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vocidipopolo
Un blog di nicchia


Guest Star


16 marzo 2010

SALUTI DALLA BIRMANIA

Riceviamo e per forza pubblichiamo, un comunicato del Capo in vista dei sondaggi regionali del prossimo 28-29 marzo

Care amiche, cari amici dei Club della Libertà,

da quando sono sceso in campo per salvarmi dal fallimento e dalla galera, alla vigilia di ogni sfida elettorale, ma anche dopo, insomma sempre, la magistratura riesce a scoprire almeno uno dei miei innumerevoli abusi e crimini commessi contro la legalità e la democrazia.
 
Questo indubbiamente influenza il voto dei cittadini.

Ci hanno scoperti ad esempio in Lombardia e Roma con delle liste taroccate e fasulle, per le quali noi abbiamo tentato come al solito di ribaltare il tavolo secondo la consueta strategia che consiste nell'accusare altri di illegalità che abbiamo fatto noi, e in Lombardia per fortuna ci siamo riusciti.

L'informazione televisiva di opposizione è già stata soggiogata e ridotta all'impotenza, tuttavia rimane l'informazione prodotta da giornali e siti internet purtroppo non ancora di mia proprietà, che si ostinano a riportare le notizie che mi vedono indagato e accusato di crimini direttamente derivanti dalla mia carica politica e dai miliardi (di euro) che ho accumulato in larga parte illegalmente.

Di fronte a questo ultimo esempio di magistratura indipendente ed autonoma e senza alcun timore reverenziale, e anche in riferimento ai precedenti tentativi di questa di portare a termine i processi che mi vedono imputato - nonostante il congruo numero di leggi ad personam realizzate per il mio esclusivo interesse personale - non possiamo, non potete rimanere indifferenti, dobbiamo reagire, dovete reagire.

Per questo motivo vi invito a mobilitarVi per il 20 di marzo, quando, tutti assieme, manifesteremo in difesa del diritto all'impunità e all'illegalità formale e sostanziale per me e i miei familiari, amici e sodali; per il nostro diritto alla privacy delle comunicazioni telefoniche tramite le quali spesso si organizzano i necessari intrallazzi e illegalità diffuse; per ribadire i risultati antidemocratici del mio Governo e per far sottoscrivere tutto ciò ai nostri tredici candidati alla presidenza delle Regioni, a pena di licenziamento in tronco in caso di inosservanza.

Si tratta ancora una volta di una scelta di campo tra il governo degli abusi e delle illegalità e la sinistra bolscevica e comunista, tra l'Italia del fare a qualsiasi costo l'importante è che ci si guadagni, e quella che invidia il nostro successo soprattutto con i soldi e con le donne.

Per questi motivi chiedo a tutti Voi, a tutti i Club della Libertà, a tutti coloro che si informano dal Tg1, a tutti coloro che in buona fede credono che io sia realmente interessato al futuro dell'Italia e non a quello di Mediaset-Fininvest, di partecipare alla grande manifestazione di Piazza San Giovanni.

Ancora grazie e ovviamente siete tutti invitati a Villa Certosa per il party di ringraziamento. 

Silvietto vostro


14 marzo 2010

UN'INFORMAZIONE GRADITA A CHI COMANDA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la versione "lunga", e soprattutto schietta e sincera dell'editoriale del Tg1 di oggi di Augusto Minzolini che non è andato in onda per motivi di tempo (in tv, si sa, il tempo è tiranno, maledizione!).

UN'INFORMAZIONE CHE SIA GRADITA A CHI COMANDA

Di Augusto Minzolini

Cari telespettatori del Tg1 e lettori di vocidipopolo,

come avete sentito, alle 13 di oggi è arrivata la smentita della Procura di Trani sul fatto che io fossi indagato. Per un giorno, però, anche il mio nome è entrato nel frullatore delle intercettazioni ed ha riempito i notiziari delle tv e le pagine dei giornali.

Ho provato in prima persona cosa vuol dire la gogna mediatico-giudiziaria ma, a differenza di quando facevo il giornalista retroscenista e molto allegramente inventavo notizie, salvo poi arrampicarmi sugli specchi per smentirle e salvarmi dalle querele, oggi che faccio il direttore del Tg1 ed eseguo  ordini precisi e delle querele me ne fotto - dato che eventualmente c'è chi pagherà per me - è naturale che trovi intollerabile il frullatore delle intercettazioni, soprattutto se coinvolgono il rapporto tra me e il mio datore di lavoro.


Francamente avevo deciso che in questo periodo di campagna elettorale non avrei fatto editoriali, visto che il mio datore di lavoro aveva già fatto tabula rasa di programmi e oppositori tv e dunque un mio intervento sarebbe potuto passare come il becchino che dice al cadavere: "che t'avevo detto? era meglio che ti stavi zitto o no?".

Mi vedo invece costretto ad intervenire in quanto questa vicenda non tocca solo la mia persona, quanto il rapporto di ubbidienza e lealtà con chi mi ha messo su questa poltrona, e cioè il mio datore di lavoro. Tocca allora fare qualche riflessione. L'inchiesta della Procura di Trani nasce dall'ipotesi che qualcuno abbia fatto pressioni sui mezzi di informazione, e tra questi il Tg1, per indurli a trascurare i risultati di un'indagine sull'American Express. Alla fine si scopre però, che l'unico tg a riportare la notizia, è stato proprio il Tg1.

Intendiamoci, se il mio datore di lavoro mi avesse fatto sapere che questa notizia non la gradiva, non sarebbe uscita nemmeno se vedevo il Padreterno con una carta di credito truccata in mano, ma ciò non è accaduto e dunque ho lasciato che la notizia, propostami dalla redazione, andasse in onda, anche perché in quel momento ero occupato a dare il massimo risalto ad una scoreggia di Capezzone, emessa proprio in quel momento e dunque bisognosa della mia massima cura e attenzione affettuosa, affinché crescesse, si sviluppasse e librasse libera e potente nell'etere.

Allora tutto chiarito? No, perché proprio in quell'indagine, spunta qualche telefonata del presidente del Consiglio. Ed ecco che il meccanismo che qualcuno ancora si ostina a definire democratico si mette in moto: si apre un altro filone di indagine, alcuni pochi giornalisti ancora non a libro paga del mio datore di lavoro o non sufficientemente intimiditi o fatti fuori - e che non si fanno mai i cazzi loro - vengono a sapere dell'inchiesta e si inventano addirittura un avviso di garanzia per il direttore del Tg1, che sarei io, se non l'avete ancora capito.

La mia colpa? Avere preso ordini da Berlusconi al telefono. Ora, il direttore del Tg1 è anzitutto un esecutore di ordini, emessi da chi lo ha posizionato seduto a quel pregevole posto, ed è quindi del tutto naturale che il direttore del Tg1, sappia cosa il Presidente del Consiglio gradisca oggi vedere come notizia. Così come è naturale che il direttore del Tg1 parli con tutti gli altri politici del partito del Presidente del Consiglio, posto che Sua Maestà non può farti sempre l'onore di rivolgerti la parola personalmente.

Quindi molto spesso, parlo con Bonaiuti, Letta, Capezzone, e tutti gli altri Pretoriani della Guardia Repubblicana. Lo faccio io, come lo hanno fatto prima di me, al netto di ogni ipocrisia ma certamente non con il mio stesso talento, faccia di bronzo e dedizione alla Causa, tutti i miei predecessori.

Quindi, dov'è il reato? Dov'è lo scandalo? Prendo ordini da Berlusconi? Ma scusate, ma chi credete che mi abbia messo qua, la Fata Turchina? Il Gatto con gli Stivali? Godzilla? E per cosa credete che mi abbiano messo a fare? Per dare le notizie?


Certo, io sono libero, liberissimo, di mandare in onda gattini che vanno sul surf e gli stivali pitonati a punta che vanno di moda quest'anno, ma finisce là. Il resto, cari telespettatori del Tg1, viene deciso altrove e io faccio esclusivamente il passacarte.

La realtà è che qualcuno vorrebbe che alla direzione del Tg1 ci fosse un giornalista indipendente, che non risponda alle telefonate di Sua Maestà e chi per lui, e che decida lui e lui soltanto, cosa trasmettere e cosa no.

E magari un direttore che privatamente al telefono non dia consigli a Sua Maestà e non dica in tv la sua (di Sua Maestà ovviamente). E che in caso contrario, sia un giornalista da cacciare a pedate fuori dalla redazione.

 
Insomma. c'è chi vorrebbe un direttore indipendente e autonomo. Solo che io non sarò mai un direttore indipendente e autonomo: per rispetto a chi mi ha messo qua seduto e per lo stipendio che mi ha assegnato, per rispetto a tutti quelli che hanno fatto il mio nome a Sua Maestà, ma soprattutto per offrire a voi, telespettatori del Tg1, un'informazione fatta direttamente a Palazzo Grazioli e che arriva nelle vostre case calda e appena sfornata, senza alcuna imperfezione o impurità.

Un'informazione il più possibile prona, asservita, e soprattutto tranquillizzante e in grado di trasmettervi tutto l'Amore che Sua Maestà prova per voi e bontà Sua, per me.     


10 marzo 2010

E' TUTTA COLPA DEL PD

Per gentile concessione del grande politologo Angelo Panebianco pubblichiamo una versione Extended Play del suo editoriale pubblicato oggi dal Corriere della Sera.

UN PARTITO PRIGIONIERO

di Angelo Panebianco

La tragicommedia non è ancora finita. Riassumendo: il Governo, per rimediare ad un pasticcio causato dalle troppe, inutili, contraddittorie, estenuanti, stancanti, ipocrite, azzeccagarbuglistiche regole previste per presentare una lista alle elezioni, emette un decreto legge al fine di  far riammettere la lista Pdl del Lazio, ingiustamente e proditoriamente esclusa da una magistratura cavillosa, astiosa, penosa, pensosa, lacunosa e ideologizzata, sempre pronta a trincerarsi vilmente dietro ai codici e alle procedure bizantine.

E il Pd che ti fa? Invece di approfittare dell'occasione per mostrarsi responsabile ed affidabile, inscena una protesta, si agita, si dimena scomposto, accetta perfino di partecipare ad una manifestazione contro il decreto legge.


Il centrodestra ha molti difetti, e avremo tempo di parlarne, intanto quello che qui interessa è descrivere un partito, il Pd, che è prigioniero di Di Pietro, gli porta il caffè a letto tutte le mattine, e ne subisce i nefasti effetti in termini di ideologia distruttiva e very cheap.

Il Pdl ha sbagliato, e avremo modo di parlarne in futuro alquanto remoto, ma quello che qui interessa è descrivere la pochezza di un partito, il Pd, che aveva l'occasione di fare bella figura. Ovvero, dire al Pdl: avete sbagliato? Può capitare, nessuno è perfetto. Solo chi fa, sbaglia mentre chi non fa non sbaglia mai, e dunque: se la vostra lista non è stata ammessa, ve ne prestiamo una nostra, i nostri candidati si iscrivono al Pdl, ail Ministero dell'Interno aggiunge una scritta a penna affianco al simbolo e la lista PD diventa PD-L. Cosa ci voleva? La Fata turchina?

