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Diario


22 giugno 2009

PATRIZIA CHI?


3 luglio 2008

IN UNA DEMOCRAZIA MODERNA

Cari (tre) lettori, questa volta abbiamo fatto il botto vero. Ospitiamo un articolo, ma che dico un articolo, un saggio, ma che dico un saggio, una lezione di vita, ma che dico una lezione di vita, proprio un...articolo del principe degli editorialisti e politologi equidistanti ed obiettivi, il sovrano assoluto del commento politico indipendente, il fine editorialista del Corriere della Sera, signore e signori, ecco a voi il professor Angelo Panebianco in un "fondo" come si dice, scritto apposta per noi.




IN UNA DEMOCRAZIA MODERNA
Di Angelo Panebianco

In un lucidissimo articolo, realizzato finemente a mano con tutti gli orli a posto e magnificamente intessuto da mani esperte, apparso sulla bella newsletter di Forza Italia che si chiama Il Riformista, l'autore spiegava come la magistratura sia da anni un corpo estraneo del nostro Stato e come si diverta (non c'è altro verbo da usare) a calpestare il principio costituzionale della riservatezza delle conversazioni a mezzo dell'utilizzo continuo, capillare, pervasivo, sotterraneo, finanche il sabato e la domenica, delle intercettazioni. Uno spettacolo indegno per una democrazia moderna.

Non c'è da stupirsi: da tempo ormai le procure italiane si gingillano giocando a fare gli investigatori ma, in realtà ricoprendo il ruolo di guardoni delle vite altrui. Com'è potuto accadere che un diritto costituzionale sia diventato platealmente carta straccia? Ve lo spiego io, ovviamente, che ne capisco e riesco, modestamente, a guardare avanti, molto avanti. E anche indietro, molto indietro. Noi, non siamo in una democrazia moderna.

Da Mani Pulite in poi siamo stati governati e tuttora lo siamo, non dai governi regolarmente eletti, ma da una magistratura ossessiva e pervasiva, e in particolare dai pubblici ministeri che hanno ridotto i giudici e i gip a meri camerieri e conquistato il sostegno di una non piccola parte del paese (ma fortunatamente ancora minoranza) grazie all'attività di quei quattro+quattro, che non sono i simpatici coristi di Nora Orlandi, ma quei tristi giustizialisti, i forcaioli, i giacobini, quelli che qualsiasi cosa uno abbia fatto, deve immancabilmente finire "in galera". Vi sembra una cosa tollerabile in una democrazia moderna?

Questa magistratura, appoggiata dalla oramai famigerata banda dei quattro (Travaglio, Di Pietro, Santoro e Grillo) ha conquistato il potere e adesso non ammette nemmeno lontanamente di volerlo mollare, nemmeno una piccola parte. E se qualcuno ci prova, peggio se regolarmente eletto, ecco che arrivano i sostenitori della galera che si mettono di traverso, ora piagnucolando, ora minacciando chi, per mandato elettorale, ha il diritto e il dovere di governare. Go-ver-na-re. Chiaro? Come si fa nelle democrazie moderne.

Prendiamo ad esempio gli ultimi casi: c'è un presidente del consiglio eletto a furor di popolo che, di fronte a quel dramma che è la sicurezza, finalmente propone una soluzione: blocchiamo i processi inutili per un anno e concentriamoci con quelli a più impatto sociale negativo. Ottima idea? Nemmeno per sogno: ecco che arrivano già con le vesti stracciate, i soliti girotondini, antiberlusconiani in servizio permanente effettivo, gli scalmanati dei centri sociali, coadiuvati da un ex pm dall'eloquio faticoso e dal pensiero ancora più debole, che si mettono di traverso, si percuotono istericamente, invocano San Francesco (Saverio Borrelli), e pregano, pregano, affinché dal cielo giunga un fulmine salvifico a incenerire colui che, udite udite, si è messo addirittura in testa, una volta eletto, l'idea di governare, analogamente alle democrazie moderne.

