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Diario


13 settembre 2009

FILOSOFIE MODERNE


11 settembre 2009

SALVATE IL SOLDATO MARINA

Durissima intervista di Marina Berlusconi in difesa di papà rilasciata questa mattina al Corriere della Sera. E' un capolavoro di aggressività nei confronti di chiunque non stia allineato e coperto nella difesa della roccaforte di Palazzo Grazioli (e tutti significa proprio tutti) e vale la pena di leggerla: (per chi non ha lo stomaco, riassumiamo velocemente la sostanza: "Adesso avete rotto i coglioni". Noi invece consigliamo di leggerla e dato che offriamo sempre un servizio in più degli altri, abbiamo spiegato meglio certe frasi del "Marina pensiero" attraverso le "note del lettore", ndl, che trovate tra parentesi. Buona lettura e buon Marina-pensiero (si fa per dire, ndl).  


È stata in silenzio, in questi mesi (come sempre, a parte quando si tratta di rilasciare interviste anema-e-core con fotine belline di marito e figli "che-bella-famiglia" su CHI, ndl). Tranne quando Dario Franceschini parlò di Silvio Berlusconi come di un cattivo padre (ancora lo ringrazia, Marina, di avergli fornito quel destro spettacolare, genio di un Franceschini, ndl). Allora, Marina Berlusconi assieme ai suoi fratelli volle far conoscere la propria indignazione. Adesso, nell’ufficio nel cuore di Milano da dove governa sul mondo Fininvest (grazie a titoli accademici e professionali unici, riassumibili nella felice circostanza di essere la figlia del padrone, ndl), sfoglia infastidita la rassegna stampa sul gruppo di questi mesi roventi (guarda te, invece di CHI, cosa mi tocca leggere, ndl), in un intrecciarsi sempre più confuso tra storie private, società, politica.
«Guardi qua, i giornali ormai da mesi si occupano di noi, delle nostre aziende, solo come di trofei da spartire». Il suo sfogo parte da qui, ma va ben oltre.

Dopo aver dribblato la prima domanda (tradizione di famiglia, quella di selezionare le domande, ndl), quella d’obbligo: nei mesi scorsi non si è fatto che scrivere di divorzio, di Berlusconi dynasty...
«Di queste cose non ho la minima intenzione di parlare (semmai ne parlerà Signorini, ndl). Tantomeno sui giornali (a parte CHI, ovviamente ndl). Se le domande sono queste, intervista finita (l'allergia alle domande, un'annosa intolleranza genetica che affligge la famiglia, ndl)».

No, aspetti, e allora perché ha accettato questa conversazione?

«Intanto per dire che le ventimila persone che lavorano qui, e se consente (altra tradizione di famiglia, la richiesta retorica, ndl) mi ci metto anche io, meritano più rispetto (il vecchio trucco di nascondersi dietro i lavoratori, come scudi umani, funziona sempre, ndl). Stiamo parlando di aziende quotate, che creano ricchezza (in primis per la famiglia, ndl), che fanno informazione e cultura. Non siamo le casette del Monopoli che si prendono e si spostano di qui e di là (il ghost writer poteva fare di meglio ndl)».

Veramente tutto è cominciato con dichiarazioni di membri della sua famiglia. Noi giornali siamo venuti dopo...
«Senta, a me non interessa chi ha parlato e chi no (non posso insultare pubblicamente la moglie di mio padre, ndl). Io so solo che lavoro in questo gruppo da quasi vent’anni, da 13 sono al vertice della Fininvest…(e ci sto così bene che non mi schiodo nemmeno col napalm, chi deve capire, capisca, ndl)».

Lo sappiamo bene, ma...

«Ma niente! (oh, è proprio sua figlia, ndl). Sono rare le volte in cui ho visto la stampa occuparsi di noi per le cose che abbiamo fatto e per come lavoriamo (cioè articoli scritti da dipendenti o aspiranti tali, ndl). Ad esempio mi piacerebbe che si parlasse di Mediaset che produce un capolavoro del nostro cinema come Baarìa (l'ha appreso l'altro giorno leggendo Sorrisi e Canzoni), o di Mondadori che ha appena vinto un premio del peso del Campiello (Fede ci apre il tg stasera, ndl), e che proprio in questi giorni ha portato anche in Francia un marchio come Grazia (Minzolini, prendi appunti, che ci apri il tg domani, ndl), vale a dire la moda, lo stile di vita, il gusto italiano. In Francia, ripeto, dove su queste cose hanno sempre dato lezioni a tutti (ecco le notizie che dvorebbero essere date, ndl)».

