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Un blog di nicchia


Dillo in sintesi


6 ottobre 2009

FORUMISTICA VERA

Dal forum dell'Agenzia dell'entrate dedicato ai quesiti dei contribuenti sullo scudo fiscale, le domande dei "signori" aspiranti condonati, liberamente sintetizzate. Le risposte L'agenzia le darà nelle "apposite circolari", che un giorno, speriamo,  i posteri potranno leggere. Noi, gliele diamo subito

Specificare meglio l'ambito di "Capitali illegalmente detenuti".

Quale parte di "illegalmente", non ti è chiara?

Nell'ipotesi possegga diverse partecipazioni azionarie di società all'estero che detengono immobili in Italia e in altri paesi UE ed Extra UE e anche in paesi "Blacklist", urgono garanzie più chiare sulla riservatezza del soggetto che fa il rientro.

Un classico. Quello che formalmente non ha un cazzo e veleggia tra la Costa Smeralda e il Pacifico con i beni intestati alle società estere. Bella la vita, eh? Vai tranquillo che non ci siamo mai visti!


Nell'ipotesi avessi acquistato un palazzo in Francia e avessi dimenticato di inserirlo nel quadro apposito della dichiarazione, ora per sanarlo posso indicare il prezzo di acquisto del bene? E se nel caso l'anno prossimo lo venda, ad un prezzo, diciamo, decisamente superiore, il profitto realizzato rientra nello scudo, no?

Questo non solo dimentica il palazzo, ma vuole dimenticare pure i soldi che farà tra un anno.
 
Diciamo che si è in possesso di certificati azionari. Diciamo che gli importi sono rilevanti e mai denunciati nell'apposito quadro RW della dichiarazione. Diciamo che me li trasferisco materialmente io, con il corriere, niente banche, niente intermediari. Da qui in avanti come procedo?

Bravo, mai fidarsi di banche e intermediari. Sei un tipo intraprendente, mi compiaccio. Facci un versamento con la firma X

Si richiede se, qualora il soggetto estero sia una società la quale a sua volta sia un mero schermo societario del contribuente italiano che intende avvalersi dello scudo fiscale sia possibile regolarizzare oltre agli investimenti già considerati nella circolare sopra citata e nella “Bozza di Circolare” (quali immobili in Italia e/o partecipazioni in società italiane), anche crediti per finanziamenti erogati dalla stessa società interposta direttamente al contribuente italiano stesso, avendoli egli ricevuti a titolo privato come persona fisica, fuori dall’ambito di qualsiasi attività imprenditoriale.

Amico, sei il benvenuto. Corrispondi esattamente al profilo medio che cercavamo. Quello che ha la Svizzera intestata ad una società e ne beneficia con finti prestiti a titolo gratuito. E vuoi condonare l'impossibile, i soldi all'estero e quelli che già sono qua. Prego, accomodati.

Posseggo dei cavalli da corsa in Svizzera e San Marino. Posso farli rientrare?

Thò, abbiamo uno sportivo. Massì che puoi rientrare, però mandami i biglietti per l'ippodromo almeno!


Nell'ipotesi sia appena inziato un procedimento penale, ma per reati diversi da quelli previsti dallo scudo, il soggetto può aderire allo scudo, facendo rientrare tutti i beni? E se poi la procura che sta indagando, per deduzione, ne consegue che sono stati sottratti, vale lo scudo? E nell'ipotesi ci siamo tra i beni anche conti correnti secretati che non sono noti alla procura ma che li può scoprire inviando una comunicazione di sequestro alla banche che li detengono, quelli vengono sequestrati comunque o sono coperti dallo scudo? E nel caso la procura apra un nuovo procedimento per altri e gravi reati, lo scudo può valere anche in futuro?

Ti stanno alle costole eh? Senti, tu scuda il più possibile, poi vediamo. Noi una buona parola poi ce la mettiamo, con quelli. Ma tieni presente che se son giudici comunisti, la vedo difficile. 


11 settembre 2009

SALVATE IL SOLDATO MARINA

Durissima intervista di Marina Berlusconi in difesa di papà rilasciata questa mattina al Corriere della Sera. E' un capolavoro di aggressività nei confronti di chiunque non stia allineato e coperto nella difesa della roccaforte di Palazzo Grazioli (e tutti significa proprio tutti) e vale la pena di leggerla: (per chi non ha lo stomaco, riassumiamo velocemente la sostanza: "Adesso avete rotto i coglioni". Noi invece consigliamo di leggerla e dato che offriamo sempre un servizio in più degli altri, abbiamo spiegato meglio certe frasi del "Marina pensiero" attraverso le "note del lettore", ndl, che trovate tra parentesi. Buona lettura e buon Marina-pensiero (si fa per dire, ndl).  


È stata in silenzio, in questi mesi (come sempre, a parte quando si tratta di rilasciare interviste anema-e-core con fotine belline di marito e figli "che-bella-famiglia" su CHI, ndl). Tranne quando Dario Franceschini parlò di Silvio Berlusconi come di un cattivo padre (ancora lo ringrazia, Marina, di avergli fornito quel destro spettacolare, genio di un Franceschini, ndl). Allora, Marina Berlusconi assieme ai suoi fratelli volle far conoscere la propria indignazione. Adesso, nell’ufficio nel cuore di Milano da dove governa sul mondo Fininvest (grazie a titoli accademici e professionali unici, riassumibili nella felice circostanza di essere la figlia del padrone, ndl), sfoglia infastidita la rassegna stampa sul gruppo di questi mesi roventi (guarda te, invece di CHI, cosa mi tocca leggere, ndl), in un intrecciarsi sempre più confuso tra storie private, società, politica.
«Guardi qua, i giornali ormai da mesi si occupano di noi, delle nostre aziende, solo come di trofei da spartire». Il suo sfogo parte da qui, ma va ben oltre.