Il Pd ha avuto dunque l'occasione di mostrarsi come un partito realmente democratico, responsabile, affidabile, con in cima ai suoi pensieri l'interesse degli elettori Pdl. Niente di tutto questo. Anzi, al contrario, il gruppo dirigente Pd continua a pronunciare frasi irresponsabili, del tipo:" è tutta colpa loro, se la risolvano loro". Bene, bravi, bis.

Il centrodestra ha molte responsabilità, e avremo modo di parlarne un giorno, magari nel 2032, intanto quello che qui interessa è stabilire una volta per tutte se il decreto legge emanato dal governo e controfirmato da Napolitano sia o no un vulnus democratico. Qui i costituzionalisti sono divisi, tra quelli che negano questa circostanza (e che sono nel giusto)e quelli che la affermano (che però sbagliano di grosso).

Nessun vulnus, dunque, mentre è giusto parlare di mero "decreto di cortesia" allo stesso modo del passante che ti chiede un'informazione su dove si trova la tal via e tu, cortese e democratico, non solo gli indichi la via ma gli insegni anche una scorciatoia, affinché il passante possa arrivare più presto a destinazione. Tutto qui.

Era questo che ci si aspettava dal Pd, ma è inutile rimarcarlo. Questo partito non è evidentemente capace di costituire una reale alternativa di governo. Se ogni volta, infatti, che il centrodestra - che ha molti problemi e avremo modo di parlarne da qui al secolo prossimo - emette un decreto, una legge ad personam, ad partitum, ad televisionem, ad aziendam, ad listam,ad emeritim cazzi lorom, il Pd non fa altro che inalberarsi, contorcersi, emettendo bave dalla bocca, il che significa solo una cosa: non è un partito su cui si può contare nel gioco democratico. Un gioco che, è bene ricordarlo,dove chi ha vinto comanda senza limiti alcuni e chi sta all'opposizione si oppone  soprattutto ed esclusivamente sulle questioni meramente di fuffa ideologica, chiacchierare e filosofeggiare sui massimi sistemi che va bene, ma quando serve davvero, si posa la tazza di tè sul tavolo e si dà una concreta mano per permettere ad un governo di governare, facendo in questo modo l'interesse degli elettori tutti e non solo dei suoi.

Ma questo Pd appare proprio non in grado di apprendere queste minime regole democratiche e farle proprie. preferisce andare appresso a vetusti concetti veteropolitico-marxisti come le solite e oramai mitiche regole che, ce lo stanno ripetendo in tutte le salse ultimamente fino alla nausea, sarebbero uguali per tutti e amenità simili buone per discuterne nei salotti delle contesse e delle baronesse.

Chiariamo una volta per tutte questo concetto. Le regole NON sono uguali per tutti. Il governo ha il diritto di governare e se c'è uno che si alza la mattina e butta fuori la lista del governo è ovvio che il governo deve reagire. La lista del Governo deve poter passare, perché lo vogliono gli elettori che hanno democraticamente eletto un governo. Punto.


L’intera vicenda si presta a considerazioni amare sulla qualità, la tempra e la professionalità della classe politica, di destra e di sinistra. Sulle debolezze (tante e complesse) del centrodestra ne parlerò quando avrò voglia e non è detto che accada presto. Per quanto riguarda il Pd, basti ricordare che se siamo a questo punto la colpa è soltanto loro.

Continuano imperterriti con atteggiamenti addirittura di contiguità e di alleanza con chi innalza il vessillo ormai logoro del rispetto delle norme, come se la ratio delle norme - di tutte le norme - non sia sempre costituita dalla tutela dell'interesse dei cittadini e di chi li governa e di conseguenza è sempre opportuno, utile e democratico, piegarle queste benedette norme,  cancellarle, ignorarle, far finta che non esistano, deriderle, fischiettare allegramente mentre esse bruciano sull'altare della governabilità e del progresso morale e civile di una nazione ancora troppo prigioniera di partiti prigionieri di ideologie prigioniere già condannate dalla storia, quando anch'essa non prigioniera.

Per quanto riguarda le colpe del centrodestra, avremo modo di parlarne in un'altra vita, sempre che queste esistano realmente. 


18 settembre 2008

GUEST STAR/ GIANLUCA NERI E LA BLOGFEST

Cari amici, questa volta siamo davvero onorati di ospitare un grande del pensiero digitale moderno, un guru della comunicazione internettiana, un profeta del futuro del web. Direttamente dal resort in Polinesia del sud dove si sta godendo il meritato riposo dopo le fatiche per l'organizzazione dell'evento più cool dell'anno, la Blog Fest di Riva del Garda, ecco a voi Gianluca Neri, il patron di Macchianera, in un formidabile pezzo su come si fanno i quattrini su Internet. Buona lettura e buona fortuna!




BLOGFEST 2008: IL RESOCONTO (VERO)

Di Gianluca Neri

E va bene, accetto volentieri l'invito di vocidipopolo a scrivere realmente quello che penso della blogfest di Riva del Garda, visto che l'analogo pezzo su Macchianera non si può leggere per quanto è intriso di tonnellate di falsa modestia e di anni luce di ruffianeria propedeutica alle altre cose che ho in programma di fare.

Del resto, quel pezzo è parte integrante delle mie attività a scopo di lucro in rete, sapete, qualcuno può pensare che io sia uno qualunque, un blogger come tanti che si diverte a organizzare cose carine, così per passare il tempo assieme agli amici. Chi lo pensa, se lo faccia dire, senza offesa eh, però è davvero un cazzone! Per chi ancora non lo sapesse, io sono stato capace di fare soldi su internet quando il web era 0.0 altro che 2.0 con cui tutti oggi si riempiono la bocca. Dice: e allora perché scrivi adesso questo pezzo?

Ma così, perché sono pur sempre anche uno spirito libero, mi diverto a sparigliare le carte, a sorprendere chiunque con un dribbling, una finta, oplà ed ecco che tu che pensavi di potermi controllare, ecco che te ne vai a terra, imbecille, io sono un talento, mica cazzi. E perciò chi mai potrebbe sospettare che vado a scrivere queste cose proprio su un miserrimo blog satirico da cinquanta-sessanta accessi al giorno, roba che manco mio nipote sul suo blackberry dell'asilo... Chi ci crederebbe che davvero sono io quello che scrive? Perciò, cari amici, ecco in poche parole quello che penso della Blogfest di Riva del Garda.

La pioggia. Effettivamente l'avevo prevista e quando è arrivata non me n'è potuto fregare di meno. Svogliatamente ho alzato un braccio in segno di stizza e senza staccare gli occhi dall'estratto conto della banca che mi documentava gli arrivi dei bonifici degli sponsor, ho detto: mandateli al palazzo dei congressi, che cazzo l'abbiamo previsto a fare, se no? Però, non sarei quello che ha fatto i soldi con internet quando internet era agli inizi se non avessi la capacità di girarmi anche questo evento a favore. E allora permettetemi di ringraziare tutti i volontari che hanno lottato lo stesso per evitare che piovesse (non era possibile, ma non ho voluto dirglielo, se no ci restavano male) e per essersi depressi, inutilmente visto che spostarsi al palazzo dei congressi non era mica un dramma. Questo però non vuol dire che io accetti il fatto che abbia piovuto così, senza fare una piega, altrimenti non sarei quello che ha fatto soldi su internet prima ancora che internet sapesse che si potevano fare soldi con lei. Sto svolgendo discrete indagini ad alto livello per scoprire non tanto chi ce l'ha mandata, un'idea ce l'ho, (non sono mica nato ieri) ma soprattutto il perché, anche se un'idea ce l'ho (non sono mica nato ieri).

Le persone. Non so voi, ma io alla fine di una festa ho sempre l'impressione di non aver dedicato abbastanza tempo alle persone a cui tengo: amministratori delegati, azionisti importanti, venture capitalist, direttori del marketing e della comunicazione, content manager, direttori di tv e giornali. E’ un senso di colpa che, ve lo assicuro è incredibile e devastante. Pensateci: magari ti distrai un attimo ed ecco che ti passa davanti l'amministratore delegato di Fastweb, di Eni, di Pirella Lowe e tu, porca di una troia, non te ne accorgi. Magari invece ci parlavi, lo agganciavi ed ecco gettate le basi per un contrattino di consulenza da cento-duecento mila testoni. Ecco perché alla Blogfest chi mi incontrava notava che andavo a leggere direttamente il badge senza guardarlo in faccia. Mi capirete, ma non stiamo alla festa di compleanno del nipotino Guido, ragazzi, il tempo è denaro e non è che posso perdere un colloquio ad esempio con Franco Bernabè, che per lui trecentomila euro sono una scoreggia nello spazio, perché magari devo parlare di scempiaggini con iononsononessunopuntochicazzoseipuntoit? Per questo vorrei che accettaste le mie profonde scuse se non vi ho cagato di pezza. Son sicuro che capirete.

Il Tiffany. Ecco, un’altra delle cose che avrei voluto il piacere di farvi vivere era il Tiffany. E parlo, ovviamente, della tranquillissima spiaggetta sul lago nella quale, solitamente, amavo ritirarmi assieme ad una ristrettissima elite di persone.
Mi spiace non siate potuti entrare. Solo che l'avevo riservata per me, i miei amici per le persone a cui tengo, descritte sopra. Per questo la maggiorparte dei badge non permettevano l'accesso, guardato a vista da imponenti gorilla prestatimi gentilmente dalla sicurezza di Telecom. Capirete che non potevo permettere che qualche mio interessante colloquio fosse interrotto da unascoreggianell'universopuntononcontouncazzopuntoit né che l'amministratore delegato di qualche importante sponsor, ad esempio della telefonia, fosse interrotto da iocheodioigestoriditelefoniapuntocheladrichesonopuntoit, mentre faceva petting spinto con una delle ragazze che un altro sponsor mi ha procurato. Sono sicuro che capirete. 

I bambini. Ce li ho sul cazzo, e non vedo davvero cosa cazzo c'entrino, però qualcuno mi ha fatto notare che se sono figli di amministratori delegati e presidenti di consigli di amministrazione, sono degni della massima tolleranza e meritevoli di qualsiasi assistenza. Perciò la prossima edizione faremo un kindergarten con accesso a tessera magnetica e scansione dell'iride.