Ho capito, vi sentite delle vittime, da una parte voi, primo gruppo multimediale in Italia, dall’altra il resto...

«No, solo la verità (altra intolleranza familiare genetica: la verità è solo quella che dico io, ndl). Di noi si parla sempre o quasi per il conflitto di interessi (ce ne dobbiamo dimenticare, lo vogliamo capire o no?, ndl), e ora ci mettiamo anche la dynasty (anche di questo non si deve parlare. Seguirà comunicato ufficiale su CHI, ndl). Eppure in questi 13 anni qualcosa di buono l’abbiamo fatto (Ad esempio, soldi a palate da quando papà è al governo, ndl). Abbiamo investito massicciamente, 18 miliardi di euro, e un altro miliardo anche in un 2009 così difficile. E se 13 anni fa su 100 euro di fatturato ne guadagnavamo 4, oggi siamo quasi arrivati a cinque volte tanto».

Non c’è dubbio, a crescere siete cresciuti e anche un bel po’...
«Se è un’allusione alle aziende della famiglia del premier (minchia, siamo sul nervosetto spinto. Ci dev'essere un clima da crisi dei missili a Cuba, ndl) allusione per allusione, visto che vanno molto di moda le residenze in Svizzera o i pagamenti in nero (decisamente, siamo in piena sindrome guerra nucleare imminente, ndl), voglio ricordare che in questi 13 anni abbiamo pagato tra imposte e contributi la bellezza di 7 miliardi di euro, il che significa quasi un milione e mezzo versato ogni giorno nelle casse dello Stato (volete una medaglia al valore? ndl)».

Allora la lotta per la successione se la sono inventata i giornali?
«E finiamola con questa storia della successione (ci stiamo sbranando, dannazione, ndl). Intanto, grazie a Dio, l’argomento non è sul tavolo perché mio padre gode di ottima salute (motivo in più per cercare di tirarlo per la giacchetta, ndl). E comunque ogni decisione spetta solo ed esclusivamente a lui (che finora era d'accordo con me e Piersivio prima che quelle là si mettessero a fare casino, ndl)».

D’accordo: qui si pensa soprattutto a lavorare. Ma, come per tutti, questo non mi pare uno dei periodi più esaltanti. L’editoria, per esempio, non vi sta dando tutte queste soddisfazioni..
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«Che il momento sia molto difficile e costringa chiunque, in tutto il mondo, a cambiamenti anche dolorosi, mi pare fin troppo evidente (sarebbe successo anche a noi se non avessimo papà al governo, ndl). Formule magiche non ce ne sono e non ce ne saranno (difficile andare al governo anche in altri paesi, ndl). Non aspettiamoci miracoli dai nuovi mezzi. Su Internet gli editori non hanno ancora trovato un modello che permetta di guadagnare, anche se bisogna continuare a sperimentare. Detto questo, piangersi addosso o fare le Cassandre del nostro mestiere non serve a niente (rende molto di più fare le vittime su altri fronti, ndl)».

E quindi come se ne esce?
«Non ho la pretesa di dare lezioni a nessuno (fintanto che papà governa va bene così, ndl), ma credo che la ricetta sia sempre la stessa, quella che alla Mondadori stiamo seguendo: lavorare bene, lavorare molto sulla qualità, e continuare a investire, nonostante la crisi, sui nostri prodotti, in Italia e all’estero (che poteva dire? Che Mondadori chiude?, ndl)».

Ammetterà che è quello che dicono tutti (ecco, appunto, ndl).
«Ammetterà lei che è stata una scelta molto coraggiosa quella di lanciare, in un anno così duro, Grazia in Francia (ancora 'sta Grazia?, Manco avesse lanciato il Wall Street Journal in Corea del Nord!, ndl) seguendo una strategia che in pochi anni ci ha permesso attraverso il 'Grazia Network' di essere presenti con questo marchio fortissimo in 13 Paesi (però non dice quali, dal che si deduce che la Francia dev'essere l'unico paese spendibile a livello di comunicazione, diversamente figuriamoci se non faceva l'elenco completo, ndl)».