Si dice addirittura che il provvedimento blocca-processi sarebbe una violazione del principio di uguaglianza e servirebbe solo al premier per il suo processo. Quanto astio preventivo e prevenuto in questa affermazione, quanto antiberlusconismo d'accatto, inelegante e tristemente cheap, quanto odio pregiudiziale completamente immotivato contro un uomo che, ripeto, è stato eletto. E-let-to! Proprio come si fa nelle democrazie moderne.
 
Questo inutile e dannoso starnazzo anti-Berlusconi è in realtà l'unico collante di una sinistra alla sbando, antica, irragionevole, condannata dalla storia e continuamente in lite con il futuro. Ma poniamo per un attimo, soltanto per un attimo, il caso se il provvedimento blocca-processi fosse davvero incostituzionale. Sarebbe certo, inelegante, in una democrazia moderna.

Anzitutto vorrei osservare che è ben strano che un governo non si accorga che sta facendo qualcosa che rischia di essere tacciato di incostituzionalità. In una democrazia che vuol essere moderna, il governo non fa qualcosa di anticostituzionale. Ma anche se (remotamente) fosse così come dicono questi nostalgici di Robespierre, cosa c'è di strano? In una democrazia moderna, c'è chi è preposto a rilevare profili di incostituzionalità.

Se tra quattro o quarant'anni il decreto blocca-processi sarà dichiarato incostituzionale, ne prenderemo atto, come si fa nelle democrazie moderne. Cosa si pretende? Che ci si stracci le vesti, oltretutto con quello che costano i miei golfini puro cashmere? Ma andiamo, siamo seri. come si conviene nelle democrazie moderne.

E per l'altro aspetto, quello di un supposto altamente teorico interesse personale del premier nella blocca-processi. E allora? Forse perché c'è un caso personale che riguarda il premier, un suo processo, allora non se ne dovrebbe far niente? Non è forse il premier un cittadino come gli altri? Non eravate, voi giustizialisti e rematori contro il progresso, per la tutela del principio di uguaglianza?.

Come vedete, cari lettori, è facile smascherare certe mistificazioni di certuni tristi e triti figuri di un'Italia giacobina e forcaiola, che la mattina protestano stracciandosi le vesti e ad ora di pranzo si accomodano alla tavola imbandita di ogni ben di dio e felicemente avviano la ginnastica delle mascelle ad libitum. Poi una piccola protesta di pomeriggio, tanto per gradire, ma veloce, perché poi è ora di cena.

E adesso le intercettazioni, o mio dio, cari lettori, quante affermazioni grezze e grossolane mi tocca leggere ogni mattina, prive di qualsiasi ragionamento che sia almeno minimamente raffinato con argomentazioni un minimo dotte e colte, magari di cashmere, come piacciono a me e come capita spesso di leggere su giornali che escono in paesi governati da una democrazia moderna.

Invece niente, il nulla assoluto, un totale abbaiare alla luna di cani impazziti che lanciano scomposti e inurbani allarmi come "la fine delle indagini" "bavaglio per la stampa" "l'opinione pubblica cieca e sorda" e infine, ovviamente (poteva mancare forse?) l'accusa che anche questo provvedimento serva soprattutto al premier per evitare che escano sue intercettazioni in cui si mostrerebbe impegnato in tutti i suoi maneggi, intrighi, imbrogli, e bla bla bla, qualunquisticamente affermando, come è d'uopo per i nostri giustizialisti a là page. 

In una democrazia moderna, cari lettori, il governo abolisce quello che gli pare, imbavaglia chi gli pare, incarcera chi gli pare, perché questo vuol dire governare, perché questo gli hanno chiesto gli elettori: decidere. E il governo decide. E se poi, tra qualche anno, si sarà per caso scoperto che forse il governo ha un tantino sbagliato qua e là, bene, vorrà dire che ne prenderemo atto e allora vedremo cosa dire. Ma allora, non adesso. Come si fa nelle democrazie moderne.