Dopo aver dribblato la prima domanda (tradizione di famiglia, quella di selezionare le domande, ndl), quella d’obbligo: nei mesi scorsi non si è fatto che scrivere di divorzio, di Berlusconi dynasty...
«Di queste cose non ho la minima intenzione di parlare (semmai ne parlerà Signorini, ndl). Tantomeno sui giornali (a parte CHI, ovviamente ndl). Se le domande sono queste, intervista finita (l'allergia alle domande, un'annosa intolleranza genetica che affligge la famiglia, ndl)».

No, aspetti, e allora perché ha accettato questa conversazione?

«Intanto per dire che le ventimila persone che lavorano qui, e se consente (altra tradizione di famiglia, la richiesta retorica, ndl) mi ci metto anche io, meritano più rispetto (il vecchio trucco di nascondersi dietro i lavoratori, come scudi umani, funziona sempre, ndl). Stiamo parlando di aziende quotate, che creano ricchezza (in primis per la famiglia, ndl), che fanno informazione e cultura. Non siamo le casette del Monopoli che si prendono e si spostano di qui e di là (il ghost writer poteva fare di meglio ndl)».

Veramente tutto è cominciato con dichiarazioni di membri della sua famiglia. Noi giornali siamo venuti dopo...
«Senta, a me non interessa chi ha parlato e chi no (non posso insultare pubblicamente la moglie di mio padre, ndl). Io so solo che lavoro in questo gruppo da quasi vent’anni, da 13 sono al vertice della Fininvest…(e ci sto così bene che non mi schiodo nemmeno col napalm, chi deve capire, capisca, ndl)».

Lo sappiamo bene, ma...

«Ma niente! (oh, è proprio sua figlia, ndl). Sono rare le volte in cui ho visto la stampa occuparsi di noi per le cose che abbiamo fatto e per come lavoriamo (cioè articoli scritti da dipendenti o aspiranti tali, ndl). Ad esempio mi piacerebbe che si parlasse di Mediaset che produce un capolavoro del nostro cinema come Baarìa (l'ha appreso l'altro giorno leggendo Sorrisi e Canzoni), o di Mondadori che ha appena vinto un premio del peso del Campiello (Fede ci apre il tg stasera, ndl), e che proprio in questi giorni ha portato anche in Francia un marchio come Grazia (Minzolini, prendi appunti, che ci apri il tg domani, ndl), vale a dire la moda, lo stile di vita, il gusto italiano. In Francia, ripeto, dove su queste cose hanno sempre dato lezioni a tutti (ecco le notizie che dvorebbero essere date, ndl)».

Ho capito, vi sentite delle vittime, da una parte voi, primo gruppo multimediale in Italia, dall’altra il resto...

«No, solo la verità (altra intolleranza familiare genetica: la verità è solo quella che dico io, ndl). Di noi si parla sempre o quasi per il conflitto di interessi (ce ne dobbiamo dimenticare, lo vogliamo capire o no?, ndl), e ora ci mettiamo anche la dynasty (anche di questo non si deve parlare. Seguirà comunicato ufficiale su CHI, ndl). Eppure in questi 13 anni qualcosa di buono l’abbiamo fatto (Ad esempio, soldi a palate da quando papà è al governo, ndl). Abbiamo investito massicciamente, 18 miliardi di euro, e un altro miliardo anche in un 2009 così difficile. E se 13 anni fa su 100 euro di fatturato ne guadagnavamo 4, oggi siamo quasi arrivati a cinque volte tanto».

Non c’è dubbio, a crescere siete cresciuti e anche un bel po’...
«Se è un’allusione alle aziende della famiglia del premier (minchia, siamo sul nervosetto spinto. Ci dev'essere un clima da crisi dei missili a Cuba, ndl) allusione per allusione, visto che vanno molto di moda le residenze in Svizzera o i pagamenti in nero (decisamente, siamo in piena sindrome guerra nucleare imminente, ndl), voglio ricordare che in questi 13 anni abbiamo pagato tra imposte e contributi la bellezza di 7 miliardi di euro, il che significa quasi un milione e mezzo versato ogni giorno nelle casse dello Stato (volete una medaglia al valore? ndl)».

Allora la lotta per la successione se la sono inventata i giornali?
«E finiamola con questa storia della successione (ci stiamo sbranando, dannazione, ndl). Intanto, grazie a Dio, l’argomento non è sul tavolo perché mio padre gode di ottima salute (motivo in più per cercare di tirarlo per la giacchetta, ndl). E comunque ogni decisione spetta solo ed esclusivamente a lui (che finora era d'accordo con me e Piersivio prima che quelle là si mettessero a fare casino, ndl)».

D’accordo: qui si pensa soprattutto a lavorare. Ma, come per tutti, questo non mi pare uno dei periodi più esaltanti. L’editoria, per esempio, non vi sta dando tutte queste soddisfazioni..
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«Che il momento sia molto difficile e costringa chiunque, in tutto il mondo, a cambiamenti anche dolorosi, mi pare fin troppo evidente (sarebbe successo anche a noi se non avessimo papà al governo, ndl). Formule magiche non ce ne sono e non ce ne saranno (difficile andare al governo anche in altri paesi, ndl). Non aspettiamoci miracoli dai nuovi mezzi. Su Internet gli editori non hanno ancora trovato un modello che permetta di guadagnare, anche se bisogna continuare a sperimentare. Detto questo, piangersi addosso o fare le Cassandre del nostro mestiere non serve a niente (rende molto di più fare le vittime su altri fronti, ndl)».

E quindi come se ne esce?
«Non ho la pretesa di dare lezioni a nessuno (fintanto che papà governa va bene così, ndl), ma credo che la ricetta sia sempre la stessa, quella che alla Mondadori stiamo seguendo: lavorare bene, lavorare molto sulla qualità, e continuare a investire, nonostante la crisi, sui nostri prodotti, in Italia e all’estero (che poteva dire? Che Mondadori chiude?, ndl)».