Resta il fatto che per gli editori il futuro è perlomeno tutto da decifrare.
«Guardi, le faccio un esempio magari banale (evidentemente non banale non è possibile, ndl) ma significativo. Ai miei due figli, che hanno uno cinque e l’altro sei anni e mezzo, sto leggendo dei libri sulla mitologia greca. E loro ascoltano le storie di Teseo, Achille, Ulisse, con la bocca spalancata. Storie che hanno qualche millennio. Ma che sono in realtà senza tempo, perché sanno soddisfare l’eterno bisogno dell’uomo di emozionarsi, di far correre la fantasia, di conoscere, di capire. Fare l’editore significa saper soddisfare questo bisogno (qui non si può far a meno di immaginare una riunione strategica con i vertici manageriali della Mondadori che faticano a fingere entusiasmo e a trattenere le risate allorquando la Marina illustra le sue strategie aziendali del maggiore editore italiano con la storiella che lei legge Omero ai suoi figli. Detto vertice ha tutta la nostra compresione, ndl). Ed è per questo che credo sia un mestiere eterno, e anche uno dei più complessi e affascinanti (ripeto: di sicuro non mi schiodo da 'sta poltrona almeno per l'eternità, chi deve capire, e si ostina a non capire lo capisca, ndl)».

Da quel punto di vista allora la televisione oltre a essere affascinante produce anche un bel po’ di utili.
«Che c’entra, sono cose diverse (lì c'è mio fratello, un giorno magari potremo anche fare a cambio, ndl). Sulla televisione comunque mio fratello Piersilvio sta facendo un lavoro eccellente (purtroppo non può dire che è il miglior presidente Mediaset da quando esiste Mediaset è allora è costretta a dire solo "eccellente", ndl). Si è inventato dal nulla, in pochi anni, un nuovo business, quello della tv a pagamento (la legge Gasparri che ha imposto il digitale terrestre non c'entra nulla, ndl). E in questo modo, come fece tanti anni fa con la Rai, Mediaset sta incrinando un altro monopolio, quello di Sky (allora c'era Craxi, oggi c'è direttamente papà a fare le regole, ndl). Non pretendiamo che ci dicano 'bravi' (però le piacerebbe, ndr), ma che a sinistra facciano addirittura un gran tifo per Sky... Buffo, no? (non è buffo, è tragico, ma questa è la sinistra che abbiamo, ndl) Se c’è di mezzo Berlusconi, va bene anche saltare da Marx a Murdoch (Impennata d'orgoglio del ghost writer dopo le debolucce Monopoli e le Cassandre. Forse si salva il posto, ndl). L’importante è andargli sempre contro (il fatto è che non ce lo meritiamo, Berlusconi, questa è la verità, ndl)».

Diciamo che nemmeno suo padre ci va leggero con i giornali. Se apriamo il capitolo delle critiche, degli attacchi, non si finisce più.
«E vuole che non lo apra? Del resto — anche evitando accostamenti che non reggono — gira e rigira il punto è sempre quello. Per definire quanto hanno cercato di fargli in questi mesi mi vengono solo due aggettivi: 'indegno' e 'vergognoso'("criminoso, chissà perché no, ndl)».

Ma...
«E non sono affatto sufficienti. Una cosa positiva però c’è: tutto questo ha dato ancora di più a me come figlia la misura della grandezza e della qualità umana di mio padre (papà, quando sarà il momento, ricordati di chi ti ha saputo difendere, ndl), e dell’enorme distanza fra lui e chi ha cercato di distruggerlo in quel modo (e di chi è rimasto a guardare, si potrebbe aggiungere, ndl). Guardi come ha reagito, come è riuscito ad andare avanti, a continuare a governare il Paese — e, mi lasci dire (mi consenta, mi lasci dire, questi parlano tutti uguale, ndl), anche molto bene — durante una crisi economica drammatica da cui l’Italia sta uscendo meglio di molti altri (mi sa che l'ho già sentita, ndl)».