I premi. Vi stupirò ma dei premi non me ne fotte assolutamente nulla e chi mi accusa di premiare i miei amici, gli amici degli amici, e quelli che piacciono a me, non capisce veramente un cazzo, e non farà mai soldi con internet. Ragazzi, lasciate che vi dica una cosa, magari imparate una lezioncina utile. I premi non interessano a nessuno tranne che ai premiati ma soprattutto i premi non portano una lira! Sappiatelo. Mentre invece portano soldi e molti, organizzarli, i premi, e soprattutto coinvolgere gli sponsor, convincendoli che è una cosa figa, che davvero si premiano i più popolari blog della blogosfera. Una suprema cazzata, ma bisogna dirla e mostrare di essere convinti quando la si dice, in modo che tutti gli altri ci credano. Come diceva quello: più è grossa la cazzata più la gente ci crederà. Ed è vero, cazzo. Ma davvero credete che la Blogfest possa in qualche modo rappresentare addirittura la "blogosfera"? E' come dire che Miss Caserta davvero elegge la più bella di Caserta! Col cazzo, quello che davvero conta, ragazzi, è l'apparenza, che è data dalla comunicazione, imparate anche questa, magari in futuro due lire le alzate.

Dibattiti e BarCamp. Non so cosa ne pensiate voi, ma ho avuto l’impressione che quelli che realmente contavano, cioè le conferenze tenute da amministratori delegati e presidenti dei consigli di amministrazione, abbiamo funzionato alla grande. Alla fine dei loro interventi li ho visti soddisfatti e quando mi hanno dato i loro cellulari, dicendomi, ok, Neri mi venga a trovare in ufficio a Milano che magari combiniamo qualcosa, ho capito che avevo fatto centro. Negli altri altri barcamp non ho idea che abbiano detto, magari se qualcuno mi manda una sintesi, dico alla redazione di fare dei post giusto per far comunicazione di ritorno.

Gli sponsor. Essere riusciti a portarne un certo numero dimostra quanto possa essere bravo. La cosa importante in ogni evento è chiudere subito un accordo con il primo, in modo che si crei quel fenomeno tipico che una volta che c'è un'azienda, anche tutte le sue concorrenti vogliono partecipare.
Non sanno perché, né se la sponsorship gli interessa veramente. La sola cosa che interessa veramente è che se ci sta l'azienda concorrente ci devono essere anche loro, perché non sono mica stronzi a lasciare campo libero a quei bastardi dei concorrenti. Se si è bravi come me, questo giochetto, può rendere molto, molto molto molto. Se la prima volta vi pagate tutte le spese e ci esce una discreta sommetta per il vostro impegno, la volta seguente allargate il giro e vi ci pagate un paio di vacanze come si deve e il nuovo ufficio per qualche anno e se siete dei talenti come me che ho fatto soldi con Internet ancora prima che i soldi sapessere che potevano passare anche per una cosa chiamata internet, ci campate tutta la vita e vi mettete un gran pacco di soldi da parte.
Già che ci siamo, vi do due dritte su come si aggancia uno sponsor: Mettetevi per un attimo nei panni di amministratori delegati e presidenti dei consigli di amministrazione. Quelli ogni giorno sono alla caccia di occasioni per dimostrare ai loro azionisti che si stanno dannando l'anima per incrementare il fatturato dello 0,1% quest'anno e trovare nuovo sbocchi di mercato, nuovi target da aggredire, in modo fantasioso e sorprendente.
Cosicché un giorno arrivi tu e gli dici: ehi, ma la tua azienda deve ASSOLUTAMENTE, esserci alla blogfest più figa che c'è, è un'occasione unica per farti conoscere al popolo dei blog, la cosiddetta blogosfera di cui mi pregio di essere un punto di riferimento, anzi se non fossi il modesto che sono direi IL punto di riferimento. Inoltre la facciamo durante un week end in un posto davveeeeero bello, a Riva del Garda. Mi permetta di illustrarLe per punti l'assoluta convenienza per la sua azienda e soprattutto per lei ad esserci, sborsando qualche quattrino preso dal budget per la comunicazione che tanto dovete spendere per forza, sta lì apposta! 1) lei sarà invitato a parlare ad una conferenza, che non serve a un cazzo ma che fa molto trendy; 2) la conferenza gliela posso piazzare di venerdì, o di sabato o di domenica, in modo che se le ha l'amante, o vuol fare un'orgia, o giocare a poker spericolato, o fare bungee jumping, ecco l'occasione che aspettava, o meglio la copertura che aspettava, in un luogo davvero figo; 3) tutto a spese dell'azienda, che inoltre la ringrazierà perché lei è uno moderno e al passo coi tempi e con il progresso tecnologico.
Ragazzi, cosa credete che vi risponderà, eh? Si fanno tre giorni di relax a spese dell'azienda e per far vedere che hanno lavorato, mi fanno un contrattino di consulenza affinché io insegni a loro come si comunica alla blogosfera e come questa, grazie a me, si metta a comprare i loro prodotti. Chiaro il concetto?

Voi. Qui esce fuori la parte veramente inconfessabile di me che se davvero ve la dicessi, mi tirerei una potentissima zappa sui piedi e non vedo perché dovrei farlo. Sono un talento, uno che ha fatto i soldi su internet forse ancora prima che internet capisse cosa fosse, ma non sono mica deficiente. Se vi dicessi davvero a cosa mi servite, oltre a modificare non proprio leggermente la vostra opinione su di me, collezionerei una lunghissima serie di insulti e dovrei ricominciare da zero sotto falso nome e attualmente non ne vedo proprio la necessità. Mi limito a dirvi questo: grazie. Voi non lo sapete perché, ma io si. Accontentatevi.

Com’è andata? Contratti di consulenza chiusi: 6. Appuntamenti praticamente già andati a buon fine: 11. Contatti e abboccamenti possibili: 21. Promesse di rivederci prestissimo: 67. Agenda degli appuntamenti: praticamente piena fino a giugno '09.
Ah, la storia dei due fidanzati che ho incontrato e che mi hanno ringraziato con le lacrime agli occhi perché grazie a me si sono fidanzati, è ovviamente falsa come giuda. E' pura comunicazione emozionale (pensateci un attimo: raccontare che due si sono fidanzati, comunica, senza che voi ve ne accorgiate, che la Blogfest non è un fenomeno freddo, virtuale, distante. Al contrario la Blogfest è emozione, sudore, ormoni, figa bagnata e membro eretto, è sperma, è orgasmo, è goduria, è realtà. E' vita, la nostra vita, sono io, siete voi, siamo noi. In finale: la Blogfest siamo noi è la nostra vita. Capito, ragazzi?). E credetemi, la comunicazione emozionale, anche lei, alla fine porta soldi. Se non lo sapessi, non avrei fatto i quattrini che ho fatto con internet ancora prima che nascesse internet.
Magari un giorno ve la racconto. Alla prossima Blogfest, ragazzi! Ciao e grazie!


9 settembre 2008

GUEST STAR/ GIAMPAOLO PANSA E IL MEETING DI RIMINI



Piccola premessa: quando abbiamo letto il Bestiario del grande Giampaolo Pansa sull'ultimo numero dell'Espresso siamo rimasti di sasso. Il grande Giampaolo, maestro di tanti noi scribacchini. addirittura elogiava l'ultima edizione del Meeting di Rimini, sapete, quell'adunata di simpatizzanti di Comunione (con la Chiesa) e Liberazione (dai laici della Terra), di cui trovate i convegni più interessanti dell'ultima edizione in questo post qua. Però il pezzo, diciamolo, non era molto chiaro, non spiegava bene fino in fondo i motivi dell'elogio del grande Pansa al Meeting, forse anche perché il pezzo è stato pubblicato dall'Espresso, e forse il grande Giampaolo si è dovuto un po' autocensurare ecco. Così lo abbiamo chiamato e gli abbiamo detto: cazzo Giampaolo, liberati e dicci tutto fino in fondo. Lui ci ha risposto di andare affanculo. Allora gli abbiamo detto che avevamo letto tutti i suoi libri, soprattutto gli ultimi 37 sulla guerra civile italiana e sui massacri degli antifascisti ai danni dei fascisti (a proposito, nella foto in alto ecco il suo ultimo titolo) e lui allora ha detto sì grazie, ve lo scrivo volentieri. Ecco per voi gentili lettori, un'altra esclusiva del vostro blog preferito, un pezzo inedito del grande Giampaolo Pansa.


Quei bravi ragazzi del Meeting
(La sinistra? Mi fa schifo)

Di Giampaolo Pansa

Al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini c'ero andato molti anni fa, quando facevo ancora il giornalista e non ero avvelenato come adesso che scrivo sempre lo stesso pezzo su quanto mi può far schifo la sinistra italiana. In seguito mi avevano invitato altre volte, ma per ovvi motivi non c'ero mai andato: cosa avevo da spartire io con i cattolici di destra? Già i cattolici mi sono sempre stati sugli zebedei, figuriamoci questi qua che da sempre hanno cercato e cercano di infilare la loro personalissima e intransigente interpretazione di Cristo perfino nei regolamenti di attuazione della pesca delle vongole d'allevamento.

Quest'anno, invece, ho accettato l'invito dato che si parlava dei miei libri. Il tema dell'incontro recitava infatti "La passione per la storia" ed era sottinteso che si trattava della MIA passione per la MIA storia e lo scopo era discutere dei miei libri sulla guerra civile italiana, oramai arrivati a quota 37, tra inchieste, saggi, romanzi, racconti, idee, progetti, fiction, ricostruzioni, retroscena, ipotesi, j'accuse, polemiche, appunti, promemoria, post-it.

Il primo choc è stato di trovarmi di fronte a una platea di mille persone, venute per  vedermi da vicino dire ancora una volta quanto può fare schifo la sinistra italiana. E molte altre mi aspettavano fuori da quel salone strapieno, per ringraziarmi per aver detto quanto può fare schifo la sinistra italiana e per incitarmi ad andare avanti a dire e ribadire quanto può fare schifo la sinistra italiana. Ho detto loro di stare tranquilli.

Che scoperte ho fatto quella sera e il giorno successivo, nel vagare per il Meeting?
Soprattutto tre. La prima che lì c'era un popolo, ossia una folla sterminata di gente comune, e capirai che scoperta visto che è così in tutte le feste politiche della Terra. Attenzione però: gente comune ma non qualunque. Chiunque sia interessato ai miei libri non è mai gente qualunque. Gente di condizioni modeste e a famiglie intere, e capirai che scoperta visto che è così in qualsiasi festa politica della Terra, dalla festa de l'Unità a quella di Mastella. Ma questi qua avevano qualcosa di speciale. Cosa? Avevano il desiderio vero di stare insieme a me, ansiosi di sentirmi spiegare quanto può fare schifo la sinistra italiana.

La seconda scoperta è stata che questa gente non ti chiedeva da dove venivi. Nessuno mi ha fatto l'analisi del mio sangue politico (è notorio del resto come sia andato d'aceto da tempo). Nessuno mi ha chiesto per chi avevo votato. Nessuno mi ha domandato se preferivo Berlusconi o Veltroni, sapendo benissimo che per me Veltroni può anche morire domattina. 