Ammetterà che è quello che dicono tutti (ecco, appunto, ndl).
«Ammetterà lei che è stata una scelta molto coraggiosa quella di lanciare, in un anno così duro, Grazia in Francia (ancora 'sta Grazia?, Manco avesse lanciato il Wall Street Journal in Corea del Nord!, ndl) seguendo una strategia che in pochi anni ci ha permesso attraverso il 'Grazia Network' di essere presenti con questo marchio fortissimo in 13 Paesi (però non dice quali, dal che si deduce che la Francia dev'essere l'unico paese spendibile a livello di comunicazione, diversamente figuriamoci se non faceva l'elenco completo, ndl)».

Resta il fatto che per gli editori il futuro è perlomeno tutto da decifrare.
«Guardi, le faccio un esempio magari banale (evidentemente non banale non è possibile, ndl) ma significativo. Ai miei due figli, che hanno uno cinque e l’altro sei anni e mezzo, sto leggendo dei libri sulla mitologia greca. E loro ascoltano le storie di Teseo, Achille, Ulisse, con la bocca spalancata. Storie che hanno qualche millennio. Ma che sono in realtà senza tempo, perché sanno soddisfare l’eterno bisogno dell’uomo di emozionarsi, di far correre la fantasia, di conoscere, di capire. Fare l’editore significa saper soddisfare questo bisogno (qui non si può far a meno di immaginare una riunione strategica con i vertici manageriali della Mondadori che faticano a fingere entusiasmo e a trattenere le risate allorquando la Marina illustra le sue strategie aziendali del maggiore editore italiano con la storiella che lei legge Omero ai suoi figli. Detto vertice ha tutta la nostra compresione, ndl). Ed è per questo che credo sia un mestiere eterno, e anche uno dei più complessi e affascinanti (ripeto: di sicuro non mi schiodo da 'sta poltrona almeno per l'eternità, chi deve capire, e si ostina a non capire lo capisca, ndl)».

Da quel punto di vista allora la televisione oltre a essere affascinante produce anche un bel po’ di utili.
«Che c’entra, sono cose diverse (lì c'è mio fratello, un giorno magari potremo anche fare a cambio, ndl). Sulla televisione comunque mio fratello Piersilvio sta facendo un lavoro eccellente (purtroppo non può dire che è il miglior presidente Mediaset da quando esiste Mediaset è allora è costretta a dire solo "eccellente", ndl). Si è inventato dal nulla, in pochi anni, un nuovo business, quello della tv a pagamento (la legge Gasparri che ha imposto il digitale terrestre non c'entra nulla, ndl). E in questo modo, come fece tanti anni fa con la Rai, Mediaset sta incrinando un altro monopolio, quello di Sky (allora c'era Craxi, oggi c'è direttamente papà a fare le regole, ndl). Non pretendiamo che ci dicano 'bravi' (però le piacerebbe, ndr), ma che a sinistra facciano addirittura un gran tifo per Sky... Buffo, no? (non è buffo, è tragico, ma questa è la sinistra che abbiamo, ndl) Se c’è di mezzo Berlusconi, va bene anche saltare da Marx a Murdoch (Impennata d'orgoglio del ghost writer dopo le debolucce Monopoli e le Cassandre. Forse si salva il posto, ndl). L’importante è andargli sempre contro (il fatto è che non ce lo meritiamo, Berlusconi, questa è la verità, ndl)».

Diciamo che nemmeno suo padre ci va leggero con i giornali. Se apriamo il capitolo delle critiche, degli attacchi, non si finisce più.
«E vuole che non lo apra? Del resto — anche evitando accostamenti che non reggono — gira e rigira il punto è sempre quello. Per definire quanto hanno cercato di fargli in questi mesi mi vengono solo due aggettivi: 'indegno' e 'vergognoso'("criminoso, chissà perché no, ndl)».

Ma...
«E non sono affatto sufficienti. Una cosa positiva però c’è: tutto questo ha dato ancora di più a me come figlia la misura della grandezza e della qualità umana di mio padre (papà, quando sarà il momento, ricordati di chi ti ha saputo difendere, ndl), e dell’enorme distanza fra lui e chi ha cercato di distruggerlo in quel modo (e di chi è rimasto a guardare, si potrebbe aggiungere, ndl). Guardi come ha reagito, come è riuscito ad andare avanti, a continuare a governare il Paese — e, mi lasci dire (mi consenta, mi lasci dire, questi parlano tutti uguale, ndl), anche molto bene — durante una crisi economica drammatica da cui l’Italia sta uscendo meglio di molti altri (mi sa che l'ho già sentita, ndl)».

Guardi che suo padre ha reagito, e con durezza, contro i giornali. La libertà di stampa è un valore fondante.
«Questa poi di un’Italia dove la libertà di stampa è a rischio... (lasciatela a noi, la libertà di stampa, una volta che l'avremo acquistata, penseremo a tenerla ben al sicuro, ndl). A rischio in un Paese in cui il capo del governo viene sottoposto per mesi a un vero e proprio linciaggio? So perfettamente quanto sia preziosa la libertà di stampa (non possiamo ancora acquistarla, ma un giorno ce la faremo, ndl), e non solo perché faccio l’editore (come fa l'editore Marina Berlusconi ne sa qualcosa Panorama, che era la prima rivista italiana in termini di autorevolezza, ndl). Semmai la questione è come e per quali scopi questa libertà viene usata (quando sarà nostra, rilasceremo regolari licenze ndl). Qui qualcuno sembra essersi dimenticato che ogni libertà ha un limite ben preciso, che è il rispetto della libertà altrui (la famosa casa delle libertà di Guzzantiana memoria, ndl). Liberi i giornalisti (si fa per dire, ndl), ma libero anche Berlusconi (non si fa per dire, ndl). Libero, come tutti, di avere una vita privata, e libero di reagire, anche duramente, ad accuse che non sono accuse, ma calunnie infamanti (e se lo dicono in due, lui e Ghedini, dev'essere vero, ndl). Mi pare che certa stampa faccia finta di dimenticare che la libertà non è un suo privilegio esclusivo, ma un diritto di tutti. La domanda la faccio io a lei: non crede si sia superato il limite? (in effetti mancano solo sette televisioni su sette e poi tutti avranno dato queste notizie, ndl)».