Guardi che suo padre ha reagito, e con durezza, contro i giornali. La libertà di stampa è un valore fondante.
«Questa poi di un’Italia dove la libertà di stampa è a rischio... (lasciatela a noi, la libertà di stampa, una volta che l'avremo acquistata, penseremo a tenerla ben al sicuro, ndl). A rischio in un Paese in cui il capo del governo viene sottoposto per mesi a un vero e proprio linciaggio? So perfettamente quanto sia preziosa la libertà di stampa (non possiamo ancora acquistarla, ma un giorno ce la faremo, ndl), e non solo perché faccio l’editore (come fa l'editore Marina Berlusconi ne sa qualcosa Panorama, che era la prima rivista italiana in termini di autorevolezza, ndl). Semmai la questione è come e per quali scopi questa libertà viene usata (quando sarà nostra, rilasceremo regolari licenze ndl). Qui qualcuno sembra essersi dimenticato che ogni libertà ha un limite ben preciso, che è il rispetto della libertà altrui (la famosa casa delle libertà di Guzzantiana memoria, ndl). Liberi i giornalisti (si fa per dire, ndl), ma libero anche Berlusconi (non si fa per dire, ndl). Libero, come tutti, di avere una vita privata, e libero di reagire, anche duramente, ad accuse che non sono accuse, ma calunnie infamanti (e se lo dicono in due, lui e Ghedini, dev'essere vero, ndl). Mi pare che certa stampa faccia finta di dimenticare che la libertà non è un suo privilegio esclusivo, ma un diritto di tutti. La domanda la faccio io a lei: non crede si sia superato il limite? (in effetti mancano solo sette televisioni su sette e poi tutti avranno dato queste notizie, ndl)».

A giudicare dalla confusione, qualcosa è successo (tengo famiglia, ndl). Ma per quello che ci riguarda (non siamo Repubblica, ndl) abbiamo sempre e solo usato, anche per le ultime carte da Bari, il metro della professionalità, dell’equilibrio e della pubblicazione di notizie, fatti e documenti.
«No, non sono assolutamente d’accordo (lei se ne intende, è editore, ndl). Quei documenti in base alla legge non erano pubblicabili (dopo "verità" e "libertà" stanno per acquistare anche i diritti di definizione di "legge", speriamo almeno li paghino cari, ndl). E comunque al loro interno non c’è nulla che abbia il benché minimo rilievo penale (promemoria per papà: dobbiamo acquistare anche i diritti di definizione di "etica" e "opportunità", così la facciamo finita, ndl). Il dramma è che in quest’aria irrespirabile si tende a non fare più distinzioni, a considerare ammissibile (gli articoli di CHI, ndl) e quello che è e dovrebbe rimanere inammissibile (tutto il resto, ndl). E sa da dove tutto è partito? Dal fatto che un’opposizione di cui si sono perse le tracce (qui, in effetti, come darle torto?, ndl) ha lasciato il suo mestiere, da troppo tempo (dai tempi della Bicamerale, per l'esattezza, ndl), nelle mani di alcune testate ben precise e di un gruppetto di magistrati (i soliti sovversivi, ndl): addio politica, avanti con i dossier, i pettegolezzi, il fango (sarebbero le inchieste di procure autonome come dice quel ferrovecchio della Costituzione, ndl). Guardi l’equazione scellerata che certi giornali applicano: libertà = dare addosso a Berlusconi (veramente addosso a Berlusconi pare ci fosse altro, ndl) = essere costretti a pensarla come loro (Perciò dobbiamo tutelare la popolazione con Minzolini e soci, altrimenti finisce che se ne vanno tutti dietro a Repubblica, ndl). E se la stragrande maggioranza degli italiani non è d’accordo (com'era l'ultimo sondaggio? "Preferite Berlusconi che se proprio ci tenete una velina ve la dà da trombare oppure la sinistra che vi succhierà il sangue fino a rendervi cadaveri"?, 80% Berlusconi, 20% ha sbagliato risposta, ndl), vuol dire che sbaglia. Invece no, libertà vuol dire essere liberi di poterla pensare diversamente senza per questo sentirsi dare del cecchino prezzolato (coda di paglia, ndl)».

