Era scontato, così come il fatto di complimentarsi a vicenda per il contributo dato a questo buon fine.

Come lei sa, Presidente Confalonieri, c'è un mistero che riguarda i miei ultimi quindici anni che attende sempre di essere svelato.

Tutto inizia nel'94, quando una segretaria entra nel mio ufficio con una tazza di tè.
Ricordo di aver chiesto cosa ci facesse con quel tè, visto che a me il tè fa schifo, ma al momento non approfondii più di tanto, ero distratto dal video di Silvio Berlusconi che annunciava che sarebbe sceso in politica.

Così bevvi quel tè senza pensarci più di tanto.  Da quel momento, come lei sa, Presidente Confalonieri, non sono stato più lo stesso di prima.

Non che le mie facoltà mentali fossero diminuite, anzi, tutto ad un tratto mi sentivo anche meglio, più forte e più consapevole delle mie responsabilità di direttore di telegiornale. Ero sempre intenzionato a fare un Tg obiettivo e non al servizio dell'editore, ma da quel momento, in me era subentrata una nuova forte consapevolezza.

Mi sentivo per la prima volta, equidistante. Questa nuova inebriante condizione, mi portò a fare delle scelte che a rivederle oggi mi appaiono discutibili, ma allora non le consideravo tali.

Ricordo ad esempio che Berlusconi una volta parlò dell'emergenza criminalità nelle citta e a me parve una bellissima idea quella di infarcire ogni mattina il telegiornale con mattanze di vario genere, stragi, omicidi, stupri, scippi, furti, rapine. E quando non si riusciva a trovare niente di forte, ripiegavo su risse, accoltellamenti, liti del traffico, turpiloqui da strada, duelli verbali condominiali.

Ricevetti molte critiche per quella linea del Tg5, ma seppi rispondere a tono: cosa volete, io sono equidistante, se porto in primo piano la criminalità non è certo perché me l'ha ordinato Berlusconi, come vi permettete ad insinuare una cosa del genere? Io sono equidistante, mica sono Fede, Liguori, Giordano, Rossella, Mimun. Io sono Mentana e sono equidistante.

Identica cosa in occasione dell'emergenza immigrazione. Berlusconi aveva detto che gli sbarchi erano troppi e io ho cominciato con Telesbarchi 24 ore su 24. Anche lì, critiche a pioggia: esegue gli ordini del padrone, ha attaccato il ciuccio dove gli ha indicato l'editore ecc ecc, come se fossi un Fede qualsiasi. Cazzate, mi perdoni il termine, caro Presidente. Sapevo benissimo cosa stavo facendo. Nient'altro che il giornalista equidistante.

Anche quella volta che Santoro fece quella puntata incentrata sul fatto che stavano per cacciarlo, assieme a Biagi e Luttazzi: ricordo che feci un intervento che in pratica diceva, "figuriamoci se veramente vi cacciano", "figuriamoci se veramente vi oscurano", "figuriamoci se veramente la Rai si inginocchia al premier. Un minuto dopo scenderemmo tutti in piazza e ci incateneremmo al primo albero disponibile a Viale Mazzini".

Ebbene, quando poi li cacciarono, furono in molti a non incatenarsi e a fischiettare motivetti allegri su arie tranquillizzanti. Ricordo che mi chiesero: e allora, Mentana?

Io non ebbi alcuna difficoltà a rispondere: ricordo che dissi qualcosa sul fatto che incatenarsi non sarebbe stato equidistante, e io, come tutti sanno, essendo equidistante, non avrei certo potuto continuare ad essere equidistante come lo ero stato fino a quel momento se ad un certo punto, prendevo e mi incatenavo.

Ma non mi misi certo a fischiettare come gli altri io, no no no no. Ricordo che feci dei dottissimi e argomentatissimi interventi in cui spiegavo che non potevo certo accettare la tesi che un editto bulgaro ci fosse effettivamente stato, altrimenti la mia equidistanza sarebbe andata a farsi benedire.

Doveva allora trattarsi di qualcos'altro, qualcosa di più semplice della solita dietrologia a cui questa Italia non equidistante da tempo si è abbandonata.

Quale era allora la soluzione? La cercai a lungo e alla fine la trovai. Quasi sicuramente Biagi si era ammalato, sa,l'età avanzata a volte gioca brutti scherzi, forse Luttazzi era semplicemente stufo di fare televisione, e Santoro, be' Santoro lo conosciamo, se non è al centro dell'attenzione ogni volta, lui fa di tutto per esserci.

