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Diario


23 settembre 2010

RADIAZIONI

 - Dopo i casi Boffo e Tulliani adesso l'Ordine dei giornalisti rischia la radiazione dall'Albo di Feltri. 


21 luglio 2009

MUSI E COSTUMI



Non so se ve lo ricordate ma un paio di mesi fa, arrivò al direttore del Giornale di Sua Maestà una piccatissima lettera dell'Ambasciata del Giappone che protestava per un articoletto pubblicato nelle pagine interne. L'articoletto così recitava:

Lambertow premiato dai giapponesi

Lambertow fa incetta di consensi tra i musi gialli giapponesi. Va infatti a Lamberto Dini (nella foto) un premio che Tokyo riserva ai cittadini stranieri: il Gran cordone dell’Ordine del sol levante. La cerimonia di consegna si svolgerà il 10 giugno nella residenza dell’ambasciatore giapponese in Italia Hirosyasu Ando. I meriti di Dini? «Il consolidamento delle relazioni bilaterali tra Giappone e Italia impegnandosi, durante il suo mandato al ministero degli esteri, alla realizzazione di eventi culturali tra 2001-2002». Tempestivi, non c’è che dire. Ma ancor oggi Dini contribuisce «allo sviluppo delle relazioni bilaterali» tanto che è uno dei sei consiglieri del «Praemium imperiale», il Nobel giapponese delle arti.

Il pezzo è ancora visibile nell'archivio del Giornale esattamente come fu pubblicato, qui

Questa è la lettera dell'Ambasciata del Giappone, pubblicata anche sul sito dell'Ambasciata, qui

Egregio Direttore,

ci riferiamo all'articolo apparso sul Vostro giornale il 30 aprile a p. 16, intitolato "Lambertow premiato dai giapponesi". Nel medesimo si legge "Lambertow fa incetta di consensi tra i musi gialli giapponesi".

E’ ben accetta l'attenzione prestata alla notizia del conferimento dell'onorificenza al Senatore Dini da parte del Giappone. Tuttavia, riteniamo che l'espressione utilizzata per identificarci, ossia "musi gialli", abbia una connotazione dispregiativa e molto negativa. Segnaliamo che l'espressione non sarebbe neppure necessaria nel contesto, quindi il suo utilizzo è totalmente gratuito. Inoltre, tale espressione così grossolana non ci sembra consona né all'altezza di un giornale come il Vostro, a tiratura nazionale e con una sua tradizione nel giornalismo italiano.

Pertanto, richiediamo quanto prima una spiegazione a scopo di rettifica sull'espressione "musi gialli giapponesi" come apparsa sul Vostro giornale.

Attendendo una Sua risposta in merito, Le porgiamo distinti saluti.

Shinsuke Shimizu 

Ministro e vice capo Missione

P.S.- Anticipiamo, inoltre, che la presente lettera sarà pubblicata in ogni caso sul sito della nostra Ambasciata al fine di informare i Vostri numerosi lettori.

Invano abbiamo cercato sul sito del Giornale la risposta del Direttore Giordano, pare proprio non ci sia. Come è possibile? Eppure il direttore deve aver sicuramente risposto, chiarito, argomentato, mica si fanno spallucce quando si riceve una lettera così. La risposta deve assolutamente esserci, magari privata, anche se ad un infortunio del genere si risponde pubblicamente, anche solo per chiedere scusa. Poi, grazie ai nostri potenti mezzi, l'abbiamo finalmente trovata. Eccola:

Gentile Shimuzu,

Tutta questa ufficialità, addirittura in carta intestata della Ambasciata del Giappone, per un piccolo articolo del Giornale che dirigo, mi lusinga e mi onora. Tuttavia ritengo che forse, in questo caso, si sia trattato di un inutile spreco di (pregiata) carta.

Ho parlato col redattore che ha scritto l'articolo e mi ha assicurato che è lungi dal suo pensiero quello di offendere i giapponesi, anzi è l'opposto: mi ha spiegato infatti che l'espressione "musi gialli" è da intendersi come un complimento, in quanto esemplificativo di precise fattezze antropomorfe di cui siete innegabilmente dotati e che vi contraddistinguono, simpaticamente, nel mondo e non da oggi.