Sia esplicita, a chi si riferisce? A Feltri? (ma va'?, ndl)
«Anche. Non sempre mi trovo d’accordo con lui (quando ha detto che papà era impotente, ad esempio, ndl), ma oltre ad essere un fuoriclasse assoluto nel suo mestiere (da quando l'abbiamo riassunto, ndl), è un esempio lampante di giornalismo libero (da quando l'abbiamo riassunto, ndl). Siccome però oltre che essere libero è anche controcorrente (da quando l'abbiamo riassunto, ndl), allora va messo all’indice (riassumendo: gli atti di Bari non vanno pubblicati perché "contro la legge", mentre l'informativa anonima su Boffo frocio e "attenzionato dalla polizia", è giornalismo libero. Firmato: il maggior editore di questo paese, ndl)».

Mi pare chiaro, alla fine, che lei non abbia il minimo dubbio: quelli contro suo padre sono stati tutti e solo colpi sotto la cintura...
«A volte, più che colpi sotto la cintura mi sono sembrati veri e propri tentativi di pugnalarlo alle spalle. Ma per fortuna mio padre ha i riflessi pronti (che stia propriamente in forma, s'era in effetti visto, ndl)». 


20 giugno 2009

LIBRI INCHIESTA


17 giugno 2009

LA DICHIARAZIONE DI CAPEZZONE DI OGGI



"Ma cosa volete che interessi ai cittadini italiani una vicenda che semplicemente c'era un dossier sul tavolo delle riunioni e ovviamente lo si fa vedere il dossier a tutti i partecipanti che per questo erano lì proprio per dare un'occhiata al dossier e per meglio capire ci sono entrati proprio dentro nella questione tanto da approfondirla per bene, uno staff che più approfondivano più volevano approfondire, tanto che uno ha detto scusa leva ste mutande al dossier che sennò mica riesco a percepire bene la questione ecco adesso va meglio, però non è che avresti altri dossier che posso visionare e come no tiè che noi per meglio approfondire se li sono messi davanti e belli aperti i dossier in modo che una volta dentro la questione è la stessa questione a dire però io c'ho un dossier ma tu hai un fascicolo mica male scusa avvicina sto fascicolo che voglio proprio vedere se mi concentro il fascicolo s'arricchisce e infatti s'è arricchito che abbiamo chiamato rinforzi con dossier e fascicoli che non si capiva più di chi è questo dossier che vedo solo la parte finale però a me i dossier mi piace pure guardarli in faccia se no non mi faccio un' opinione, opinione politica eh, mica niente però se poi salta fuori che il dossier c'ha cinquant'anni e passa, e no poi mi prende male e pure il fascicolo mi si restringe e manco è giusto, comunque qua di dossier ne vedo parecchi, scusa, mi mostreresti la sintesi del dossier, allora fai una cosa tu il dossier lo prendi dall'inizio, io alla fine e poi ci incontriamo.
E' triste vedere certi giornali che rincorrono ipotesi scandalistiche"


14 maggio 2009

UN'AMICIZIA DI LUNGA DATA


26 giugno 2008

SPOT


15 aprile 2008

NON ACCADRA' PIU'



- Il papa ha detto: profonda vergogna per i preti pedofili, non si ripeterà!
- Mai più preti pedofili?
- No, mai più testimoni scomodi.


13 agosto 2007

IL GIORNO DELLA PORCHETTA




Riceviamo e onoratissimi pubblichiamo un pezzo del grande Carlo Lucarelli su una vicenda misteriosa, a tratti ambigua, come nello stile del conduttore di Blu Notte.

Il Giorno della Porchetta
Di Carlo Lucarelli

Questa è una storia difficile, dura, che lascia la bocca amara anche dopo aver mangiato una cassata siciliana. E' la storia di un uomo, uno come tanti, con una moglie e dei figli che un giorno d'estate, un giorno come tanti altri, forse solo un po' più caldo del solito, o forse è solo una sensazione, si trova davanti ad un bivio: di qua la sua solita vita, quella di deputato al Parlamento italiano, in un partito di ispirazione cattolica che fa della difesa dei valori della famiglia e del matrimonio una diga da proteggere ogni giorno. Dall'altra, una strada difficile, accidentata, dura, pericolosa, irta di ostacoli e foriera di possibili sventure. Davanti a quel bivio c'è un uomo: solo, con la sua volontà, la sua cultura i suoi obblighi, i suoi doveri, ma anche conscio delle sue debolezze. Se questa storia fosse un film sarebbe, "L'avventuretta" di Michelangelo Colantuoni. Ma chi è quell'uomo e perché si trova a quel bivio?