Ecco, si era trattato di questo, e io ero riuscito ad accorgermene soltanto perché ero riuscito ad essere equidistante. Subito dopo, come ricorderà certamente Presidente Confalonieri, Berlusconi disse che quella di Luttazzi non era satira ma diffamazione, mentre a lui invece piaceva la satira, e citò ad esempio la satira buona di Sabina Guzzanti.

Io colsi la palla al balzo e con mossa ardita, da vero giornalista equidistante di un Tg equidistante, cercai Sabina Guzzanti per intervistarla, in orario di massimo ascolto.

La Sabina disse che accettava ad una condizione: che in chiusura dell'intervista lei avrebbe espresso solidarietà a Luttazzi, io ovviamente acconsentii e registrai l'intervista che mandai in onda senza le frasi di solidarietà che avevo accuratamente tagliato.

Successe un putiferio, mi insultarono con epiteti che ora non sto nemmeno a ripeterle, caro Presidente Confalonieri, anche perché all'epoca mi scivolarono addosso senza conseguenza alcuna. Avevo obbedito ad un preciso input dell'editore? Ma assolutamente no, ci mancherebbe.

Semplicemente, avevo tagliato quelle frasi perché non erano assolutamente in tono con l'equidistanza che doveva permeare tutta l'intervista. Ecco tutto.

Caro Presidente Confalonieri, in tutti questi anni me ne hanno dette di tutti i colori perché lavoravo a Mediaset. La cosa più gentile  che m'hanno detto è che ero la foglia di fico di un regime mediatico scientifico e inesorabile nel comunicare l'immagine del padrone. E io sorridevo, li compativo questi accusatori del nulla, perché io sapevo, ero convinto, nel mio animo più profondo, di essere un giornalista equidistante.

Ora però qualcosa è cambiato. L'altra sera a quella cena dove tutti giocavano a zompacavallo, facevano la classifica dei loro Tg con quanti voti avevano spostato coi singoli servizi subito prima di fare la danza maori culminata poi in una colossale orgia, per la prima volta non mi sono sentito come sempre, cioè equidistante.
Non solo non lo ero, ma al contrario mi sentivo a disagio.

Cosa ci facevo io in quel momento nella squadra degli All Media Blacks del Presidente del Consiglio?

Caro Presidente, non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale, dove tutti ormai la pensano allo stesso modo, vestono allo stesso modo, si pettinano allo stesso modo e soprattutto pregano sullo stesso tappettino rivolto in direzione Arcore allo stesso modo.

Mi aiuti a uscire, presidente! Lo farò in punta di piedì. Oppure, se questo non è possibile, potrei avere ancora una tazza di quel tè particolare?

Suo
Enrico Mentana         

Enrico Mentana
Il Grande Sonno
Edizioni del Buongiorno
Pagg 150
60 Euro.


29 aprile 2009

LIBRI: IL NUOVO SAGGIO DI CAPEZZONE



"Ci sono due cose che pesano nella politica: la decisione e la velocità nello sceglierti chi ti paga lo stipendio maggiore. E su questo piano, Silvio Berlusconi non ha rivali in Italia e forse nel mondo".

Democrazia di schiena
è il nuovo sorprendente, schietto, incisivo, documentato e soprattutto veritiero saggio di Daniele Capezzone sulla politica contemporanea, vista da un osservatorio privilegiato, l'incarico di Vendivoce in Forza Italia prima e nel Pdl poi.

Oltre ad essere un prezioso saggio, Democrazia di Schiena è un pratico vademecum in cui l'autore individua con chiarezza e con l'ausilio di pratici disegnini,  una caratteristica sempre più presente nella politica contemporanea in particolar modo nel Popolo delle Libertà, ovvero l'assoluta necessità di assicurarsi - prima di qualsiasi altra idea politica o di visione del futuro - la certezza di un lautissimo stipendio mensile, versato puntualmente e tassativamente il 27 del mese, e la contemporanea assicurazione che questo non cessi in futuro ma che al contrario,  in caso di abbandono dalla carica di parlamentare o da cariche di governo, detto stipendio sia garantito ugualmente e magari moltiplicato, grazie a incarichi prestigiosi e troppamente retribuiti in una delle aziende di proprietà del nostro politico di riferimento.

Da qui le domande che Capezzone si pone e alle quali dà congrua risposta: quale schieramento politico può assicurarci ciò? Conviene aspettare che l'attuale segretario del nostro partito diventi miliardario (Pannella, capirai!) oppure conviene traslocare subito nello schieramento di uno che è già miliardario? E, in questo caso, come fare a scalare le posizioni superando, soprattutto a destra, quelli che troviamo davanti a noi nella considerazione del miliardario in questione?

A queste e altre domande, l'autore risponde con chiarezza e precisione, evidenziando come siano queste "le cose che davvero contano in politica, fatti concreti come  la dichiarazione dei redditi del tuo nuovo politico di riferimento" che può garantirti un futuro a sei e più zeri, "se solo poco poco ci sai fare".