Erano soltanto interessati a sapere perché avevo scritto i miei 37 libri tra inchieste, saggi, romanzi, ricostruzioni, racconti, fiction ecc ecc.  Cosa mi aveva mosso a fare il primo libro, in cui racconto gli eccidi degli antifascisti ai danni dei fascisti e gli altri 36 libri in cui ribadisco il concetto, in tutte le forme letterarie possibili, inchieste, saggi, romanzi, ricostruzioni, racconti, fiction ecc ecc e se intendevo proseguire lungo questa strada.

Era il mio percorso umano che volevano scrutare, con lo sguardo attento dell'amicizia tra chi ha sempre avuto sulle palle la sinistra e chi ce l'ha solo da qualche anno come me. E a loro non è parso vero di avere come ospite un noto giornalista di sinistra che adesso spara a zero su tutto quello che soltanto odora di sinistra, stesso scopo degli organizzatori degli ultimi 650 incontri di ultra destra a cui ho partecipato. E ogni volta mi sono sentito ascoltato e mai giudicato, anche perché vedevano che stavo cantando esattamente la canzone che volevano sentire. Non mi era mai successo, anche perché prima, facevo il giornalista e non il ripetitore di concetti come adesso.

La terza scoperta sono stati i giovani che lavoravano al Meeting, dalla mattina sino a tarda sera. A Rimini ne ho incontrati un esercito. Erano più di 3 mila per far girare al meglio la macchina, capirai che scoperta, come in tutte le feste politiche della Terra. Tutti volontari, tutti venuti a loro spese, come tutti i volontari di tutti gli eventi in qualsiasi parte del mondo. Luigi Amicone, il direttore del settimanale 'Tempi', uno a cui in altri "tempi" avrei levato la pelle per le tesi abberranti che settimanalmente propone, mi ha raccontato che ne erano arrivati 14 dal lontanissimo Kazakistan. Pagandosi il viaggio e soltanto per pulire i bagni. Me la sono bevuta alla grande e ho pianto. Tanto.

Nell'osservare il mondo del Meeting mi sono ricordato del vecchio motto di un presidente francese: François Mitterrand. Aveva vinto le elezioni con lo slogan: 'Una calma forza tranquilla'. Anche i ciellini sono così, gentilissimi  e molto amichevoli con chi tira  tutti i santi giorni calci nelle palle alla sinistra e poi scrive pezzi allucinanti come questo.

Proviamo a pensare alla Festa nazionale del Pidì a Firenze. Quasi tutte le sere, per capire che roba sia, mi guardo Nessuno tv che fa le dirette dei dibattiti alla Fortezza da Basso. Praticamente è una festa come ce ne sono tante, come il Meeting. Ma mentre il Meeting è bello, moderno e alla moda anche perché mi invita a parlare dei miei libri, la festa del Pd fa schifo. Che strazio il cabaret dei sopravvissuti! Vecchie facce che danno aria ai denti per dimostrare di essere in vita, anche se questi mi ricordano qualcuno ma adesso non mi viene in mente.

Mi godo lo spettacolo con un sentimento doppio. La maligna goduria di aver fatto bene a mandare affanculo queste merde dopo che si sono permesse di avanzare critiche dopo i miei 37 libri sui massacri degli antifascisti. E l'angoscia di vedere sparire un mondo nel quale anch'io ho creduto, ma che non si doveva permettere mai e poi mai di avanzare critiche sui miei 37 libri sui massacri degli antifascisti. Poi mi dico: forse la ruota della storia ha già cominciato a girare nel senso opposto, e io l'ho colta al volo.

Ripenso al meeting di Rimini e concludo: amati miei ciellini, li sconfiggerete questi figuri che si sono permessi di criticare i miei 37 libri sui massacri degli antifascisti. Anzi li avete già battuti. Come diceva la favola del cavaliere che combatteva senza accorgersi di essere già morto? Mai criticare uno come me sui suoi 37 libri sui massacri degli antifascisti. È il caso della sinistra di oggi. Speriamo che i vincitori mi invitino ancora a parlare dei miei prossimi 82 libri sui massacri degli antifascisti durante le guerre puniche.




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7 luglio 2008

ER GALLO NELLA DOCCIA



Riceviamo e volentieri pubblichiamo un'ottima lettera-editoriale di Sandro della Grattachecca, notissimo chiosco sul Lungotevere, in risposta all'editoriale di Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera di oggi, dal titolo I tre miti eterni della sinistra. Mi sa che Sandrone non ha tutti i torti....o no?

Senti, vocedepopolo, te che sai come se manovra sulla rete de internet, che me fai risponne a coso qua, come se chiama Gallo nella Doccia che secondo me ce vo' quarcuno che 'nattimo glie spiega du' cose' sennò rischia de fa' certe figurelle che pe uno che scrive sur giornale importante non è bello? Grazie caro, se vedemo presto, baci baci baci.

Caro Gallo nella Doccia, ho letto questa mattina il tuo molto elegante articolo sul Corriere della Sera dar titolo: I tre miti eterni della sinistra" epperò mica so' d'accordo. Senti un po' Gallo, fatte dì un par de cose.

Te dici in pratica: domani ce sta 'na manifestazzione. Ce sta a solita sinistra coi miti contro er povero Berlusconi e er povero Veltroni. Questi che fanno li girotondi so' sempre li stessi e c'hanno i miti in testa.

A' Gallo, stamme a sentì: guardate prima che c'hai in testa te, che me sa che so' pigne. Tanto pe' comincià; nun è mica vero che semo l'italia bona contro quella cattiva. Nun se tratta de esse contro l'italiani alle vongole come li chiami te, anzi, le vongole so' bome e me le magno pur'io, ma er punto è n'altro.

Guarda propro stamattina, che è lunedì appunto non a caso, le fratture de cojoni ce stanno sempre de lunedì, m'è arrivata a' bolletta della luce: 830 euri pecché er contatore così, er conguaglio colì, e l'anticipo qua e i conti presunti là er petrolio, er dollaro, a' congiuntura internazionale e li mortacci de pippo, ensomma so'830 euri, che fa coincilia o devo veni dopodomani a staccà tutto?

Allora: di fronte a questo problema serio, ce sò du modi de fà politica: uno dice, emmò basta, 'ste bollette so'troppo care e famije vanno in fallimento, mò sai che famo? 'na parte a paga 'o stato e 'na parte li cittadini, oppure famo che uno s'o scala dar reddito, oppure famo che fino a un certo kilowattaggio se paga così e poi cosà, insomma famò quarcosa: nun se ponno pagà 830 euri de luce!

Er secondo modo de fa' politica è quello che uno dice: è basta 'sta cazzo de bolletta della luce è troppo cara, mò famo na' legge che ad arcore in via indove abbito io, da oggi in poi a' bolletta nun se paga più, va bene?

E va bene er cazzo, caro Gallo nella Doccia, solo che ce penso me gira er culo a tremila, devo caccìà 830 euri e quello invece s'aggiusta li cazzi suoi e poi te sorride. E te credo che c'hai da ride, e così ero bono pur'io ffà er presidente der consijio! (E te me dirai: e fatte elegge no? Ennò! io sto affà er lavoro mio, so l'altri che devono fà er loro).

Poi te n'esci co' 'nartro mito: L'unità! Chi non è con noi è contro di noi! E vorrei vedè: ma famme capì, a' Gallo, se nel condominio tuo ce sta l'amministratore che piscia nell'ascensore, te caga nelle piante sui pianerottoli, se costruisce 'na zoccoloteca indove prima c'erano i lavatoi der palazzo e poi te manna pure la fattura da divide pe'tutti i condomini, te che glie vai a dì a li condomini che all'assemblea se vonno magnà l'amministratore co' tutte le scarpe? Che c'hanno er mito de l'unità e je piace de da' la caccia ar traditore?

Pure er terzo mito, quello che semo moralisti duri e puri, nu me convince caro Gallo, secondo me stai addì cazzate: cioè, io c'ho er chiosco d'a grattachecca sul lungotevere no? ebbè, un par de settimane fa è arrivata la finanza che se trainava dietro Lorenzetto, un ragazzino che conosco che è fijio de povera gente. "lei ha dato al ragazzino un po' di ghiaccio col limone?" E ce credo che gliel'ho dato, porello, c'aveva sete, stava a boccheggià co 'sto sole, gli ho pure detto: ma cellai i sordi? No, m'ha detto, i miei nun c'hanno 'na lira, figurate gli euro...vabbè va' tiè, e gli ho dato un bicchiere de plastica cor ghiaccio e un po' de limone.

"Eh, no", m'ha detto quello della finanza, "non si può fare, lei non può regalare a meno che non compra lei stesso un bicchiere di grattachecca fa lo scontrino e poi lo dà a chi le pare. Sono trecento euro di multa, che fa concilia?"

Capito Gallo? Trecento euri so sessanta pezzi da cinque sacchi, quelli grigi co'l'acquedotto romano sopra che sembrano i soldi del monopoli pe' quanto fanno schifo a vedesse, e tutto pecché ho regalato 'na grattachecca ar ragazzino!

Evvabbè, a legge è legge, uno dice,  poi però me capita de legge propro er corriere che staffà l'inchiesta  su li diritti televisivi de mediaset che praticamente se vede quello che paga i diritti dei film dieci volte tanto così se ricava la stecca pe' li fiji che porelli, già incassano poco affà li presidenti che presiedono a prescindere.

Allora uno pensa: li mortacci, se a me m'hanno fatto trecento euri, mo vvedi a quello che je combinano....porello mo' so' frantumano....e invece....? Niente. Niente???? E ssi pecché li giudici so' comunisti e allora...

Ma come cazzo la pensate ahò, a me m'avete vaporizzato trecento sacchi e quello non vo dà gnente pecché i maggistrati so' comunisti? E poi so' io quello strano che c'ha i miti nella testa?

No, caro gallo nella doccia, io c'avro pure li miti sulla capoccia,  ma pure voi mica state messi bene aho, ma come cazzo ve viè de pensalle certe cose? Ma vedi d'annattene....va. Come diceva quello: Nun ce state a capì n'cazzo, ma da mò.

Cordiali migliori saluti
Sandro della Grattachecca.


3 luglio 2008

IN UNA DEMOCRAZIA MODERNA

Cari (tre) lettori, questa volta abbiamo fatto il botto vero. Ospitiamo un articolo, ma che dico un articolo, un saggio, ma che dico un saggio, una lezione di vita, ma che dico una lezione di vita, proprio un...articolo del principe degli editorialisti e politologi equidistanti ed obiettivi, il sovrano assoluto del commento politico indipendente, il fine editorialista del Corriere della Sera, signore e signori, ecco a voi il professor Angelo Panebianco in un "fondo" come si dice, scritto apposta per noi.