Per capirlo, facciamo un passo indietro.
Siamo a Roma, in una sera d'estate in un ristorante al centro storico. Fa molto caldo, come sempre in questo periodo a Roma, città eterna e affascinante ma anche ambigua e misteriosa, strana e omertosa, saporifera e sonnacchiosa. Infatti c'è in giro un'aria appiccicosa, unta, densa, spessa come la nebbia a Milano. Milano, strana città, misteriosa e affascinante. Ma questa sera siamo a Roma e qui non c'è nebbia, anzi si vede benissimo che fa un caldo della Madonna. Nel ristorante, ad un tavolo sono sedute alcune persone, stanno cenando e sono molto allegre, si beve vino, si sta in compagnia. E' un tavolo di un ristorante come ce ne sono tanti, sia di tavoli che di ristoranti, in tutte le città, misteriose e meno misteriose, ambigue e meno ambigue. Ma a questo tavolo, forse, sta accadendo qualcosa di particolare, qualcosa di inquietante. Un uomo molto importante, riverito e ossequiato dai camerieri e dagli altri commensali seduti a quel tavolo, sta parlando con un'altra persona, una donna. L'uomo la guarda fisso negli occhi, anzi a ben vedere non guarda proprio negli occhi ma un po' più sotto, tra l'inizio dello sterno e poco sopra la bocca dello stomaco. L'uomo guarda quelle che dovrebbero essere delle tette ma che invece, con suo grande stupore sono due meloni, due angurie, due enormi pere che la donna tiene strette in un reggiseno che in realtà non regge nulla dato che i meloni si reggono benissimo da soli, per cui la sua funzione è, per l'uomo, solo quella di oscurare intollerabilmente quella che senza lo stupido indumento, sarebbe una meravigliosa vista. La donna parla all'uomo e gli sorride ma lui non la sente, guarda solo i meloni e pensa che non dovrebbe guardarli, ma li guarda, li osserva, scopre che vorrebbe guardarli meglio, coltivarli, saggiarli, soppesarli, valutarli; lui, ora che ci pensa fin da piccolo aveva una passione per i meloni, tanto da desiderare di fare l'agricoltore specializzato in meloni. La donna, inoltre non sembra infastidita dalle attenzioni agrario-agresti dell'uomo, anzi forse per stimolarne la competenza e la valutazione del raccolto gli facilita la vista scuotendo ogni tanto i due meloni che quasi sembra che da un momento all'altro possano staccarsi e colpire in faccia l'uomo, ma lui non avverte tale pericolo, quasi che anzi lo cerchi, lo desideri. L'uomo suda, ansima, ruspa, alla vista dei meloni che la donna gli sventola vicino al viso. Tra i due, quella sera al ristorante corrono sguardi furtivi, intese ammiccanti e, d'improvviso, un bigliettino passa da una mano all'altra.
Cosa c'è scritto sopra quel bigliettino?
Per capirlo facciamo un passo avanti.