Con la schiettezza che lo ha sempre contraddistinto, Capezzone spiega con lucidità e consapevolezza come l'odierna Democrazia di schiena sia un'ottima opportunità non tanto per chi  ha da dare - e questa l'eccezionale novità contenuta in questo saggio - ma soprattutto per chi ha da chiedere, e dunque da ottenere dalla politica e dal paese. Una novità che ha permesso la nascita del più grande partito di centrodestra d'Europa in cui l'autore si è disinvoltamente, spensieratamente, velocemente, istantaneamente, subitaneamente, repentinamente, paracadutisticamente, tuffato a pesce, senza per questo piccarsi di giustificare le cose atroci che poteva aver detto (come ad esempio queste qua) su un nascente schieramento, diventato poi partito, fino alle 24 della sera precedente al tuffo.

"In quale altra nazione - spiega Capezzone - uno come il sottoscritto sarebbe potuto passare così disinvoltamente da uno schieramento all'altro, continuando a dire con piglio autorevole da primo della classe,  le cose allucinanti che fino al giorno prima aveva rivolto ai suoi nuovi alleati, e soprattutto continuando ad essere preso sul serio e non a pesci in faccia, o coperto da scherno e disgusto, come sarebbe successo in qualsiasi altra democrazia europea?". La spiegazione sta proprio qui, nelle eccezionali possibilità offerte dalla Democrazia di schiena.

"Lucio Battisti aveva ragione - dice Capezzone nel capitolo dedicato alle canzoni che più gli piacciono - un tuffo dove l'acqua è più blu,  e tutto diventa piacevole: i migliori ristoranti (altro che le misere e rustiche trattorie dei radicali), le automobili Audi, le gnocche notevoli, gli abiti Caraceni, le ville in Sardegna, le feste, le feste...che te lo dico a fare". E così che la politica diventa d'un colpo piacevole, divertente e simpatica. Una politica di servizio, inteso come servizio per chi la fa.

Ma oltre ad essere un saggio, Democrazia di schiena è anche un manuale per aspiranti professionisti dell'affitto e vendita della voce e del cervello: in dodici veloci e piegatissimi capitoli di questo libro, Capezzone insegna come ammaliare il potenziale padrone, blandirlo parlando male della sinistra (compito del resto facilissimo con Berlusconi ma soprattutto con questa sinistra), e come mettere in fila quattro parole assolutamente vuote, ma efficaci, purché precedute dal prefisso: "ai cittadini italiani non interessa nulla se....". Qui il  lettore ma  principalmente l'aspirante Vendivoce, potrà divertirsi ad inserire efficacemente quello che gli pare "se ruba, tocca, rapina, malversa, arraffa, sputa, erutta, festeggia, villeggia, gaffeggia, riccheggia, velineggia, sardegneggia, diciottenneggia, insomma, qualsiasi cosa.

I meccanismi insiti nella Democrazia di schiena fanno sì che in un attimo la dichiarazione, anche la più incredibile, verrà veicolata su tutti i media in automatico e grazie al principio reso celebre dal teorico della comunicazione Marshall McLuhan "il mezzo è il messaggio", sarà automaticamente presa sul serio, non fosse altro perché "il mezzo", "i mezzi" e i relativi operatori, sono per la stragrande maggioranza a libro paga - e che paga - del miliardario in questione. Dunque la dichiarazione sarà inserita non nelle mediocri barzellette di giornata ma nelle dichiarazioni da prendere sul serio.

"Insomma - conclude Capezzone in questo obliquo saggio che  non sorprenderebbe se venisse inserito lestamente, velocemente, repentinamente, nelle università -  vi pagano benissimo per dire  penose cazzate. E allo stesso tempo vi siete assicurati un dolce e ottimo futuro, con direttori di banca che quando vi vedono si sdraiano per terra. Se conoscete un sistema migliore per vivere fatemelo sapere. Ma sarà difficile che possiate farlo".

Daniele Capezzone
Democrazia di schiena
Edizioni della convenienza
pagg. 120.
40 euro  


19 agosto 2008

LA LEGGE DEL CAV 3/ SULLA POLITICA

 

Prima Legge del Cav sulla politica
La politica è la prosecuzione del profitto con tutti i mezzi

Corollari
1) La politica che non garantisce un rendimento immediato per chi la pratica, è inutile.
2) Se il rendimento è troppo basso, è immorale.
3) A scanso di equivoci, per rendimento si intende esclusivamente la quantità di lingotti d'oro accumulati dall'inizio delle attività di governo.
4) E' inutile scendere in campo se poi non lo si può comprare e arredare a piacere.
5) Non è importante ciò che si dice ma quello che si guadagna concretamente dal dire.
6) I valori tradizionali vanno strenuamente difesi. Vi faremo sapere di volta in volta quali tramite tempestiva comunicazione crittografata.
7) Se un principio smette di rendere, meglio abbandonarlo all'opposizione
8) La coerenza paga, ma incassare è sempre meglio.
9) Se una cosa è gratis non esiste. E se esiste non vale mai la fatica.
10) Ogni promessa è credito.