A giudicare dalla confusione, qualcosa è successo (tengo famiglia, ndl). Ma per quello che ci riguarda (non siamo Repubblica, ndl) abbiamo sempre e solo usato, anche per le ultime carte da Bari, il metro della professionalità, dell’equilibrio e della pubblicazione di notizie, fatti e documenti.
«No, non sono assolutamente d’accordo (lei se ne intende, è editore, ndl). Quei documenti in base alla legge non erano pubblicabili (dopo "verità" e "libertà" stanno per acquistare anche i diritti di definizione di "legge", speriamo almeno li paghino cari, ndl). E comunque al loro interno non c’è nulla che abbia il benché minimo rilievo penale (promemoria per papà: dobbiamo acquistare anche i diritti di definizione di "etica" e "opportunità", così la facciamo finita, ndl). Il dramma è che in quest’aria irrespirabile si tende a non fare più distinzioni, a considerare ammissibile (gli articoli di CHI, ndl) e quello che è e dovrebbe rimanere inammissibile (tutto il resto, ndl). E sa da dove tutto è partito? Dal fatto che un’opposizione di cui si sono perse le tracce (qui, in effetti, come darle torto?, ndl) ha lasciato il suo mestiere, da troppo tempo (dai tempi della Bicamerale, per l'esattezza, ndl), nelle mani di alcune testate ben precise e di un gruppetto di magistrati (i soliti sovversivi, ndl): addio politica, avanti con i dossier, i pettegolezzi, il fango (sarebbero le inchieste di procure autonome come dice quel ferrovecchio della Costituzione, ndl). Guardi l’equazione scellerata che certi giornali applicano: libertà = dare addosso a Berlusconi (veramente addosso a Berlusconi pare ci fosse altro, ndl) = essere costretti a pensarla come loro (Perciò dobbiamo tutelare la popolazione con Minzolini e soci, altrimenti finisce che se ne vanno tutti dietro a Repubblica, ndl). E se la stragrande maggioranza degli italiani non è d’accordo (com'era l'ultimo sondaggio? "Preferite Berlusconi che se proprio ci tenete una velina ve la dà da trombare oppure la sinistra che vi succhierà il sangue fino a rendervi cadaveri"?, 80% Berlusconi, 20% ha sbagliato risposta, ndl), vuol dire che sbaglia. Invece no, libertà vuol dire essere liberi di poterla pensare diversamente senza per questo sentirsi dare del cecchino prezzolato (coda di paglia, ndl)».

Sia esplicita, a chi si riferisce? A Feltri? (ma va'?, ndl)
«Anche. Non sempre mi trovo d’accordo con lui (quando ha detto che papà era impotente, ad esempio, ndl), ma oltre ad essere un fuoriclasse assoluto nel suo mestiere (da quando l'abbiamo riassunto, ndl), è un esempio lampante di giornalismo libero (da quando l'abbiamo riassunto, ndl). Siccome però oltre che essere libero è anche controcorrente (da quando l'abbiamo riassunto, ndl), allora va messo all’indice (riassumendo: gli atti di Bari non vanno pubblicati perché "contro la legge", mentre l'informativa anonima su Boffo frocio e "attenzionato dalla polizia", è giornalismo libero. Firmato: il maggior editore di questo paese, ndl)».

Mi pare chiaro, alla fine, che lei non abbia il minimo dubbio: quelli contro suo padre sono stati tutti e solo colpi sotto la cintura...
«A volte, più che colpi sotto la cintura mi sono sembrati veri e propri tentativi di pugnalarlo alle spalle. Ma per fortuna mio padre ha i riflessi pronti (che stia propriamente in forma, s'era in effetti visto, ndl)». 


29 maggio 2009

DOV'E' LA FUGA DEI CERVELLI QUANDO SERVE?




Vibrata, nonché lunghissima letteressa della ministressa Mara Carfagna al Corriere che mette i puntini sulle I per la vicenda Papi-Noemi. Sappiamo però che avete da fare, quindi ecco per voi, in esclusiva, l'originale servizio di traduzione/sintesi del Carfagna-pensiero.



Gentile Direttore, trascorso un anno da un attacco mediatico di inaudita volgarità a cui sono stata sottoposta, sono qui a fare alcune considerazioni su vicende che in questi giorni ci sono state date in pasto con una morbosità e un’ossessività che ricordano molto quelle che hanno riguardato la sottoscritta.

Dall'ufficio stampa di Mara CARFAGNA

Sono qui a dire la mia, se mi è consentito. Anche forte e fiera di un lavoro svolto, in soli dodici mesi, con impegno ed autentica passione in favore e a tutela dei soggetti più vulnerabili di questo Paese.

Alla cortese attenzione del direttore Paolo MIELI

Qualcuno è ancora convinto che io, giovane donna che dalla tv è passata alla politica con Berlusconi, non abbia il diritto di parlare, non abbia nulla di sensato ed intelligente da dire. Ed invece vorrei osare così tanto. Mi sia consentito. Lo faccio perché ho testa. E cuore. Ho testa né più né meno di tanti pseudo-intellettuali che si ergono pomposamente a maestri di vita e di scienza, di etica e di morale, che parlano e straparlano giudicando tutto e tutti pretendendo di essere i padroni assoluti del vero.

Paolo Mieli non è più direttore?

Certo, mi riconosco una buona dose di coraggio se sono qui, oso parlare e, di più, vorrei addirittura dare, sottovoce, ma molto sottovoce, un consiglio. Che è quello di fare un passo indietro, di ritornare al di qua di quel limite della decenza e del buon senso che è stato abbondante­mente superato.

E chi è il direttore?