E' un giorno come tanti, di fine luglio. Mentre gli italiani si preparano per andare in ferie, in questo giorno, a Roma, una tessera magnetica apre una porta di una suite in un albergo a quattro stelle, di nome Hotel Flora. Chi è ad aprire quella porta? E' un uomo, lo stesso del ristorante di qualche sera prima, ma questa sera sembra diverso dall'altra volta. Lì gioviale e spiritoso, affabile e simpatico, qui, invece mentre apre la porta, sembra teso e preoccupato, come chiunque di noi lo sarebbe di fronte ad un compito che ci preoccupa, una difficile missione da compiere, un lavoro duro ma che qualcuno deve pur fare. L'uomo entra nella suite e comincia a preparare la stanza, forse per l'arrivo di altre persone, sistema i divani e il grande letto matrimoniale, aggiunge cuscini, mette musica soffusa, controlla che il frigo bar sia fornito di tutto, come aveva chiesto alla reception. Soprattutto gli alcolici che aveva ordinato ottimi e abbondanti. Nessuna cosa doveva andare storta quella sera, da qui la preparazione meticolosa ai confini della maniacalità.
E' sera a Roma, e fa molto caldo, una sera ideale per quello che ha in mente l'uomo. Il Parlamento sta  chiudendo per ferie, sua moglie è lontana, in Puglia, lui è solo nell'hotel, si fa una doccia, si mette una vestaglia, afferra il suo trolley, lo apre e rovescia tutto il suo contenuto sul tavolino del salotto. Dal trolley fuoriesce una cascata di polvere bianca che ricopre interamente il tavolino e il pavimento sotto di esso, alzando una grande nuvola bianca che aleggia per tutta la suite. L'uomo inspira profondamente e comincia a gioire di questa che sembra nebbia milanese, una nebbia fitta e bianchissima come ce n'è solo a MIlano. Strana città Milano, operosa e industriosa, lacunosa e fastidiosa, capziosa e cancerosa. Ma qui siamo a Roma e questa nebbia adesso nella suite dell'hotel Flora è benefica e salvifica e questo l'uomo lo sa e ne inspira tutte le sue molecole, traendone maggior coraggio e decisione, per la missione che Egli deve compiere. 
Ma chi è quest'uomo è quale missione deve compiere?

Per capirlo facciamo un passo indietro, qualche sera prima al ristorante. C'era un bigliettino che l'uomo e la donna si scambiavano dopo aver annotato sopra una frase, un dialogo che immaginiamo possa essersi svolto così:
- Lei è troppo discinta questa sera, io sono un cattolico morigerato e devo purtroppo stigmatizzare tale abbigliamento.
- Ha ragione. Commetto sempre molti errori, quando mi vesto, avrei bisogno di un maestro che mi dica cosa indossare.
- Posso darle alcune lezioni in merito, noi cattolici siamo morigerati ma pronti ad illuminare le menti confuse.
- Ne sarei felicissima. Posso sperare in una lezione privata, lontano da stilisti indiscreti?
- sicuramente. Venga pure a questo indirizzo domani sera e se ha un'amica da correggere, porti anche lei, i miei metodi vengono meglio in tre.
Ecco dunque la missione, aiutare due povere sventurate a trovare la Via della Salvezza, ed ecco perché l'uomo ora respira come un mantice impazzito, avvolto da una nuvola bianca. E' sempre così, prima di una Missione Salvifica come questa. Se fosse un libro, questa storia sarebbe "Il cacciatore di meloni" di Kaled Siffredini.

E' notte fonda a Roma, e all'Hotel Flora, all'interno della suite, la Rieducazione è già cominciata. Un cameriere che passeggia nel corridoio ne coglie i tratti salienti, origliando alla porta attirato da canti religiosi e novene insolite a quell'ora di notte. Il cameriere riesce a percepire solo alcuni brani, bastanti tuttavia per capire la profondità della cerimonia e il travaglio della Salvezza, dispensata dal deputato cattolico in questa calda notte di luglio. Ecco le parole del cameriere:
"Sentivo frasi come 'Devi pentirti. Si, mi pento. Anche tu. Si, anche io. Vieni qua, devo benedirti. Eccomi. Mettiti qui. Così? No così, che ti penti meglio. Va bene così? Si, benissimo. Ehi tu non ti distrarre, vieni a pentirti qua. Così? Si, così. Lo senti il pentimento? Perfettamente. Molto bene. Lo farai ancora? Mai più, lo giuro. E tu? Neanche io'. Sono andati avanti tutta la notte così".

Questa storia, la nostra storia finisce qui, anzi non proprio qui, ma al policlinico Umberto I di Roma, dove una donna, pare sia una escort specializzata in meloni, racconterà poi una strana storia, diversa da quella che abbiamo raccontato noi. Una storia di festini, di cocaina, di meretricio sessuale su cui si butteranno tutti i media. Una storia strana, ambigua, misteriosa che dimostra ancora una volta come la realtà sia spesso uno specchio a due facce dove solo una metà è bianca e l'altra è nera. Quale sia la metà raccontata in questa storia sta a voi giudicarla. Noi possiamo solo dire che se fosse un film questa storia potrebbe chiamarsi: "Il Giorno della porchetta".

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