Postulato di Schifani sulla scelta del leader in politica
Il leader del partito è colui che vince il congresso delle dichiarazioni dei redditi

Osservazione di Bondi al Postulato di Schifani sulla scelta del leader in politica
In caso di contestazioni, valgono i beni occulti, poi la quantità di ville sulla stessa isola e in ultimissima analisi la quantità di isole contenute in ciascuna villa

Deduzione di Calderoli sulla Prima Legge del Cav sulla Politica
Con la politica si può guadagnare bene, ma per fare soldi veri ci vogliono le riforme,

Chiosa di Cicchitto alla Prima Legge del Cav sulla Politica
La politica migliore è quella che si fa la mattina presto, a stomaco vuoto e quando ancora tutti dormono

Osservazione di Fini sulla politica
Governare gli italiani sarà pure inutile ma è alquanto redditizio

Intervento di Tremonti sulla Politica (ispirato da Simona Ventura)
Crederci sempre, rimetterci mai

Deduzione di La Russa sulla politica
Un conto sono le chiacchiere, un conto i quattrini

Commento di Scajola alla Deduzione di La Russa sulla politica 
Il secondo conto è sempre più importante

Assioma di Bossi alla Prima Legge del Cav sulla politica
Se il saldo del conto corrente aumenta, il provvedimento è utile

Dichiarazione di Capezzone alla Prima Legge del Cav sulla politica
Ai cittadini italiani non interessa sapere se in politica c'è gente che ruba

Commento di Gasparri alla Prima Legge del Cav sulla politica
Salve a tutti. Dov'è il buffet?


5 agosto 2008

DOPO MC DONALD'S ANCHE AUTOGRILL PRESENTA I PANINI ECONOMICI




Mc Donald's ha annunciato una cura dimagrante per i suoi panini, per cercare di abbassare i prezzi. Anche Autogrill l'aveva già fatto, e avevamo, noi de L'angolo Ottuso, anche anticipato la notizia. Eccovela qua

Dal Poveraccio al Panacqua, ecco i nuovi panini autostradali anti-caroprezzi

Finalmente potete farla finita con la finta fretta con la quale giustificate le mancate soste in autogrill: da oggi potete acquistare nuovi ed economici sandwich senza doverli poi vomitare pensando a quanto cazzo sono costati e alla voragine che si è aperta sulla carta di credito.


Il carovita morde i consumi? L'impennata dei prezzi crea difficoltà ai consumatori? Le industrie italiane rischiano di chiudere? Niente paura: ci sono aziende che sanno fare di necessità virtù, cambiando completamente la propria offerta e rimodulandola in base alle preferenze dei consumatori in difficoltà dal continuo aumento dei prezzi. Una di queste aziende illuminate è l'Autogrill, la celebre catena di ristorazione autostradale che per nulla intimorita dal calo delle vendite dei suoi celebri panini, registrato nei mesi scorsi, ha azzerato la sua linea di panini come il Fattoria o il Camogli, che oramai, diciamocelo, avevano fatto il loro tempo, per rimpiazzarla con una linea nuova di zecca, totalmente ripensata in direzione di una selezione rigorosa e qualitativa dei nuovi ingredienti e nello stesso tempo, un occhio ai prezzi di vendita. Risultato: grande successo, ottima qualità e soprattutto, prezzi contenuti. Non resta allora che presentare i nuovi panini. Buon appetito, dunque, con i nuovi panini firmati Autogrill.

Il Panolio 100% I sapori di una volta ritornano in auge con il Panolio 100%, un gustosissimo panino con olio e sale come li faceva la nonna. Fatto con pane ricliclato al 100%, olio di semi extravergine di girasole riciclato al 100/ e sale finissimo riciclato al 100%, il Panolio è nutriente, saporito e soprattutto fa venire una sete della madonna. Abbinamento consigliato: una botte di gazzosa autarchica, ovviamente riciclata al 100%.