Insinuazioni pesanti e volgari hanno accompagnato la mia scelta sciagurata. Quella di una giovane donna che, dopo una (a dire il vero) assai insignificante carriera in tv ha deciso di accettare la sfida di fare politica con il partito di Berlusconi. Attenzione. Giovane donna, televisione, Berlusconi.

Va bene, allora: Alla Cortese attenzione di Ferruccio De Bortoli

E qui casca l’asino! Perché se cambiando l’ordine degli addendi il risultato è lo stesso, sostituendo anche uno soltanto degli addendi il risultato sarebbe ben diverso e comporterebbe la legittimità dell’impegno politico.

Egregio direttore

Suvvia, siamo realisti. Il Parlamento vede tra i suoi banchi alcuni uomini dalle assai dubbie capacità politiche. Ma nessuno si sorprende. L’Aula di Montecitorio è stata frequentata da personaggi condannati per banda armata e concorso in omicidio, facinorosi violenti, condannati per detenzione e fabbricazione di ordigni esplosivi, protagonisti di risse e di indecorosi episodi di cronaca.

Si, hai ragione. Allora: Caro direttore,

Ma nessuno mai si è indignato. Onorevoli che candidamente hanno ammesso di prostituirsi prima di approdare alla Camera, altri che, durante il loro incarico, sono stati sorpresi a contrattare per strada prestazioni con transessuali. Mai nessuno si è scandalizzato. Mai.

....e aspetta, devo raccogliere le idee!

Allora viene un sospetto. Che sia Berlusconi l’ingrediente indigesto? Sì, è proprio così, Berlusconi indigna, scandalizza, inquieta. Forse è arrivato il momento di mettere un freno a questa follia collettiva, a questo vizio malsano, che qualcuno tenta di fomentare, di guardare e giudicare la politica dal buco della serratura, di giudicare le persone per l’aspetto estetico e per il lavoro, seppur onesto, che hanno fatto in passato. È assurdo, dopo anni di battaglie, è come tornare indietro quando i criteri selettivi per accedere alla politica erano il censo e il sesso.

Ma non hai niente da suggerirmi?

Forse è proprio il caso di dire che si stava meglio quando si stava peggio! Ed è sorprendente che le dichiarazioni e la persona dell’ex fidanzato di Noemi Letizia, condannato per rapina, secondo qualcuno meritino più rispetto dell’impegno e della persona di una donna che ha l’unica colpa di aver lavorato in tv. Cosa è più grave, mi domando, aver lavorato in tv o essere stato un rapinatore? Quanto tempo do­vrà passare ancora perché chi ha lavorato nel mondo dello spettacolo possa essere trattato almeno come un ex rapinatore o un ex detenuto?

Vabbè faccio io. Senta, ora basta con questa storia, va bene?

Credo che si sia superato il limite del buon senso e tutti abbiamo responsabilità e doveri. A cominciare dalla politica che deve ispirarsi a criteri di rigore e di serietà. Quei criteri che hanno indirizzato l’attività di un governo che ha risolto gravi emergenze e problemi quotidiani con tempestività ed efficacia, grazie ad un presidente del Consiglio che è riuscito non solo ad interpretare le speranze e i sogni degli Italiani, ma anche a tradurli in realtà. Questo, quello delle cose realizzate per il bene del Paese, è il terreno di confronto sul quale vogliamo misurarci e di cui deve rispondere agli italiani il presidente Berlusconi.

Oltretutto, mi porta alla memoria cose che non voglio più ricordare!

Un leader mai prepotente o arrogante, consapevole di una innata capacità seduttiva che ha usato a fini di ricerca del consenso e non per scopi morbosi. Un uomo leale, perbene e rispettoso. Una persona di garbo e gentilezza, doti che qualcuno vorrebbe declassare a mera finzione e che invece sono autentiche. E, lasciatemi pure dire che, in un mondo popolato da gran cafoni, sono qualità rare ed invidiabili. Il resto, tutto il resto, sinceramente sono affari suoi. O, almeno, così dovrebbe essere in un Paese «normale».

Non voglio trattenerla oltre.

So che ho ben poca esperienza, ma credo di averne quanto basta per auspicare che l’Italia diventi un Paese «normale», dove chi fa politica viene giudicato per ciò che fa e chi governa per come governa. Per fare questo, però, c’è bisogno di uno sforzo di volontà da parte di tutti. Forse è arrivato anche il momento che chi trascorre le sue giornate a criticare e a farci lezione, scenda dalla sua cattedra di cartapesta, si sporchi le mani con i problemi veri e con le questioni che vera­mente interessano alla gente e dia il suo contributo alla crescita e allo sviluppo dell’Italia.

Mi scusi se sono stata lunga

Qualcuno lo troverà più noioso, ma sarebbe sicuramente più proficuo. Il Paese ne avrebbe un gran vantaggio. La qualità e il livello dell’attività politica, che qualcuno si diverte a far scadere verso il basso, ritroverebbero dignità e centralità.

Arrivederci

Mara Carfagna, ministro per le Pari opportunità (Pdl)

Mandala a Silvio. Scrivi: da Mara, baci!



15 dicembre 2008

I REGALI DI ALBERONI



Sul Corriere della Sera di oggi, uno dei sociologi più quotati del XXI Secolo segnala, nella sua rubrica Pubblico & privato che sta avvicinandosi il Natale, il periodo in cui, per tradizioni misteriose, si fanno e si ricevono regali. Nel nostro consueto servizio di sintesi abbiamo messo a sinistra la colonna del pubblico e a destra quella del privato, per chi volesse subito afferrare il nocciolo della questione e passare, per fortuna, oltre.


Nonostante tutti i cambiamenti sociali e tecnologici, le attività e i rituali che si svolgono attorno al Natale non sono affatto cambiati nel tempo. Questa Grande Festa si articola in diverse fasi. La fase iniziale incomincia molto tempo prima del Natale e consiste nell'acquisto e l'invio degli auguri e dei doni. A coloro che ci sono emotivamente lontani i doni li spediamo, mentre li portiamo a quelli emotivamente vicini. Con gli intimi li apriamo addirittura insieme nel giorno stesso di Natale. Auguri e doni si dividono in tre categorie.