In sostanza è come dire, se mi passa la citazione illustre, che "Obama è abbronzato"; si tratta di un'espressione chiaramente scherzosa, divertente, innocua, che di solito appunto diverte, e per primo, il destinatario di tale espressione, purché, è necessario, questi sia dotato di medio senso dell'umorismo che mi pare invece,  e me ne dolgo, non alberghi dalle Sue parti, signor Shemozu, che pure è dotato di un cognome che si presterebbe a spiritosi giochi di parole, che sicuramente le avranno simpaticamente rivolto in altre occasioni, e non dica che non è vero perché non ci credo!

Suvvia, signor Shimunizu, sia sereno e continui a a rivolgere la sua attenzione al nostro Giornale che, come Lei giustamente ricorda nella Sua lettera, ha una lunga tradizione e occupa nel giornalismo italiano il posto che merita. Questo grazie al lavoro continuo di tanti redattori che ogni giorno svolgono un duro lavoro di ricerca e diffusione della verità. E se ogni tanto ci scappa un'espressione un po' così, allegria, altrimenti la vita è già triste.

Con i migliori saluti a Lei, Signor Shemozu, e a tutti i giapponesi.

Mario Giordano    


21 luglio 2009

A QUELLI DELL'ESPRESSO LI ASPETTIAMO SUL LETTONE (SE CI ARRIVANO)



Diamo a Cesare quello che è di Cesare. Mirabile editoriale stamattina, dei cronisti di razza del Giornale di Sua Maestà sulla questione Escort-lettone-gossip.democrazia. Lo pubblichiamo per intero perché merita
.

Cosa c'è di nuovo? Niente. Sapevamo già tutto senza i nastri registrati che quella banda di associati a delinquere dell'Espresso (Largo Fochetti, 1, il portiere smonta alle otto, restano solo due guardie giurate, una va a fare il controllo dei piani intorno alle undici,l'altra rimane in guardiola ma è uno che vota PD, quindi è un morto di sonno, se ci  si avvicina al portone, diciamo intorno alle due di notte, quello manco se ne accorge -  ricoglionisto com'è da Franceschini e Bersani - e a quel punto basta usare una chiave falsa, si entra e si passa agevolmente, inginocchiati sotto la guardiola e una volta dentro, qualsiasi malintenzionato potrebbe appiccare il fuoco, oppure uno più furbo e coraggioso potrebbe anche salire al terzo piano dove ci sono i computer e gli appunti di alcune carogne e appiccherebbe il fuoco direttamente là, in modo da fare un lavoro apprezzabile, o al limite, se proprio si ha tempo perché non provare a mollare due, tre etti di cocaina in determinati cassetti per poi chiamare la narcotici? Diciamocelo, se noi fossimo come loro, tutto questo lo scriveremmo dettagliatamente senza limitarci, eticamente, a ipotizzarlo, e lo facciamo, che si sappia, perché noi non siamo come loro, siamo diversi, siamo di un'altra stoffa, siamo uomini di mondo che sanno come va il mondo, e come un premier sa stare al mondo, stronzi), cosa dicevamo, ah, sì che sappiamo già tutto, non c'è niente di nuovo in quei nastri.

La puttanazza sfatta e stronza, troia e rotta, vigliacca e vile, con la vagina a tassametro truccato, si presenta davanti ad un totalmente, inconsapevole, angelico premier e proprio come una battonazza di Bari, che solo a Bari, che proprio a Bari, che figuriamoci se non era di Bari, le dice che c'ha un "affare immobiliare", capite, "un affare immobiliare", cosa c'è di più volgare del presentarsi ad uno dicendo, piacere, mi chiamo Patrizia (la puttanazza) e "c'ho un affare immobiliare"? Ah, e questa indecenza non la vedete, cari D'Avanzo Vado a Pranzo e Bonini Magnati i Raviolini?, senza dimenticare quegli altri due, Travaglio Puzza D'Aglio e Gomez che manco si può fare la rima, figuriamoci che uomo è?