IN UNA DEMOCRAZIA MODERNA
Di Angelo Panebianco

In un lucidissimo articolo, realizzato finemente a mano con tutti gli orli a posto e magnificamente intessuto da mani esperte, apparso sulla bella newsletter di Forza Italia che si chiama Il Riformista, l'autore spiegava come la magistratura sia da anni un corpo estraneo del nostro Stato e come si diverta (non c'è altro verbo da usare) a calpestare il principio costituzionale della riservatezza delle conversazioni a mezzo dell'utilizzo continuo, capillare, pervasivo, sotterraneo, finanche il sabato e la domenica, delle intercettazioni. Uno spettacolo indegno per una democrazia moderna.

Non c'è da stupirsi: da tempo ormai le procure italiane si gingillano giocando a fare gli investigatori ma, in realtà ricoprendo il ruolo di guardoni delle vite altrui. Com'è potuto accadere che un diritto costituzionale sia diventato platealmente carta straccia? Ve lo spiego io, ovviamente, che ne capisco e riesco, modestamente, a guardare avanti, molto avanti. E anche indietro, molto indietro. Noi, non siamo in una democrazia moderna.

Da Mani Pulite in poi siamo stati governati e tuttora lo siamo, non dai governi regolarmente eletti, ma da una magistratura ossessiva e pervasiva, e in particolare dai pubblici ministeri che hanno ridotto i giudici e i gip a meri camerieri e conquistato il sostegno di una non piccola parte del paese (ma fortunatamente ancora minoranza) grazie all'attività di quei quattro+quattro, che non sono i simpatici coristi di Nora Orlandi, ma quei tristi giustizialisti, i forcaioli, i giacobini, quelli che qualsiasi cosa uno abbia fatto, deve immancabilmente finire "in galera". Vi sembra una cosa tollerabile in una democrazia moderna?

Questa magistratura, appoggiata dalla oramai famigerata banda dei quattro (Travaglio, Di Pietro, Santoro e Grillo) ha conquistato il potere e adesso non ammette nemmeno lontanamente di volerlo mollare, nemmeno una piccola parte. E se qualcuno ci prova, peggio se regolarmente eletto, ecco che arrivano i sostenitori della galera che si mettono di traverso, ora piagnucolando, ora minacciando chi, per mandato elettorale, ha il diritto e il dovere di governare. Go-ver-na-re. Chiaro? Come si fa nelle democrazie moderne.

Prendiamo ad esempio gli ultimi casi: c'è un presidente del consiglio eletto a furor di popolo che, di fronte a quel dramma che è la sicurezza, finalmente propone una soluzione: blocchiamo i processi inutili per un anno e concentriamoci con quelli a più impatto sociale negativo. Ottima idea? Nemmeno per sogno: ecco che arrivano già con le vesti stracciate, i soliti girotondini, antiberlusconiani in servizio permanente effettivo, gli scalmanati dei centri sociali, coadiuvati da un ex pm dall'eloquio faticoso e dal pensiero ancora più debole, che si mettono di traverso, si percuotono istericamente, invocano San Francesco (Saverio Borrelli), e pregano, pregano, affinché dal cielo giunga un fulmine salvifico a incenerire colui che, udite udite, si è messo addirittura in testa, una volta eletto, l'idea di governare, analogamente alle democrazie moderne.

Si dice addirittura che il provvedimento blocca-processi sarebbe una violazione del principio di uguaglianza e servirebbe solo al premier per il suo processo. Quanto astio preventivo e prevenuto in questa affermazione, quanto antiberlusconismo d'accatto, inelegante e tristemente cheap, quanto odio pregiudiziale completamente immotivato contro un uomo che, ripeto, è stato eletto. E-let-to! Proprio come si fa nelle democrazie moderne.
 
Questo inutile e dannoso starnazzo anti-Berlusconi è in realtà l'unico collante di una sinistra alla sbando, antica, irragionevole, condannata dalla storia e continuamente in lite con il futuro. Ma poniamo per un attimo, soltanto per un attimo, il caso se il provvedimento blocca-processi fosse davvero incostituzionale. Sarebbe certo, inelegante, in una democrazia moderna.

Anzitutto vorrei osservare che è ben strano che un governo non si accorga che sta facendo qualcosa che rischia di essere tacciato di incostituzionalità. In una democrazia che vuol essere moderna, il governo non fa qualcosa di anticostituzionale. Ma anche se (remotamente) fosse così come dicono questi nostalgici di Robespierre, cosa c'è di strano? In una democrazia moderna, c'è chi è preposto a rilevare profili di incostituzionalità.

Se tra quattro o quarant'anni il decreto blocca-processi sarà dichiarato incostituzionale, ne prenderemo atto, come si fa nelle democrazie moderne. Cosa si pretende? Che ci si stracci le vesti, oltretutto con quello che costano i miei golfini puro cashmere? Ma andiamo, siamo seri. come si conviene nelle democrazie moderne.

E per l'altro aspetto, quello di un supposto altamente teorico interesse personale del premier nella blocca-processi. E allora? Forse perché c'è un caso personale che riguarda il premier, un suo processo, allora non se ne dovrebbe far niente? Non è forse il premier un cittadino come gli altri? Non eravate, voi giustizialisti e rematori contro il progresso, per la tutela del principio di uguaglianza?.

Come vedete, cari lettori, è facile smascherare certe mistificazioni di certuni tristi e triti figuri di un'Italia giacobina e forcaiola, che la mattina protestano stracciandosi le vesti e ad ora di pranzo si accomodano alla tavola imbandita di ogni ben di dio e felicemente avviano la ginnastica delle mascelle ad libitum. Poi una piccola protesta di pomeriggio, tanto per gradire, ma veloce, perché poi è ora di cena.

E adesso le intercettazioni, o mio dio, cari lettori, quante affermazioni grezze e grossolane mi tocca leggere ogni mattina, prive di qualsiasi ragionamento che sia almeno minimamente raffinato con argomentazioni un minimo dotte e colte, magari di cashmere, come piacciono a me e come capita spesso di leggere su giornali che escono in paesi governati da una democrazia moderna.

Invece niente, il nulla assoluto, un totale abbaiare alla luna di cani impazziti che lanciano scomposti e inurbani allarmi come "la fine delle indagini" "bavaglio per la stampa" "l'opinione pubblica cieca e sorda" e infine, ovviamente (poteva mancare forse?) l'accusa che anche questo provvedimento serva soprattutto al premier per evitare che escano sue intercettazioni in cui si mostrerebbe impegnato in tutti i suoi maneggi, intrighi, imbrogli, e bla bla bla, qualunquisticamente affermando, come è d'uopo per i nostri giustizialisti a là page. 

In una democrazia moderna, cari lettori, il governo abolisce quello che gli pare, imbavaglia chi gli pare, incarcera chi gli pare, perché questo vuol dire governare, perché questo gli hanno chiesto gli elettori: decidere. E il governo decide. E se poi, tra qualche anno, si sarà per caso scoperto che forse il governo ha un tantino sbagliato qua e là, bene, vorrà dire che ne prenderemo atto e allora vedremo cosa dire. Ma allora, non adesso. Come si fa nelle democrazie moderne.

Questo governo ha davanti a sè due strade: quella che lo porta a governare davvero, come nelle democrazie moderne e quella, molto più facile e percorsa già in passato, del tirare a campare alla Romano Prodi, per intenderci.

Per adesso, ed è questa la critica che mi sento di dover fare a Silvio Berlusconi, sembra che la strada scelta sia la seconda. Questo governo infatti, pare indeciso a tutto. ha davanti a sé una magistratura che praticamente governa al posto suo e il premier appare, francamente, indeciso.

No, non è questo un atteggiamento da premier di una democrazia moderna.

Silvio Berlusconi ha davanti a sé l'occasione di porre fine una volta per tutte a comportamenti che pensiamo debbano essere, come nelle democrazie moderne, consegnati definitivamente al passato.

Non so se sapete che, in una democrazia moderna, il governo se ne strafotte di tutto e tutti, prende a calci chi gli pare e manda in galera chi vuole se questo gli si oppone alla realizzazione delle promesse elettorali. In una democrazia moderna io governo tu stai zitto, parli quando lo dico io e solo per pochi minuti, poi ti togli dai coglioni che abbiamo da fare, capito stronzetto?

Qua abbiamo a che fare con problemi enormi, cari i miei giustizialisti spaccacapelli e spaccapalle, abbiamo un livello di tassazione che per i benestanti come me è una vera tortura, va bene? In una democrazia moderna chi si è fatto il mazzo e guadagna come me una certa cifra, ha il sacrosanto diritto di spenderla tutta come cazzo gli pare, e no che ogni anno a giugno il mio commercialista mi deve dire che il solito salasso è addirittura aumentato. Per mantenere chi? I giudici che si fanno i cazzi degli altri spendendo i miei soldi per le intercettazioni che non servono a nulla, tanto alla gente alla fine non gliene frega niente?

In una democrazia moderna, queste cose non succedono. E vediamo se stavolta ce la facciamo, a diventare una democrazia moderna.


15 giugno 2008

NEGROMONTE: ITALIANI, SUL CALCIO SIETE ISTERICI



Gentili lettori, siamo lietissimi di presentarvi un altro grande colpo di vocidipopolo, il blog più letto da chi lo scrive. Questa che segue è la prima di una serie di interviste che faremo all'esimio professor Richard Negromonte, docente di analisi dei sistemi sociologici complessi al celeberrimo MIT, Massachussets Institute of Technology, Stati Uniti d'America, mica cazzi.
Come abbiamo fatto? Semplice, abbiamo scoperto che dal MIT si collegavano a questo blog e allora abbiamo cercato di sapere chi fosse colui che sprecava banda internet per collegarsi fino a qui. Chi poteva essere? Un inserviente? Un addetto alle pulizie? Uno studente pluriripetente? Chiunque fosse che cazzo ci faceva qui, quando avrebbe potuto, molto più utilmente, scaricare film porno e contemporaneamente chattare con qualche jessica o samantha?
Abbiamo perciò indagato ed ecco la sorpresona! Era nientemeno che lui, il mitico prof. E insomma, sapete come vanno certe cose no? Gli abbiamo fatto tanti complimenti e come va e come non va, ma che piacere ma guarda un po' ma chi l'avrebbe mai detto e magari facciamo qualche cosa assieme e magari perché no, ma prego dica, no ma dica lei e insomma ce ne siamo usciti con questa grandiosa idea.
Periodicamente faremo un'intervista al prof in cui lui ci spiegherà i cosiddetti macrofenomeni sociali, le grandi tendenze del vivere collettivo, viste da un'ottica globale e scientifica, permettendoci così di capire fino in fondo cause ed effetti dei grandi fenomeni del nostro tempo. Per questa prima intervista abbiamo scelto un argomento di facile comprensione e di grande attualità adesso. La passione che hanno gli italiani per il calcio, che però a volte, travalica i suoi naturali confini per diventare spesso fonte di conflitti e di psicosi collettive, come ad esempio la tendenza, a volte, a voler per forza individuare un complotto o una manovra ai nostri danni. Si tratta di ipotesi giustificate? Vediamo come la pensa il professor Negromonte. 