A Natale si fanno i regali

La prima è costituita dai regali rivolti a coloro verso cui abbiamo un debito di riconoscenza, persone che vogliamo ringraziare. In questo modo il Natale diventa una Festa del Ringraziamento.

Devo fare un regalo a Mieli.

La seconda è costituita dai regali che inviamo a coloro di cui pensiamo di aver bisogno, alle persone importanti per far sì che si ricordino di noi, per ingraziarceli. È un Rito di Propiziazione.

Devo fare un altro regalo a Mieli

Abbiamo poi gli auguri ed i regali che facciano alle persone a cui vogliamo bene, ma che vediamo raramente, o perché sono lontane o perché ci dimentichiamo di loro. Il Natale è l'occasione per dir loro «ti ricordo, ti voglio sempre bene». È una Festa del Ritrovamento.

Devo fare un terzo regalo a Mieli

Arriviamo ora al nucleo centrale del Natale, quello che si passa coi familiari più stretti con cui si cena o si pranza. È il momento in cui si rinnova il Patto di Consanguineità. Con le famiglie moderne che cambiano continuamente grazie a nuovi fidanzamenti e nuovi matrimoni ogni anno viene ridefinito chi appartiene alla famiglia in senso stretto.

Come sarebbe bello festeggiare a casa Mieli

Passato il Natale la famiglia appena riunita si disperde in tante direzioni, ciascuno con i suoi figli o con gli amici va per conto proprio a sciare, ai Tropici, dove gli pare.

Se riesco a scoprire dove ha prenotato Mieli...

L' ultima fase della Grande Festa riguarda la morte dell'anno vecchio e l'inizio di quello nuovo. Quindi da un lato riti e festeggiamenti di distruzione — botti, incendio di fantocci, oggetti gettati dalla finestra — dall'altro impegni, propositi e vaticini per l'anno che nasce. È il periodo in cui ciascuno desidera essere con la persona che ama e con cui vuol continuare a vivere. Perciò giorni vuoti per chi non si sente amato, dolorosi per gli amanti divisi, e felici per gli innamorati che pregustano un nuovo anno insieme.

...a Capodanno gli presento mia figlia.




9 ottobre 2008

ERA SOLO UN EMENDAMENTO SALVA-AMICI



Nuova edizione della rubrica Dillo in sintesi dedicata a Maurizio Gasparri e alla sua appassionata difesa dell'emendamento salva-manager.

L'emendamento presentato in Senato al decreto Alitalia mira ad offrire soluzioni limitate.

Dovevamo pur fare qualcosa per Tanzi, Geronzi, Cragnotti e gli altri amici

I presentatori non avevano alcuna intenzione di estendere ad altre vicende le norme in questione.

che notoriamente non votano a sinistra

Ed il testo appare chiaro in materia.

e che rischiano di brutto.

C'è quindi una speculazione ingiustificata, che possiamo comprendere da parte di chi basa la sua attivita' sulla menzogna.

Il problema è che ci hanno sgamato.

la verità e le intenzioni sono evidenti. Così come evidente e' stato tutto il procedimento economico, sindacale e legislativo che ha accompagnato la vicenda Alitalia, che noi abbiamo risolto, mentre altri l'hanno fatta precipitare.

Ma gli amici restano amici.

Tutto ciò premesso, è evidente che nel prosieguo dell'iter legislativo, se sarà necessario fare ulteriore chiarezza la si farà

Perciò non finisce qui. Ci riproveremo.

Perche' le intenzioni sono trasparenti, come oggi nell'Aula di Palazzo Madama mi hanno confermato parlamentari della sinistra che, conoscendo bene la materia giuridica, condividono queste valutazioni.

Sono d'accordo anche alcuni parlamentari di sinistra che mi hanno scritto delle lettere anonime di sostegno.

Tutto il resto e' speculazione, menzogna ed aria fritta.

E vedrete se alla fine non ci riusciamo.


16 agosto 2008

DILLO CON PAROLE SUE

 
Fantastica Intervista di Mario Giordano a Berlusconi sul Giornale di Sua Maestà Santissima. Ne riportiamo alcuni stralci.

Maestà, sono appena stato al Bar del Molo a Portofino a degustare l'eccelso gelato che Sua Santità nella sua Augusta Magnanimità ha inteso concedermi. Il mio stomaco è in festa, così come adesso il mio immondo intestino che sta digerendo tale perfetto e magnifico impasto di delizie. Il barman mi ha detto che Sua Maestà non ha ancora illuminato l'ambiente con la sua Augusta Presenza. C'è speranza, che questo miracolo avvenga nel prossimo futuro, impegni di Sua Eccezionale Maestà permettendo?

Ma che cazzo di domanda è? Passiamo alla prossima!

Sire, può fare chiarezza nelle nostre menti imperfette col suo sommo pensiero indegno di essere da me trascritto sul Sommo Giornale del Suo Augusto Fratello?

Giordano, non ho molto tempo. se ha intenzione di fare un'intervista, la faccia.

Mio Signore e Padrone, la sua magnificenza è pari solo alla sua magnifica modestia. Potrebbe Sua Maestà rivolgere un auspicio sulla situazione internazionale che aspetta solo il suo Sapiente Intervento per una risoluzione definitiva?

Giordano, potrebbe esprimersi per favore in termini normali? Ma cosa le è preso? Da quando è diventato direttore del Giornale sa che faccio fatica a capirla?

Se questo avviene è tutta colpa mia, Sire. Il mio immondo cervello non è all'altezza di comprendere l'enorme complessità del disegno divino di cui Sua Altezza è portatore!

Giordano, non si permetta di prendermi per il culo con simili appellativi! Ma....cosa sta facendo, la smetta, così si fa male...

Santità, non si preoccupi, merito ogni singola frustata di queste che mi sto autoinfliggendo, del resto è tale la felicità di stare al copetto di tale Supremo Perfetto Essere che queste frustate sono delizia per me!