Questi ultimi due poi, figuratevi, hanno scritto il solito libro a spese di Berlusconi, grazie a Berlusconi, alle spalle di Berlusconi, senza nemmeno dire grazie a Berlusconi e senza nemmeno la cortesia elementare, naturale, di far correggere il testo all'avvocato Ghedini che sicuramente ne tirava fuori un libro decente, con qualche fotina carina, mentre invece dobbiamo leggere le solite cose trite e ritrite: Berlusconi è basso, Berlusconi è grasso, Berlusconi c'ha i capelli finti (che poi non è vero, ecco, cari miei Travaglio Mi Piace il Raglio e Gomez Piglianculez, un vero scoop ve lo regalo io gratis: i capelli di Berlusconi sono veri. Non lo sapevate eh? Ebbene, sono il frutto di un ritrovato miracoloso inventato da proprio da lui, il Cavaliere, e sapete perché non l'ha detto? Non immaginate eh? Proprio non ci arrivate! Non ha voluto brevettarlo e farci un sacco di soldi, ma ha preferito diluirlo negli acquedotti, col risultato che adesso i calvi stanno diminuendo a vista d'occhio in Italia. Ecco qua).  

In un paese normale, il gruppo Espresso-Repubblica avrebbe già chiuso i battenti, ma non temete, siamo in democrazia altro che, quindi nessuno del governo vi torcerà un capello, del resto, il governo si occupa di cose serie, a favore sopratuttto dei più deboli come le due leggi allo studio attualmente, quella che aumenta le tasse del seimila per cento alle riviste settimanali che iniziano con "E" e finiscono con "...esso", il cui ricavato è destinato alle vittime delle maldicenze residenti ad Arcore e dimoranti occasionalmente in Sardegna, e quella che impone ai quotidiani che iniziano con "La R..." e finiscono con "...ubblica", a devolvere il 100% dei ricavi a favore del pieno reinserimento sociale e lavorativo in Rai delle vittime di sesso femminile danneggiate da mancate candidature a causa di articoli di giornale immotivati e offensivi, che ha reso nocumento al Paese procurando alla collettività un danno enorme. Leggi che tutto il mondo civile già ha e chissà perché qui da noi ancora no. Provvedimenti urgenti e utili per tutti, che finalmente stanno per vedere la luce anche in Italia.

Una cosa però vogliamo dirla, chiaramente e onestamente: la vera volgarità contro cui ci si dovrebbe accanire, e che nessuno ancora ha detto e che diciamo noi per primi, la vera indecenza, il vero razzismo, il vero atteggiamento comunistoide e stalinistoide, del tutto inaccettabile è  questa prevenzione immotivata, questa barbarie ideologica, questo pregiudizio atavico, irragionevole, antimoderno contro i possessori di lettone, magari di fabbricazione russa. Cos'è questa storia che si nomina il lettone, o il letto grande, tra l'altro marca Putin, una marca pregiatissima e tutti ridono?

Ecco a cosa ci porta la propaganda moralista e bacchettone dei commissari D'avanzoni e ridi in faccia a 'sti...bottoni, giusto per non cadere nella trappola del turpiloquio e restare su un piano di civiltà. Chi ha il lettone è perché vuole dormire comodo, si vuole rigirare senza dover per forza, durante il sonno, tirarsi da un lato. Ha deciso di scegliere la tecnologia, il progresso, iper il Riposo del Guerriero. Cosa c'è di male? Cosa c'è di sbagliato?

Ce lo spieghi, il gruppo De Benedetti, Con Gli Scheletri nei Cassetti (un giorno o l'altro ne parliamo, anzi ne parliamo proprio domani, abbiamo ricevuto in via confindenziale tramite certe conoscenze che abbiamo in certi ambienti, alcune cosette molto simpatiche e domani, o forse dopodomani, adesso vediamo, magari la prossima settimana eh?, ne parliamo ben bene, ok?), dicevamo, ce lo spieghino, che siamo qui pronti in attesa di saperlo. Fate con comodo, noi vi aspettiamo sul lettone.   


28 maggio 2009

ADESSO POSSIAMO STARE TRANQUILLI


Dal Giornale di oggi, poco fa. Nuove frontiere del giornalismo.
La notizia auspicata





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