Il Poveraccio Un classico della cucina del dopoguerra, un omaggio a tutti quegli italiani che col duro lavoro e senza tanti privilegi hanno costruito il grande Paese in cui viviamo oggi. Il Poveraccio è un panino fatto con pane povero, cipolla povera e verza povera, tutti ingredienti provenienti dagli scarti di tutti i mercati 'Italia. Gustoso e nutriente (si dice sempre così), il Poveraccio è il panino ideale per chi vuole riscoprire l'Italia di una volta, fatta di cose semplici ma ricche di fascino e significato. E che soprattutto non vuole viaggiare appesantito.

Il Pataker Un quarto di patata vecchia bollita fino allo spappolamento spalmata su un gustoso e sottile cracker invecchiato tre anni. Con il Pataker è possibile rivivere gli stenti e la fame dell'italia dell'immediato dopoguerra quando le nostre patate bollite incontravano i cracker dei soldati americani.

Il Multiplo
Pensato per venire incontro alle esigenze delle comitive di almeno dieci persone, il Multiplo è il panino da mangiare tutti assieme, appassionatamente e contemporaneamente,
disponendosi appositamente in circolo. Un simpatico modo per cementare le amicizie e anche gli stomaci visto che si tratta di una pagnotta di pane vero, appositamente invecchiato di una settimana, farcito da una gustosa distesa di cicoria e cavoli bolliti, per rivivere il fascino del pranzo dei muratori italiani di una volta e di quelli romeni di oggi.

Il Panacqua Il Panacqua concilia l'assoluta semplicità della scelta degli ingredienti con un prezzo davvero economico. Il Panacqua è composto da due fette di pane raffermo che vengono bagnate, al momento, con deliziosa acqua del rubinetto, e servite fredde. La genuinità della preparazione al momento garantisce l'assoluta freschezza di un panino che in breve tempo ha riscontrato un successo enorme nei gusti del consumatore, diventando in brevissimo tempo il paninazzo più venduto in Autogrill.

Self Sandwich Nell'ottica di una completa soddisfazione della clientela esigente, il Selfsandwich è il primo panino al mondo che il cliente porta da casa e che consegna al ragazzo dell'Autogrill. Costui avvolge il panino nei celebri tovaglioli firmati Autogrill e lo riconsegna al cliente dandogli così la reale sensazione di avere acquistato, così come tutti gli altri che stanno lì in quel momento, un panino all'Autogrill, tempio della sosta autostradale degli italiani.

Estratto dal numero zero-bis de L'angolo Ottuso scaricabile al link www.bengodisity.org/angolo/ottuso_0bis.pdf


26 giugno 2008

STASERA IN TV

PRONTI A MORIRE
Di John Ford
Con John Wayne, Monngomery Clift, Shirley Mac Laine
Canale 5, ore 21
Un manipolo di avvocati, agli ordini del potente Silvius Berlusconis, si asserraglia in un'aula di tribunale e avvia un violentissimo conflitto a fuoco di carte bollate, istanze di ricusazione, legittimi impedimenti, richieste di rinvio, certificati medici di testimoni, contro una banda di giudici intenzionata a fare giustizia, costi quel che costi. Il sangue scorre a fiumi mentre lo stato incassa cifre enormi dalle marche da bollo. Prima pellicola del grande regista western. Segue dibattito di Enrico Mentana a Matrix

IL SESTO SENSO
Di Night Shamalayan
Retequattro, ore 21
Un presidente del consiglio in carica ha improvvisamente una visione nella quale si vede condannato a sei anni per corruzione mentre durante gli incontri di stato gli altri premier ridono di lui e lo sbeffeggiano in tutti i modi possibili, causandogli un esaurimento nervoso. Conscio di avere un sesto senso decide di usarlo contro i suoi nemici. Le conseguenze saranno imprevedibili. Thriller psicologico diretto da un maestro del genere.

PONZIO PILATO

di John Houston
Con Burt Lancaster, Elisabeth Taylor, Charlton Heston
Raiuno, ore 21
Drammone esistenziale basato sui racconti di Walter Weltroni. Un tiranno spadroneggia nell'antico stato dell'Ignavia, dove oggi c'è l'Italia. Abituato a fare come gli pare, il tiranno mette sotto accusa chiunque gli si frapponga nel raggiungimento dei suoi piani. L'uomo che potrebbe almeno frenare i suoi istinti e dare una speranza di un barlume di civiltà decide però di non ostacolare i piani del tiranno, concedendogli numerose "aperture non pregiudiziali". Ma gli eventi precipitano. Kolossal storico un po' polpettone.  


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25 giugno 2008

LA LEGGE DEL CAV / 2

 

A grande richiesta (circa due persone) pubblichiamo un altro estratto del famoso libro sulla Legge del Cav. Questa è la volta delle intercettazioni.