Ma lei è pazzo Giordano! Va bene il rispetto, la deferenza, per chi le paga uno stipendio che pure non è certo basso, ma lei esagera...

Maestà, dica qualcosa, qualsiasi cosa e io sarò salvato!

Ma roba da pazzi...Bonaiuti ma lo senti a questo come parla? Giordano, facciamo così, adesso metto al lavoro Capezzone e lui più tardi le manda un'intervista normale, va bene?

Signore Dio Mio, qualsiasi cosa Sua Santità vorrà disporre per me è manna dal cielo che cade. Maestà posso dirle che il suo umile servitore è felice?

Giordano, vada, vada pure, ci vediamo in un'altra occasione...ora mi sembra un po...stanco...!

Padrone Signore Mio Dio, grazie, grazie del tempo che ha voluto concedermi. 


8 luglio 2008

DILLO IN SINTESI/ GIULIANO FERRARA E LA PORNOPOLITICA



Dottissimo articolo su Panorama di Giuliano Ferrara sulla pornopolitica che potete leggere anche qua sotto con il nostro servizio di traduzione e sintesi in modo da afferrare (non pensate subito a male) i concetti senza perdere tempo.

Silvio Berlusconi ha diritto alla privacy come tutti, e ciascuno di noi cittadini italiani ha diritto di non essere importunato dal pettegolezzo oltre un certo limite di decenza.

Silvio Berlusconi scopa.

Conviene poi, con i tempi che corrono e la caparbia volgarità che contraddistingue certi gentiluomini e certi giornali, che le istituzioni dello Stato, insomma i tre poteri di Montesquieu, siano escluse dal gioco dell’origliamento, della pubblicazione di qualsivoglia nastro pecoreccio, della curiosità la più scema epperò maliziosa e politicamente orientata.

E allora?

Non che l’Italia abbia una reputazione di gravità da difendere, ma tra la gravità e il ludibrio internazionale passa una certa differenza. Stiamo diventando lo spasso d’Europa, il capriccio del mondo.

Nemmeno all'estero scopano quanto lui.

La settimana calda dell’incipiente luglio ha testimoniato precisamente il contrario di quel che dico, e abbiamo vissuto accompagnati dal venticello del pettegolezzo erotico e dalla minaccia della propalazione di chissà quali segreti d’alcova. Di bocca in bocca correva il brusio di un settimanale di sinistra che si apprestava a svelare cose che riguardano il privato del presidente del Consiglio dei ministri.

Alla Repubblica e all'Espresso si sa che non scopano.

Qui c’è un doppio problema. Uno per Berlusconi, uno per la sinistra radical chic e forcaiola, che di queste accuse e denunce ormai vive da mane a sera. Cominciamo dal primo. Per il tipo che è, Berlusconi sarebbe capace di risolvere la più scabrosa delle situazioni con una battuta corriva, di senso comune, in fondo anche divertente e in una parola politicamente azzeccata. Ne ha già accennata una mica male: «Così gli italiani vedranno che sono il numero uno anche a letto».

Invece lui scopa e se ne vanta.

Berlusconi non ha un privato, sebbene abbia il diritto di vederlo tutelato. Non ce l’ha perché scambia lettere d’amore e di litigio coniugale con sua moglie sui giornali, perché le riviste di cronaca rosa pubblicano sue foto in villa con in braccio deliziose ragazze che lo incuriosiscono e lo divertono. Non ha un privato perché è un uomo trasparente, un uomo che ammicca, un maschio latino che si diverte con le storielle e i modi di fare che divertono la maggioranza dei maschi e alla fine, bisogna dirlo, seducono una quantità notevole di donne, non soltanto le sue numerose elettrici.

Cosicché sono in tante a volerlo scopare.

Inoltre Berlusconi ha deciso di vivere in modo innocente ed esplosivo la sua vecchiaia, l’età in cui il pettegolezzo insegue l’uomo e la sua carne, cercando di cogliere i segni dell’indebolimento e della perdita di slancio. Invincibile, sempre, da bravo Cavaliere.

Arrivano, si mettono in fila. E lui le scopa.

Di questa attitudine privata, il nostro uomo di governo con tutti i timbri e i bolli a posto, che però regna e si comporta come un sovrano patrimoniale, ha fatto peraltro una politica, componendo ed esponendo un fascio gentile d’immagine giovanile e femminile che ha fatto parlare e sognare la sua corte e il suo popolo, ma che ha fatto anche bestemmiare di rabbia contro i cattivi sortilegi di questo «genio del male» tanta parte dei suoi avversari e nemici.

A sinistra invece, non scopano.

Insomma, quando dovesse rivendicare il suo diritto alla privacy, Berlusconi risulterebbe poco credibile, proprio perché di questo tipo di diritto dà in genere idea di fottersene allegramente.

Il problema non è dunque Berlusconi che scopa.

Il secondo problema riguarda la sinistra e la sua cultura diffusa, la sua stampa, i settimanali di tradizione e di standing che dovessero squadernare per i lettori il circolo del Bandello dell’Italia politica contemporanea. Stiano attenti. Farebbero figura d’impotenti, solleverebbero cioè il dubbio più letale fra tutti per una coalizione di forze che aspiri a vincere le battaglie della politica e a gestire il potere.

Il problema è la sinistra, che è impotente.

Consegnarsi alle velleità eccitanti dei guardoni, dopo tante lezioni di eleganza politica e istituzionale, non è un buon viatico per la rivincita.

La sinistra può allora guardare Berlusconi che scopa ma senza commentare.



23 gennaio 2008

PARLA CHIARO



Il coordinatore del Pd Bettini, Veltroni, D’Alema e Rutelli: tutti d’accordo. Il Presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra (uomo per bene e amministratore competente) il 30 Gennaio dovrebbe annunciare la sua candidatura a sindaco di Roma. Auguri! (Dal blog di Pierluigi Diaco)

Traduzione:

Enrico, per favore mi rispondi al telefono? Hai letto quel mio progettino? Che ne pensi, lo facciamo? 