Professor Negromonte, siamo onorati di ospitarla nul nostro umile blog di cialtroni, lei, un nome così altisonante che accetta di rispondere alle nostre domande...
Prego, ma mi permetta di correggerla, non è vero che siete cialtroni. Ho fatto fare uno studio apposito sul vostro blog, dal quale risulta senza ombra di dubbio, che siete semplici imbecilli, come ce ne sono tanti, niente di particolare.

Perfetto, grazie. Cominciamo allora. Parliamo di calcio e di come questo viene vissuto nel nostro paese. Troppo spesso invece che di sport, si finisce sempre per parlare di complotti, congiure, piani oscuri contro di noi. Anche in questa ultima edizione degli europei di calcio, si è riproposto il problema dei cosiddetti arbitraggi negativi, chiamiamoli così, ai danni della nostra nazionale che rischia perciò di essere eliminata. Oramai si tratta di una costante troppo ricorrente per essere definita casuale. C'è sicuramente qualcosa dietro, non trova?
Trovo.

Ecco, ci dica allora, chi c'è dietro questi comportamenti, secondo lei?
Non c'è un'unica causa ma una molteplicità di queste il cui agire in concomitanza e parallelamente, e subendo un'intensificazione dall'evento in essere, crea effettivamente un'indubbio effetto altamente negativo per voi. Ecco, si potrebbe sintetizzare il tutto con una sola espressione, quantunque mi rendo conto, sia essa un po' volgare...

La dica, non si preoccupi, noi di solito siamo molto volgari...
Ecco, il fatto è che state sul cazzo a moltissima gente, una marea immensa.

Ah ecco, in effetti si tratta di una sensazione credo ampiamente diffusa anche se forse non così nettamente avvertita, a livello conscio. Da cosa dipende? Forse dal fatto che vinciamo troppo, che siamo troppo forti per chiunque ed ecco che allora gli avversari sono costretti a giocare sporco. a truccare le carte?
No, questa è una fantastica stupidaggine. Non siete affatto così forti, il Brasile, ad esempio, vi surclassa, così anche la Francia lo ha fatto. Siete stati eliminati in passato da squadre come la Svezia, la Repubblica Ceca, la Russia, la Corea del nord e per non farvi mancare niente, anche quella del sud, andiamo...altro che forti. No, non per questo che state sul cazzo all'umanità calcistica. il motivo principale è un altro.

Quale?
E' che fondamentalmente siete molto isterici, e abbastanza arroganti. Volete sempre avere ragione e nascondete vostre precise carenze dietro presunti complotti orditi ai vostri danni. E se qualcuno vi dice di piantarla, di provare a fare i seri, reagite come i bambini di due anni che si graffiano in faccia pur di non farsi cambiare il pannolino: fate delle scene allucinanti in campo e fuori, la state a menare per settimane, mesi, anni col risultato che ovviamente uno quando ve lo può mettere in quel posto, capirete, lo fa volentieri perché ci gode, è una soddisfazione troppo grande. Chi non vorrebbe zittire una volta per tutte il bambino isterico, magari con un bel cazzotto sui denti?

Non sono d'accordo e soprattutto non è affatto giusto!
Eh, caro mio, sapesse quante cose ingiuste ci sono a questo mondo...però accadono lo stesso e il vostro problema onestamente non mi sembra prioritario rispetto ad altre e più gravi ingiustizie, non trova?

Vabbè, torniamo a noi. Saremmo isterici, dice lei. Ci può fare qualche esempio concreto?
Ma certo, se ne posson fare a centinaia. Venite da un sistema che è totalmente isterico. Un campionato con ottomila partite, la maggiorparte solo stressanti e nervosissime, presidenti che spendono miliardi, che spesso non hanno, ma che solo per questo pretendono di vincere matematicamente campionato, coppe, tornei, e amichevoli. E se poi capita di perdere, chessò, con la Reggina, ecco le scene madri, le trasmissioni stile omicidio Kennedy che provocano e alimentano l'isteria. Sono isterici i giocatori, strapagati e spremuti come limoni, che entrano in area unicamente per tuffarsi e beccare il rigore. Sono isterici gli arbitri, insultati da chiunque: allenatori, giocatori, presidenti, tifosi. E poi, istericus in fundo, ecco i tifosi, i più isterici di tutto il mondo. E' chiaro che quando andate all'estero, la gente vi vede e dice: oddio sono arrivati gli italiani...

Si, però gli errori arbitrali ci sono, e probabilmente anche i complotti. Guardi cosa è successo in questo campionato europeo. Ad esempio, in Italia-Olanda Il gol di Van Nisterroy, quello con Panucci fuori del campo e considerato invece in gioco. Cosa credono, che siamo deficienti?
Stia calmo. Lei ha fatto un ottimo esempio. Regola effettivamente stupida, se non inutile, ma che però è stata messa apposta per voi.

Ah si? E per quale motivo, signor professore so-tutto-io?
Ma certo. A chi altri verosimilmente verrebbe in mente di poterne approfittare e mettersi fuori dal campo per far scattare il fuorigioco? Mi sa dire in quale campionato è effettivamente successa una cosa del genere?

E va bene, è successo durante una partita del campionato italiano. Ma in questo caso Panucci era a terra, con le mani in faccia...eccheccazzo, mi scusi, ma lei sta effettivamente esagerando, poi dice che uno s'incazza!
Certo, in questo caso il giocatore, mi rendo conto, era stato appena colpito da una granata anticarro, mi pare...

Professore lei sta facendo dello spirito di patate, lo sa? Che mi dice del gol annullato a Toni con la Romania? Era buono, buonissimo. O credete voi tutti che abbiamo il prosciutto sugli occhi?
Vede? è proprio questa la prova che siete isterici. Il gol era effettivamente buono, è stata una svista, e allora?

E allora, noi subiamo dei torti pazzeschi, caro il mio professorone americanone. E' evidente che diamo fastidio a qualcuno, qualcuno che sta molto in alto...
Si sbaglia, date fastidio a molti, moltissimi, che però stanno in basso, cioè tutti. Un elemento fondamentale dell'isteria è la massimizzazione delle avversità unitamente alla paranoia da mancata solidarietà. Ha visto il "mani" di quel difensore dell'Olanda sul tiro di un francese? Era rigore, ma non è stato concesso, ed è finita lì. Guardi il rigore che vi hanno fischiato contro, nella partita con la Romania. Tipico esempio di isteria in area. Ogni volta che in Italia si sta per battere un calcio d'angolo o una punizione, in area ci sono le risse collettive. Difensori che afferrano testicoli altrui, dita negli occhi, tirate di capelli, gomitate nelle orecchie, piedi nel culo, calci da tutte le parti, gente che s'ammucchia stile wrestling. Mancano solo i salami che spuntano da terra e siamo in un fumetto di Jacovitti. Ma che, si gioca così a pallone? E' normale che un arbitro norvegese, abituato al calcio normale, corretto e sportivo, vi fischi il rigore contro.

Ecco, siamo arrivati al nocciolo del problema: gli arbitri sono impreparati! Sono una massa di incompetenti! Delle mezze calzette che invece di lavorare fanno giardinaggio, magari sono pure froci, e rompono i coglioni a noi che siamo una grande nazionale. Perché, caro professore, che le piaccia o no, noi siamo una grande nazionale di un grande paese che gioca un grandissimo calcio. E' chiaro?
Vede? Anche lei, di soito così ragionevole, con il calcio diventa isterico. No, il problema siete voi, dovreste rilassarvi un po'...ma mi rendo conto che è impossibile. Troppa gente in Italia è indebitata col calcio, e rischia di fallire. Allo stesso modo, una massa enorme di persone trascorre la settimana unicamente a straparlare sul rigore che non c'era, sulla punizione che c'era, sul fallo che andava ripetuto, sulla scivolata che non si scivola così e questo così e quello così. Ecco che allora parlare di complotti aiuta a distogliere l'attenzione. Adesso per esempio, leggendo i giornali italiani, tutta l'attenzione è puntata non sul fatto se riuscirete o no a battere la Francia, cosa di cui dubito visto come state fisicamente alla frutta, ma sull'accordo tra Olanda e Romania per farvi fuori lo stesso. Come lo chiamate? "Biscotto". Siete effettivamente ridicoli. Lo vedete o no che siete isterici?

Si però quattro anni fa, cazzo, porca della miseria Svezia e Danimarca avrebbero dovuto pareggiare per farci fuori e guarda un po' com'è finita? 2-2! Chi è lo stronzo, eh? Chi è che piscia fuori dal vaso,eh? Allora?
Infatti.
 
Infatti cosa? Che cazzo vuol dire? E la smetta con quel sorrisetto del cazzo sennò glieli tiro due cartoni in faccia, caro professore americano mangiapatatine fritte!
Non si alteri! Abbia pazienza. Se lei ha un vicino che ogni volta che l'incontra sul pianerottolo si mette a urlare che lei è un disonesto, un vigliacco, un ladro, ecc ecc lei cosa fa? Sopporta sopporta, poi ad un certo momento si mette d'accordo con l'altro vicino che pure non tollera questo atteggiamento e gli fa trovare le porte aperte dell'ascensore senza che ci sia l'ascensore. Cosicché quando lo vede tutto ingessato pensa: "be' se l'è cercata. ha detto che sono un disonesto complottista? E c'ha ragione!".

Ah si? Be' non siamo stati noi a cominciare, caro Negromonte che scende dalla montagna con la luna piena. Se lo ricorda l'arbitro Moreno ai mondiali del 2002? Guarda un po' chi si qualificò all'epoca? Il paese ospitante, la Corea del Sud. Cosa mi dice al riguardo eh? La storia di quella partita è ancora tutta da scrivere, caro il mio cervellone tutto numeri e calcoli!
Bah, se la memoria non mi inganna, voi subiste prima un gol di testa da un nanetto alto un metro e una pippa marcato da Maldini, che per coerenza, bisogna riconoscerglielo, subito dopo disse; abbandono la nazionale. E poi passaste il resto del tempo a mangiarvi il gol del pareggio e a insultare l'arbitro. Poi, il solito tuffo di un vostro giocatore in area, con l'arbitro che non gli pare vero di avere finalmente l'occasione di mettervelo in quel posto. E poi vi lamentate? Guardi, nelle meccaniche sociali complesse, una massa rimprovera agli altri sostanzialmente quello che essa farebbe se fosse al posto dell'altro. Voi gridate al complotto perché essenzialmente complottate. Del resto il caso Moggi, insegna.