Prima Legge di Alfano sulle intercettazioni
Se qualcuno intercetta una chiamata, si fotterà

Corollari
1) Al telefono ogni cosa è diversa.
2) Anche a tu per tu.
3) Se volevo far sapere alcuni fatti penalmente rilevanti, chiamavo io.
4) Ogni intercettazione comporta un costo intollerabilmente basso rispetto all'enormità del danno che produce.
5) Anche se fosse un costo intollerabilmente alto, il danno è sempre maggiore.
6) L'importanza di un intercettazione è troppo direttamente proporzionale all'importanza dell'intercettato.
7) Che fine fanno i cari vecchi metodi d'indagine di una volta?
8) Chiunque intercetta che almeno prima si presenti.
9) Le intercettazioni o si fanno a tutti (contemporaneamente) o a nessuno, dice il principio di uguaglianza.
10) Ma che ve ne fotte a voi di quello che dico io?

Osservazione di Ghedini al Primo Corollario della Prima Legge di Alfano sulle intercettazioni
E sicuramente non corrisponde a quello che avete capito voi

Postulato di Schifani al Decimo Corollario della Prima Legge di Alfano sulle intercettazioni
E comunque stavo mentendo

Variante del Cav alla Prima Legge di Alfano sulle intercettazioni
Si fotterà pure se ci ha soltanto provato

Postulato di Bonaiuti alla Prima Legge di Alfano sulle intercettazioni
Tanto anche l'opposizione è d'accordo

Variante di Vito al Postulato di Bonaiuti sulla Prima Legge di Alfano sulle intercettazioni
Del resto siamo tutti sulla stessa barca

Osservazione di Capezzone sulla Prima Legge di Alfano sulle intercettazioni
Ai cittadini italiani non interessa nulla di chi è stato intercettato e perché

Osservazione di Pecorella sulla Prima Legge di Alfano sulle intercettazioni
Prevenire l'intercettazione è sempre meglio che doverla contestare

Deduzione di Ghedini all'Osservazione di Pecorella sulla Prima Legge di Alfano sulle intercettazioni
Specie se non si hanno argomenti

Considerazione di Cicchitto sulle intercettazioni
Se siamo il paese più intercettato d'Europa un motivo ci sarà ma non è quello che pensate voi

Commento di Gasparri alla Prima Legge di Alfano sulle intercettazioni
Vabbè, siamo tutti d'accordo?


20 giugno 2008

LA LEGGE DEL CAV



Dopo "La Legge di Murphy", riceviamo e volentieri pubblichiamo un estratto del famosissimo libro: "Legge del Cav". Che dire? Accattatavillo!

Lodo Schifani (Prima legge del Cav)

Se un processo non può essere sospeso, lo sarà comunque.

Corollari
1) Se un processo è stato sospeso anche altri lo seguiranno.
2) Le probabilità che una bassa carica dello stato venga considerata alta è direttamente proporzionale al numero dei procedimenti penali in corso contro di lei.
3) Ogni richiesta di rinvio a giudizio provoca una reazione maggiore e contraria che la annichilisce seduta stante.
4) Una pronuncia negativa della corte costituzionale sul Lodo Schifani genera sempre un nuovo Lodo Schifani maggiore e contrario.
5) Il Lodo Schifani generato da una pronuncia negativa della Corte costituzionale si inserisce per diritto nel file registro del funzionamento del sistema.
6) Anche il funzionamento del sistema può essere sospeso.
7) Un procedimento penale contro un'alta carica dello stato contiene sempre un errore, se si guarda bene.
8) Lo contiene anche se non si è guardato bene.
9) Nel caso in cui il procedimento davvero non contenesse alcun errore ci si comporterà come se lo contenesse.
10) L'errore è sempre grave e tale da pregiudicare l'intero procedimento.

Variante del Cav al Lodo Schifani
Se il processo è sospeso, conviene farlo morire.

Postulato di Cicchitto al Lodo Schifani
Una bassa carica dello stato diventa automaticamente alta appena riceve notizia di un procedimento penale contro di lei.

Variante di Vito al Postulato di Cicchitto sul Lodo Schifani
Sempre che sia uno dei nostri.

Assioma di Vito
La fondatezza di un procedimento penale contro un parlamentare è inversamente proporzionale al numero dei voti ricevuti dal partito del parlamentare

Corollario di Vito all'assioma di Vito

Sempre che sia uno dei nostri  

Prima Legge di Pecorella sulla prescrizione
Se la prescrizione può scattare, lo farà

Corollari
1) se un processo va incontro alla prescrizione, va lasciato andare: è la natura.
2) La prescrizione serve quando il processo duole.
3) Se la prescrizione incontra un termine, non è un termine valido.
4) Se ne incontra un altro, è illegale.
5) Se ne incontra un altro ancora, è chiaro che manca una legge.
6) La velocità della prescrizione è infinitamente superiore a quella del processo.
7) La prescrizione va calcolata per difetto con arrotondamento ai decimi di secolo inferiore.
8) La prescrizione decorre sempre, anche quando meno te lo aspetti o non la credevi possibile.
9) Il processo si presume prescritto fino a prova contraria.
10) la prova contraria può mancare o essere essa stessa prescritta.