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permalink | inviato da vocidipopolo il 23/1/2008 alle 18:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


23 ottobre 2007

DILLO IN SINTESI



Primo editoriale di saluto ai lettori del nuovo direttore di Panorama, Maurizio Belpietro. Come al solito, s'è allungato troppo. Abbiamo fatto una sintesi, in modo da permettere una lettura veloce.

Confesso che ho una certa allergia per i saluti ai lettori. Li trovo retorici, quasi sempre inutili, talvolta bugiardi. I direttori all’atto dell’insediamento fanno un elenco di buoni propositi e subito dopo se ne dimenticano.

Bando alla ciance. Andiamo subito al sodo.

Anni fa, quando fui nominato direttore del Giornale, andai a rileggermi su varie testate, in cerca di un’ispirazione, gli articoli di benvenuto di alcuni importanti colleghi e scoprii che molti dei solenni impegni presi al momento di assumere la direzione erano esattamente il contrario di ciò che quelle autorevoli firme avevano poi messo in pratica.

Tutta la stampa è comunista.

Piero Ottone, tanto per fare un esempio, assicurò che avrebbe mantenuto il Corriere della sera nella tradizione liberale: come è noto, aprì invece le porte di via Solferino alle formidabili novità del Sessantotto.

Spudoratamente comunista.

Nulla di male, intendiamoci, ma se è un rito cui non corrisponde la sostanza perché celebrarlo? Dunque nessun manifesto programmatico, niente richiami al passato. Ciò che è stato ed è Panorama lo sapete meglio di me voi lettori, che lo comprate in edicola o lo ricevete a casa ogni settimana in abbonamento. Sarete voi a giudicare, nei mesi a venire, se sono all’altezza del compito affidatomi.

Calabrese è stato troppo morbido coi comunisti.

L’unico proposito che mi sento di fare si riassume in una riga: quando Panorama scoverà una notizia, la pubblicherà. Che poi è quello che dovrebbero fare i giornali, anche se talvolta se ne scordano.

Ma adesso la pacchia è finita.

Andare a caccia di fatti e di indiscrezioni, svolgere inchieste, raccontare un Paese che cambia, nelle abitudini politiche ma anche in quelle sociali ed economiche, sono sempre state le mie passioni. Ed è ciò che intendo fare, senza imbarazzi, né a destra né a sinistra.

Sono l'unico non comunista, qua dentro. Ma sono sempre cazzi loro

In questo numero, tanto per entrare subito nel vivo, ci occupiamo del nuovo partito, quello che ha incoronato Walter Veltroni. Di che pasta sia fatto il prescelto si sa, ma della sostanza che compone il neonato soggetto politico non si sa nulla.

Walter Veltroni? E' comunista, che altro c'è da sapere?

Si è parlato di una fusione fredda, dell’unione di due sigle, Ds e Margherita, senza che sia stata scritta una sola riga del programma del Pd. Tutto vero. Ma, dopo aver visto i risultati, più che di fusione fredda parlerei di fusione per incorporazione.

Sono tutti comunisti, laggiù.

È un termine che si usa nel mondo degli affari, quando una società viene comprata e inglobata da un’altra. Ecco, credo che sia ciò che è successo: i Ds hanno fuso e incorporato la Margherita. Basta dare un’occhiata ai seggi per rendersene conto. A Veltroni fa capo più del 60 per cento della costituente Pd. Rosy Bindi ed Enrico Letta insieme non raggiungono il 20 (il resto è ancora da assegnare).

Mi pare evidente.

Veltroni dunque ha un potere enorme? Forse. O forse no. Quel suo 60 per cento risponde davvero a lui o non piuttosto all’apparato dei vecchi Ds, che veltroniani non sono e neppure troppo nuovi?

Ripeto: sono tutti comunisti. Ma tutti tutti tutti

A Venezia un uomo della nomenklatura dell’ex Pci si è fatto una sua lista alternativa a quella ufficiale dei Ds vicina a Massimo Cacciari, e ha spopolato. Lo sconosciuto Valter Vanni a Mestre è arrivato primo e a Marghera ha preso il 35 per cento. Naturalmente il suo è un piccolo esempio, ma si registra nella regione in cui il neosegretario del Pd ha ottenuto il minor consenso. Sarà anche un caso, ma la lista dello sconosciuto Vanni si chiama A sinistra per Veltroni. Che, credo, sia l’esatta direzione verso cui i reduci dei Ds vogliono orientare il nuovo partito.

Il PD? Son comunisti! E ora scusate, c'ho da fare, ne devo segare alcuni.


30 agosto 2007

FURBETTI DEL COMMENTINO




"Sono i giornali e i tg ad aver montato il caso di Garlasco nel vuoto di agosto. E i più ipocriti tra loro, dopo aver gonfiato spazio ed evidenza a dismisura, hanno anche chiosato pelosamente: Il rischio è che ora diventi tutto materia per i programmi di seconda serata quando riprenderà la stagione televisiva. (...) State pur tranquilli che se il circo dell'informazione "seria" "autorevole" e "impegnata" non avesse acceso tutti i suoi riflettori, nessun Corona sarebbe mai arrivato a prendere contatto con le gemelle Cappa.
Enrico Mentana*, rubrica su Vanity Fair

*Cenni biografici sull'autore: Enrico Mentana, da poco giunto sulla Terra da Marte dove ha diretto per tanti anni l'Eco della Galassia, periodico specializzato in macroproblemi universali, è un giornalista extraterrestre. Per molto tempo si è creduto che fosse stato lui ad aver fondato e diretto il Tg5 che, per chi non lo rammentasse, con la cronaca nera s'ammucchiava quattro volte al giorno, ma Mentana da Marte ha recentemente smentito la notizia affermando che, nonostante la forte somiglianza, l'ex direttore del Tg5 era solo un suo omonimo.

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