Questo governo ha davanti a sè due strade: quella che lo porta a governare davvero, come nelle democrazie moderne e quella, molto più facile e percorsa già in passato, del tirare a campare alla Romano Prodi, per intenderci.

Per adesso, ed è questa la critica che mi sento di dover fare a Silvio Berlusconi, sembra che la strada scelta sia la seconda. Questo governo infatti, pare indeciso a tutto. ha davanti a sé una magistratura che praticamente governa al posto suo e il premier appare, francamente, indeciso.

No, non è questo un atteggiamento da premier di una democrazia moderna.

Silvio Berlusconi ha davanti a sé l'occasione di porre fine una volta per tutte a comportamenti che pensiamo debbano essere, come nelle democrazie moderne, consegnati definitivamente al passato.

Non so se sapete che, in una democrazia moderna, il governo se ne strafotte di tutto e tutti, prende a calci chi gli pare e manda in galera chi vuole se questo gli si oppone alla realizzazione delle promesse elettorali. In una democrazia moderna io governo tu stai zitto, parli quando lo dico io e solo per pochi minuti, poi ti togli dai coglioni che abbiamo da fare, capito stronzetto?

Qua abbiamo a che fare con problemi enormi, cari i miei giustizialisti spaccacapelli e spaccapalle, abbiamo un livello di tassazione che per i benestanti come me è una vera tortura, va bene? In una democrazia moderna chi si è fatto il mazzo e guadagna come me una certa cifra, ha il sacrosanto diritto di spenderla tutta come cazzo gli pare, e no che ogni anno a giugno il mio commercialista mi deve dire che il solito salasso è addirittura aumentato. Per mantenere chi? I giudici che si fanno i cazzi degli altri spendendo i miei soldi per le intercettazioni che non servono a nulla, tanto alla gente alla fine non gliene frega niente?

In una democrazia moderna, queste cose non succedono. E vediamo se stavolta ce la facciamo, a diventare una democrazia moderna.


10 ottobre 2007

QUESTA SERA IN TV



APOCALYPTO
Di M. Gibson. USA 2006
Il racconto di una catastrofe: nel 2008 il centrosinistra va alle elezioni candidando Veltroni come premier. Finisce in una rovinosa sconfitta con il rivale Berlusconi che totalizza il 97% dei voti con il 2% di astenuti. Comincia così una violentissima faida con morti e feriti e con Veltroni che fugge a Pescara e tenta di imbarcarsi su una nave diretta a Valona. Finale comico con Berlusconi che acquista la nave di Veltroni e la dirotta in honduras per il nuovo realty show "L'isola degli ex comunisti". Melodrammatico.
Premium 3, ore 23.05

LE RELAZIONI PERICOLOSE
Di Stephen Fears. USA 1988
Il dramma di un segretario di un piccolo partito cattolico italiano da sempre composto da mafiosi, tangentisti, corrotti, affaristi, puttanieri e giocatori d'azzardo. Alla vigilia di un turno elettorale, il segretario si accorge che nelle sue liste ci sono solo persone oneste. Il panico lo assale e comincia così un serrato dialogo-confronto con la sua coscienza che gli ricorda i fasti del passato e gli suggerisce di cercare almeno un rinviato a giudizio per truffa e reati contro il patrimonio. Il segretario decide allora di appostarsi fuori ad un tribunale per cercare il suo uomo. Spettrale.
Studio Universal, ore 21

TUTTO PUO' SUCCEDERE
Di N. Myers USA 2002
L'improvvisa malattia di un ministro apre la strada ad un curioso personaggio famoso fino a quel momento solo per le sue clamorose stupidaggini e le tragiche risate. L'uomo diventa così da un giorno all'altro addirittura ministro delle riforme istituzionali di un ex repubblica democratica occidentale, contribuendo così ad accelerarne il declino. Il suo progetto di riforme costituzionali, redatto tra un rutto e una scoreggia durante le partite a carte tra amici, non vedrà fortunatamente mai la luce. Tratto da una storia vera. Deprimente.
Rai uno, ore 21

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