Variante di Vito alla Prima Legge di Pecorella sulla prescrizione

Sempre che si tratti di uno dei nostri.

Commento di Gasparri alla Prima Legge di Pecorella sulla prescrizione
Non ho capito ma va bene.

Prima Legge di Ghedini sulla Ricusazione
L'imputato è il miglior giudice di sé stesso

Corollari
1) Un giudice può essere sempre ricusato, e lo sarà
2) Se un giudice può essere di sinistra, lo è.
3) Se un giudice non è di sinistra, non importa.
4) Se un giudice può essere di sinistra, allora lo è tutto il collegio giudicante e l'intero tribunale.
5) Se un giudice si oppone alla ricusazione, è la prova della fondatezza della richiesta.
6) I motivi validi per la ricusazione di un giudice sono infiniti.
7) Non chiedersi perché ricusare un giudice ma chiedersi perché no.
8) L'istanza di ricusazione respinta produce sempre una nuova istanza uguale e maggiore.
9) La prova dell'inimicizia grave, causa di ricusazione, risiede fondamentalmente nell'avere il giudice istruito il processo.
10) Un giudice che sostituisce il giudice ricusato va ricusato anch'egli, fino alla nomina come giudice di un parente stretto dell'imputato.

Osservazione di Previti sul decimo corollario della Prima Legge di Ghedini sulla ricusazione
Se il parente ha un legittimo impedimento, si impedisce il processo

Variante di Vito alla Prima Legge di Ghedini sulla ricusazione
Sempre che sia uno dei nostri

Commento di Gasparri alla Prima Legge di Ghedini sulla ricusazione
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Postulato di Cicchitto alla Prima Legge di Ghedini sulla ricusazione
Se l'imputato non ha tempo per giudicarsi, è assolto.

Osservazione di Pecorella sul Postulato di Cicchitto alla Prima Legge di Ghedini sulla ricusazione
Se l'imputato si è assolto una volta, lo sarà sempre.

Variante di Vito sull'Osservazione di Pecorella sulla Prima Legge di Ghedini sulla ricusazione
Sempre che sia uno dei nostri.


3 giugno 2008

RECENSIONI/ SAGGISTICA DI ATTUALITA'



Si stima che al mondo ci siano tra i 12 e i 15 milioni di rom e finora nessuno è mai riuscito ad individuarne uno che non sia un delinquente. Il Libro nero dei rom è una raccolta, ragionata e selezionata, di oltre cento saggi scritti negli ultimi cento anni da quotidiani autorevoli come "il Giornale", "Libero", "La Padania", e telegiornali come il TG5, TG4, TG1 e TG2 che dinostrano in modo incontrovertibile le reali origini e le gesta criminali del cosidetto "popolo rom", fatte esclusivamente di scippi, borseggi, rapine, ratto di bambini, furti e disumanità varie, commesse in tutti gli stati che hanno avuto la sfortuna di ospitare questa gentaglia. Il Libro svela in una nuova luce storica e antropologica le origini, le gesta e il futuro di una etnia nata per delinquere, e dedita esclusivamente al furto e al rapimento di bambini. Ecco allora la verità, senza tentennamenti ed eufemismi, a cominciare dal famoso cromosoma Y presente nel loro corredo genetico che, lungi dal dimostrare la loro origine indiana come vuole la storiografia ufficiale, contaminata dal politicamente corretto, è in realtà la prova della loro indole genetica che li spinge inevitabilmente a rubare, come dimostra l'illuminante saggio del dottor Fuckrom, infermiere specializzato all'ospedale per bianchi di Whitepower, Arizona. Il libro fa giustizia di tutta una serie di menzogne e falsità come ad esempio il presunto olocausto che sarebbe stato perpetrato da nazisti ai danni dei rom. Secondo il bellissimo saggio dello storico tedesco Otto Mengele è esattamente il contrario: "furono infatti i rom ad organizzare agguati e stragi pianificate e portate a termine senza pietà ai danni di inermi battaglioni delle SS che pacificamente si aggiravano a scopo turistico in Polonia, Cecoslovacchia e nelle repubblice baltiche". E ancora: una grande inchiesta di Mario Borghezio pubblicata dalla "Padania", in cui si dimostra come "I rom hanno rubato, rubano e ruberanno sempre, specialmente i bambini che poi smontano per usare i loro organi come condimento per l'insalata" sulla scia del grande sociologo Richard Bullshit che ha dedicato allo studio sui rom tutta la sua inutile vita. Il libro nero sui Rom è un titolo immancabile nella liberia di qualsiasi democratico che ragiona con la sua testa e non è disposto a farsela dare a bere dalle verità buoniste propalate ad arte.