Ah davvero? Be' sa cosa le dico? Il caso Moggi insegna che noi sappiamo anche fare pulizia al nostro interno. Lo abbiamo beccato e l'abbiamo punito severamente! Che c'è? Cosa cazzo c'ha da ridere?
Mi scusi, ma a volte lei è davvero comico. A parte il fatto che Moggi è attualmente un personaggio fortemente riverito e omaggiato e che presto tornerà con la patente del martire, quel che è peggio è che Moggi è soltanto uno beccato con le mani in un tipo di marmellata. Non solo non si è scoperto quante altre marmellate c'erano, ma neanche il burro, i cornetti, il succo di frutta e meno che mai le persone che stavano a fare colazione. Ma andiamo, cercate, appunto, di essere seri. ve la prendete con Moggi, quando il presidente del consiglio è presidente di una squadra di calcio, il suo vice è stato capo della Lega calcio, e adesso avete messo a capo di tutto il sistema un nome nuovissimo come Matarrese. Dico: Ma-tar-re-se! A proposito, senta come sillabo bene in Italiano... 

Professore, ma lo sa che lei mi sta fortemente sul cazzo?
Immagino. Tipica reazione di chi non riesce a capire come va il mondo e non riesce ad adeguarsi. Certo per farlo bisognerebbe avere la capacità di comprenderlo, il mondo.

Professore, sa che cosa le dico? Che la sua prosonomea può infilarsela indovini dove?
Si dice prosopopea. E, certo, immagino dove vorrebbe che la mettessi. ma è un altro segnale inequivocabile della sua e vostra isteria calcistica.

Senti bello! Mo' m'hai rotto gli zebedei. Ora la verità te la dico io. Noi siamo forti, spacchiamo il culo a tutti ed è per questo che stiamo sul cazzo al mondo intero. Siete tutti degli stronzi, ma noi vi rompiamo il culo. A giocare a calcio noi impariamo a tutti, abbiamo il campionato più bello del mondo, che tutti ci invidiano, che vogliono venire tutti a giocare in italia perché da noi si fa sul serio, mica come quei campionati di froci che stanno all'estero! Per giocare da noi ci vogliono i coglioni! Hai capito?
La ringrazio moltissimo per aver confermato la mia teoria. Mi è stato di grande aiuto
Alla prossima, arrivederci!

Arrivederci, arrivederci, ma vafafnculo va,'mbecille...ma l'hai sentito a questo?
In effetti è stato un po' pesante...

Ma non gli dar retta che non capisce veramente un cazzo. Del resto è americano, se adesso sul calcio ci mettiamo a sentire gli americani stiamo davvero alla frutta... accendi la tv che stanno le partite. Gioca Cassano?
Pare di no.

Figuriamoci. del resto che ti vuoi aspettare da uno come Donadoni. Ma chi cazzo è Donadoni? Ma chi vogliono prendere in giro? Come se la gente non sapesse che sta lì in base ad un preciso disegno di qualcuno...è pagato per perdere, perché si sa a chi fa comodo...brutti bastardi...


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permalink | inviato da vocidipopolo il 15/6/2008 alle 17:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


16 maggio 2008

IL CORAGGIO DI DIALOGARE



Cari lettori, ormai sapete bene che ci facciamo in quattro per offrirvi sempre informazione pregiata, primizie di stagione, roba fresca e genuina e come spesso capita, direttamente dal produttore al consumatore, senza fastidiose intermediazioni. Un'altra firma di prestigio si unisce al nostro prezioso albo d'oro di collaboratori illustri che illustrano il nostro blog di cialtroni, dando lustro e lustrando tutto il template. Questa volta ospitiamo il principe dei riformisti del Pd, l'uomo che non ha paura di cantarne quattro a quei vecchi residuati bellici del giustizialismo di sinistra, l'uomo che ha fatto del giornalismo d'opinione una professione col papillon, signore e signori, direttamente dalle colonne di uno dei giornali più letti dagli addetti ai favori, con un mastondontico pezzo scritto in esclusiva per noi (anche se alla fine si lascia un po' andare, ma in fondo le emozioni sono emozioni) ecco a voi il direttore del Riformista, Antonio Polito. Grazie Antonio per l'onore concessoci.


IL CORAGGIO DEL DIALOGO

dI Antonio Polito

Accetto volentieri l'invito di questo blog a scrivere un pezzo che altrimenti avrei scritto per il quotidiano che dirigo, il Riformista. Ma mi sono fatto due conti: questo blog lo leggono mediamente trenta persone al giorno, il mio quotidiano una decina, per cui ho pensato che questa volta il mio pezzo lo avrebbe letto la quantità record di quaranta persone, per cui eccomi qua.

Come d'accordo scrivo un pezzo sul cattivo giornalismo e sui rapporti di questo con la politica del dialogo per le riforme, sempre più necessarie in questo paese. Come sapete, cari lettori, noi da sempre siamo su posizioni lontane da un certo manicheismo giornalistico che si crede in diritto di fare le pulci a questo a quel politico, e questo non mi piace, e quello è stato condannato, e quell'altro è indagato, e quell'altro ancora ruba la pensione alla vecchietta fuori dall'ufficio postale e perfino quello, si quello lì, che grazie alla politica, addirittura, si farebbe le leggi che gli convengono, come se fosse possibile farlo davvero in un paese realmente democratico e fortemente civile come il nostro.

Diciamolo chiaramente, parafransando un'involontaria frase felice che fu pronunciata da un regista di film di fantascienza: con questi giornalisti (faccio i nomi, io, non ho paura di nessuno: parlo di Santoro e Travaglio e di tutta quella combriccola di guastatori, da Micromega a Pardi, dall'Unità a certa Rai tre senza dimenticare Di Pietro) dicevo, con questi giornalisti non vinceremo mai. E infatti correttamente, un lungimirante Veltroni, da noi ben consigliato, si è ben guardato durante la campagna elettorale dal demonizzare l'avversario come quegli squallidi re del gossip giudiziario avrebbero invece voluto. Veltroni giustamente non l'ha fatto, anzi, si è comportato come un gentiluomo, avanti, prego, si accomodi, come va, saluti alla signora col risultato che le elezioni le ha perse lo stesso.

Che lezione allora, si può trarre da ciò? Qualcuno, figuriamoci, ha detto che non capiamo una mazza e che la colpa e nostra. Permettemi un triste sorriso di compatimento per questa patetica gente. Le cose stanno diversamente: noi non abbiamo dubbi, Veltroni ha sbagliato perché è stato troppo morbido, signorile, un po' damerino se vogliamo dirla tutta, si è comportato come un gentleman inglese quando avrebbe dovuto fare un po' il contadino ignorante e spiccio, invece così ha dato la sensazione che il PD non fosse un partito vero, serio, deciso, netto, intransigente e quando ci vuole (e sappiamo che spesso ci vuole) brutale. Un partito come Forza italia, ad esempio, che quando serve non gliene frega niente del galateo e va giù come un maglio, fotte un cazzo a me.

Ecco, veltroni ha peccato di eccessivo buonismo. Se in campagna elettorale, ad esempio, avesse preso quella combriccola giustizialista lì, e li avesse prima fatti cacciare dalla Rai, gli avesse fatto chiudere i giornali dove scrivono, se gli avesse fatto mandare la guardia di finanza a casa, la polizia sotto casa, i carabinieri a controllare i loro spostamenti, i servizi segreti a intercettare le telefonate ai cellulari, se gli avesse fatto staccare luce, gas e internet, se gli avesse fatto sequestrare i conti correnti in banca, come noi pure gli avevamo consigliato, le cose sarebbero andate molto diversamente, la gente avrebbe capito che aveva a che fare con un partito serio, deciso e cinicamente brutale che non si fa mettere alla berlina da una ventina di imbecilli e adesso molto probabilmente staremmo a commentare un'altra situazione politica, un'altra maggioranza e probabilmente io, per dirne una, starei al governo in quota giornalista di prestigio e non costretto a tornare a dirigere un quotidiano che leggono in dieci (e siamo sette in redazione).

Ma sarebbe sbagliato, adesso che la frittata è fatta, arrendersi e abbandonarsi allo sconforto e soprattutto darla vinta a quei cialtroni giustizialisti, a quei Roberto D'Agostino delle cancellerie dei tribunali, quei Wanna marchi delle sale d'attesa per gli interrogatori in procura, a quelle Silvana Giacobini delle sale d'ascolto delle intercettazioni dei tribunali che vorrebbero un giornalismo, pensateci per un attimo a quale tragedia sarebbe, indipendente dalla politica e anzi pregiudizialmente avversa ad essa. Un'Italia in cui un giornalista non si attovaglia felicemente con i politici al ristorante del Senato (guardate che si mangia divinamente, ve lo posso assicurare), una politica che non nomina gente come me chessò, a dirigere una Rai, un authority di qualcosa, uno di quegli enti dove non fai un cazzo ma guadagni come l'imperatore del Giappone.

E' davvero questa l'Italia che si vuole? Un'Italia in cui non si possono fare vacanze assieme, segnalare i nostri cari in posti di responsabilità retribuiti benissimo, alzare il telefono e parlare con chi di dovere per sveltire questa o quella pratica, un'Italia di gente impotente, come se fossimo plebe, persone senza importanza, comunissime vacche da condurre al pascolo e pazienza se l'erba è inquinata dalla diossina della monezza di Napoli. Ma stiamo scherzando? Noi ci opponiamo e ci opporremo con tutte le nostre forze contro una corrente di pensiero che vuole far regredire l'italia ai tempi della preistoria, quando non esistevano i viaggi premio, i gettoni di presenza e le telefonate affettuose.

Per questo, il dialogo con Berlusconi è importante, importantissimo, si deve assolutamente dialogare per fare in modo che maggioranza e opposizione si spartiscano, onestamente ed equamente, alla luce del sole e secondo precisi rapporti di forza, tutti i posti disponibili, poltronissime, poltrone, sedie, sedioline e strapuntini, fino all'ultimo scalino dell'ultimo ente di periferia, come dovrebbe essere in una democrazia che si dice moderna e avanzata. E non può essere tollerabile che qualcuno si alzi e punti il ditino accusatore raccontando presunti retroscena e denunciando presuntissimi accordi sotto banco e strane società per pilotare appalti, altrimenti è chiaro che tutto il castello se ne va in vacca, e si torna dritti all'età della pietra, abbiate pazienza.

Non tutto è ancora perduto, comunque: anzi, siamo ampiamente in tempo per allacciare un proficuo dialogo, e Berlusconi che ha capito perfettamente dove vogliamo andare a parare ed è contentissimo di questa scelta, sta lì disponibile e pronto ad accoglierci in grembo, con un sorriso di quattrocento metri quadri a ventiquattro carati. Però, attenzione, il cavaliere non è cretino, aspetta da noi, e presto, un preciso segnale di affidabilità. E questo segnale lo conosciamo tutti quale deve essere: dobbiamo liberarci una volta per tutte da questa zavorra moralista, giustizialista, rompicoglionista, spaccacapelli e rompicazzo, mettendola in condizione di non nuocere ulteriormente.