Autori vari
IL LIBRO NERO DEI ROM
Edizioni Ariane
780 pagg. 30 euro




Alla fine del ventunesimo secolo l'Europa sarà una provincia dell'immensa repubblica cinese comunista e gli europei saranno deportati in massa nelle fabbriche della regione del Guandong a lavorare per produrre beni di lusso per i ricchi cinesi residenti in Europa. E' questa la verosimile previsione di Adrian Borghezios e Frank Calderol, due elettricisti che hanno dedicato tutti i loro weekend allo studio dell'immenso continente cinese e dei loro abitanti, ricavando preziose conferme a quelli che si ritenevano, a torto, i più triti luoghi comuni, costituendo invece precise ed orrorifiche pratiche in uso da millenni nella loro cosiddetta "cultura". Ad esempio, la spiegazione dei misteriosi "funerali cinesi" che in Occidente non si vedono mai. "I cinesi muoiono come gli altri - scrivono i due studiosi - non è vero che sono immortali, il fenomeno è in realtà molto semplice: per confezionare i miliardi di involtini primavera e di ravioli alla griglia e al vapore, che ogni giorno vengono serviti sulle tavole di tutto il mondo, i cinesi usano i cadaveri dei loro connazionali morti, risparmiando così nell'acquisto delle materie prime e neile spese per i funerali". Il libro fornisce un'analoga spiegazione anche per i negozi cinesi che sempre più frequentemente appaiono nelle nostre città offrendo merce che non interessa a nessuno e apparendo sempre vuoti e antieconomici. I due autori affermano, con sprezzo del pericolo costituito dalle ire della storiografia ufficiale e del buonismo imperante, quello che in realtà molti pensano: i cinesi oltre a mangiarsi tra di loro non sanno fare un cazzo e i loro negozi del cazzo ne sono la dimostrazione più evidente". Dalla cina con orrore è il saggio che mancava sulle vostre librerie bianche, un titolo immancabile per ogni vero democratico difensore dei valori dell'occidente.

Adrian Borghezios, Frank Calderol
DALLA CINA CON ORRORE
Editoriale dello Spadone
150 pagg, 15 euro




"Si inginocchiano su luridi tappeti sporchi, si vestono con le lenzuola e si mettono la tovaglia da pranzo in testa, si sodomizzano schifosamente tra di loro mentre si sposano più volte solo per ridicolizzare il matrimonio occdidentale, credono in un dio che è una macchietta e aspettano un paradiso dove trombarsi 70 e passa vergini in mezzo ai ruscelletti, offendendo tutti i santi e i morigerati del mondo. E il bello (si fa per dire) è che vengono qui, ci fanno saltare per aria e dicono che siamo noi i corrotti. Che altro devono fare i musulmani affinché l'occidente si renda conto che sono un pericolo mortale da affrontare nella manierà più radicale?" Da questo interrogativo parte il phamplet di Smith & Wesson, docenti di storia revisionata e tagliandata all'università di Bullet Guns, nello stato americano dell'Indiana, nonché eccellenti collaboratori del "Foglio" di Giuliano Ferrara, che mette in fila tutte le anomalie della religione islamica, dimostrando senza timore e tatticismi accademici, come questa sia incompatibile con l'essere umano e come i musulmani siano, al pari della gramigna, un popolo da estirpare in profondità. "Li abbiamo lasciati fare per tanto tempo e il risultato adesso è che ci sono addirittura interi stati musulmani basati sulla blasfemia e sull'incularella reciproca". Cosa fare, allora? "Niente paura - dicono Smith & Wesson - gli stati musulmani vanno innaffiati con congrue bombe atomiche affinché si pialli tutto il terreno e le radiazioni garantiscano che laggiù, per il momento, solo agli scarafaggi sia consentito di organizzarsi socialmente". un Mondo senza turbanti è un phamplet scomodo, duro, intransigente, ma che ha il pregio di dimostrare come sia necessario per le democrazie occidentali affrontare con giusto piglio i problemi internazionali. Preziosa prefazione di Giuliano Ferrara. Postfazione di Marcello Pera. In calce una "Preghiera per l'estinzione" di Joseph Ratzinger.

Lawrence Smith e Jim Wesson
UN MONDO SENZA TURBANTI
Edizioni Tomahawk
100 pagg, 10 euro

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