Non saremo mai credibili come forza d'opposizione se questa gente continua a ficcare il naso nelle inchieste dei magistrati e a sparare i risultati in quelle fumerie d'oppio il giovedì sera su Raidue, in prima serata, dove prima ti fanno cortesemente accomodare, ti danno un bicchiere d'acqua fresco e per tre ore ti inseriscono un siluro di tre metri senza vaselina, pretendendo poi che si rida alle belle vignette di Vauro! Provateci voi a ridere con una trave nel retrobottega! Il giochetto deve finire, noi si deve esser liberi di fare opposizione costruttiva per il paese. Abbiamo un'idea, che ci permettiamo di rivolgere al capo del governo ombra e dell'opposizione: la misura è colma, si abbia il coraggio di farla finita una volta per tutte e di osare per l'avvento del dialogo. Come? Ve lo dico io. E' ora di mettere l'intera combriccola sotto doppio controllo segreto.

Non ve la sentite? Ma che vi succede? Cosa è capitato ai riformisti che conoscevo, eh? Dov'è il vecchioi spirito? "Abbiamo paura di seguirti, Polito, potremmo finire nei guai"...Be' lasciate che vi dica una cosa. Non è finita!. E' forse finita quando i leghisti hanno bombardato di monnezza Napoli? Col cazzo che è finita! E qui non finisce. Per quanto mi riguarda se lo possono andare a prendere nel culo. Io no! Santoro? Morto! Travaglio? Morto! Di Pietro? Morto! Il Tgtreeeeeeeeee! Morto! Chi è con me? Avanti, all'attacco! AhaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhH!!!!!!!!!!!!!


24 aprile 2008

ELEZIONI ROMA: PARLANO I CANDIDATI/ 2



Dopo Gianni Alemanno, che in qualche post più sotto ha avuto modo di spiegare il suo vastissimo programma per Roma, ecco, come promesso la nostra cazzuta intervista al candidato sindaco di Roma, Francescone Rutelli. Per chi vota a Roma a questo punto ha tutti gli elementi per giudicare, ma proprio tutti.


- Buonasera Rutelli.
- Buonasera. Innanzitutto vorrei farvi i miei complimenti. In questi ultimi sette anni il vostro blog, che è fatto a Roma, è cresciuto molto, come tutta la città.
- Non ci siamo da sette anni, e non siamo cresciuti affatto, comunque grazie.
- Prego. Crescerete ancora, non si preoccupi, come tutta la città è destinata a crescere.
- Le facciamo le stesse domande che abbiamo fatto al candidato Alemanno ieri. Secondo lei quali sono i principali problemi di Roma?
- Roma in questi anni è cresciuta molto, ma sarebbe sbagliato sottovalutare i problemi che ancora ci sono e che vanno risolti.
- Ad esempio?
- Ad esempio penso al fatto che nonostante Roma in questi anni sia cresciuta molto, molto altro deve ancora essere fatto, per questo sono qui, per completare il lavoro fatto in sette anni di governo in cui la città è cresciuta enormemente molto senza però tacere di qualche problema che è ancora da risolvere e che presto risolveremo. In questi anni la crescita di Roma...
- Onorevole Rutelli, le avevo chiesto un esempio...quali sono i problemi ancora da risolvere?
- Si, stavo facendo un ragionamento, dicevo in questi anni Roma è cresciuta molto, ma sul tappeto ci sono anche dei problemi che devono essere affrontati adeguatamente nonostante in questi anni, ci tengo a dirlo perché bisogna dirlo, è un fatto che Roma sia cresciuta molto...
- ...Ma ci sono anche dei problemi ad esempio...
- Dica, l'ascolto.
- Io?
- Si, dica, non ho problemi ad affrontare qualsiasi argomento, dica lei che è romano, quali sono i problemi che sente maggiormente...
- Ok, allora ad esempio il traffico, la mobilità, i tempi di spostamento da un posto all'altro della città che sono impossibili da stimare per via del trasporto pubblico che è largamente caotico e spesso inaffidabile...
- Ecco, il trasporto pubblico. Bene, le dirò che in questi anni il traffico è cresciuto molto, e con esso anche i problemi relativi agli spostamenti, ma bisogna inquadrare il fenomeno nella giusta dimensione, nel giusto quadro per poterlo affrontare globalmente e con coerenza. Giusto ricordare l'aumento del traffico ma questo va inserito in una crescita globale che riguarda tutta la citta. In questi anni, Roma è cresciuta molto, e con essa sono cresciuti, inevitabilmente anche alcuni problemi connessi che vanno certamente affrontati, senza dimenticare però che assieme alla crescita di Roma è cresciuto proporzionalmente anche il trasporto pubblico e senza tuttavia dimenticare i problemi che sono connessi ad un problema che dev'essere tuttavia risolto, ma certamente, in un quadro di collaborazione comune, di tutte le forze della maggioranza e dell'opposizione che devono collaborare in comune, nel comune, per il comune, alla risoluzione dei problemi comuni, che sono problemi problematici da risolvere risolvendoli appositamente, senza dimenticare tuttavia che in questi ultimi anni Roma è cresciuta molto...
- Vabbè, senta onorevole Rutelli, in concreto quali sono i provvedimenti che prenderà nei primi cento giorni di governo, se dovesse essere eletto?
- Io credo che i problemi all'ordine del giorno dell'azione del sindaco devono essere posti all'attenzione del sindaco fin da subito, perché i problemi dei cittadini devono essere i problemi anche del sindaco, che deve attivarsi nel risolverli per confermare una crescita e avviare le condizioni per uno sviluppo ulteriore di una città che, non  dimentichiamolo, è in piena crescita e continua a crescere e noi, da parte nostra, dobbiamo assecondare questa crescita, aiutare la città a crescere all'interno di una crescita che già c'è e che deve continuare a crescere assicurando a tutti una crescita.
- Perfetto. Le chiedevo però dei primi provvedimenti...quali saranno?
- Provvedimenti nel segno della crescita, per la conferma di una crescita...
- Si, ma quali?
- Però lei scusi, non mi dà il tempo di parlare, di articolare un ragionamento...
- Ho capito, onorevole, però sono io che scrivo qua, e se devo scrivere tutta 'sta roba di ragionamento, mi vengono i crampi alle dita, abbia pazienza, sintetizziamo un po', siamo in un blog, mica a fare la prefazione dell'enciclopedia dei Massimi Sistemi, scusi!
- Be', ha ragione pure lei...allora sintetizzo, va bene, cosa mi aveva chiesto...?
- vabbè le faccio un'altra domanda: secondo lei c'è l'allarme sicurezza in questa città, come dice il suo sfidante Alemanno?
- Guardi, devo premettere che in questi anni Roma è una città che è cresciuta molto...
- ALT! Andiamo al sodo, abbiamo detto sintesi. Allarme sicurezza, si o no?
- Vabbè ma non si può spaccare così il capello in quattro quarti, mi scusi. Questo è un ragionamento complesso...la sicurezza non è di destra né di sinistra, la sicurezza è di tutti, tutti devono avere visto riconosciuto il diritto alla sicurezza, quindi...
- ....quindi? Dica...!
- ...quindi riconosceremo a tutti questo diritto. Col braccialetto o senza braccialetto, questo poi lo vedremo.
- Ah ecco, il braccialetto elettronico per le donne che girano da sole la notte in città, ha visto che anche dal PD arrivano critiche sul braccialetto?
- Ma io non ho difficoltà ad accogliere le critiche, le critiche fanno bene perché su questi temi la collaborazione è fondamentale, maggioranza e opposizione devono collaborare su questi grandi temi, così come su altri grandi temi come l'urbanistica, il decoro, lo sviluppo, l'ambiente, l'innovazione, il mercato, la casa, l'ufficio, il tempo. la pioggia, il sole, il vento, la natura, gli animali, l'amore, il sentimento, la ragione, l'umiltà, l'intelligenza, l'amicizia, lo spirito, l'universo...che fa non mi ferma...?
- ...eh?, no, stavo scrivendo in automatico e mi ero distratto...cosa dicevamo...?
- Ma che cazzo di intervista sta venendo fuori qua, ma roba da non credere...a due giorni dalle elezioni...!
- Senta onorevole Rutelli, non è colpa mia se lei dà l'idea di non avere un vero cazzo da dire, abbia pazienza!
- Come, io non ho un cazzo da dire che sono stato protagonista della grande crescita di una città e sono pronto a ricominciare per farla crescere ancora?
- A proposito, mi chiarisce una cosa? Ma per quale motivo ritorna a fare il sindaco di Roma? Per un politico come lei, aldilà di tutti i bla bla, è un grande passo indietro.
- Vero eh?
- Eh già...
- Si vede molto?
- Abbastanza...
- Secondo lei lo pensano in tanti?
- Mah, io è la prima cosa che ho pensato.
- Ah si?
- Eh si!
- Cazzo....
- Ma come mai sta di nuovo qua?
- Lo diciamo fuori intervista?
- Ma certo, guardi: ho smesso di scrivere...
- Allora, il fatto è questo. Sono disoccupato. E Ho bisogno di lavorare, come tutti.
- Come sarebbe a dire?
- Sarebbe a dire che Veltroni ha accettato di fare il segretario del PD solo a patto che mi toglievo dai coglioni, ma non di poco, dovevo proprio scomparire dall'orizzonte e siccome tutti volevano Veltroni, eccomi qua.
- E perché proprio Roma?
- Evvabbè. eccheccazzo, ecché mi dovevo pure trasferire, fare un trasloco, i bambini, la moglie, la famiglia, e poi per andare dove? Tutti i posti altrove erano già occupati, capirai, c'è la fila per fare i sindaci delle città, che facevo, andavo a Firenze? A Bologna? Scusate: adesso mi candido io? Come minimo me sbranavano...! E poi, Roma è la mia città, qui c'ho tutti i contatti, gli amici, i preti, e il vaticano, dico: il va.ti-ca-no! Co' tutta la fatica che ho fatto per farmi tirare dalla loro parte...fatica però ben  ripagata: l'altro ieri sono andato a prendere il papa all'aeroporto! Dico: IL PAPA! Chi è che può dire che va all'aeroporto a prendere il papa? Non lo so, datte 'na regolata!
- Va bene, onorevole Rutelli, per me la possiamo anche chiudere qua!
- Oh, zitto su tutto eh? Acqua santa in bocca!
- Nessunissimo problema!
- Come la titoli l'intervista?
- Pensavo a: Roma cresce, cresci con Roma!
- Ottimo! Se me lo dicevi prima, lo facevo come slogan sui manifesti!
- Ci possiamo pensare al mandato prossimo...
- Roma cresce, cresci con Roma....ma lo sai che non è male...cazzo...a pensarci prima...


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